<i>"The Name of Our Country is América" - Simon Bolivar</i> The Narco News Bulletin<br><small>Reporting on the War on Drugs and Democracy from Latin America
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Narco News Issue #39

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Che cosa e' La Sesta?

L'Altra Campagna comincia nella citta' di San Cristóbal de las Casas


di Concepción Villafuerte
dal Chiapas

1 gennaio 2006

La sesta è prcedente la settima e posteriore alla quinta. Che cosa era la Quinta Dichiarazione della Selva Lacandona? Pochi la ricorderanno, ma la storia zapatista è scritta attraverso le Dichiarazioni dell’EZLN fin dalla prima: La dichiarazione di guerra. La seconda: La convocazione della Societ Civile. La terza: Per creare un Movimento di Liberazione Nazionale. La quarta: La formazione del Fronte Zapatista di Liberazione Nazionale. La quinta: La Consultazione Nazionale, il grande tavolo di dialogo con tutti, meno che col governo e, ora, La Sesta, l’inizio de “L’Altra Campagna”, la contesa politica fuori dalla farsa elettorale.

Quello che faremo insieme è scuotere questo paese, dal basso, sollevarlo, metterlo in piedi, parole del Sup.

La forma geografica del Messico, è paragonabile al mitologico “corno dell’abbondanza”, solo al rovescio: i frutti del corno vanno verso gli Stati Uniti d’America, cioè verso i gringo. È la forma dell’imbuto, dove la parte larga sta in alto e la parte stretta in basso. Il Chiapas è la “ultima frontiera” del paese, prendendo quella del nord come la “prima”. Ma al rovescio, il Chiapas è la testa dell’America Centrale, è il principio della patria grande, il Chiapas è strategico per i commerci nordamericani.

La Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona propone: realizzare una Campagna nazionale per la costruzione di un’altro modo di fare politica, di un programma di lotta nazionale e di sinistra, e per una nuova Costituzione.

Per capire come sar questa “Sesta” bisogna rimettersi al testo di 12 pagine della Dichiarazione della Selva, che narra in forma molto abbreviata la storia dell’EZLN, le sue sofferenze, i suoi successi, le sue illusioni ed i suoi sogni. Quindi racconta com’è la struttura che si è divisa in tre: La prima: La maggior parte degli zapatisti proteggeranno, appoggeranno e difenderanno l’autonomia dei popoli zapatisti. Questo è il CCRI-CG. La seconda: Un’altra parte del CCRI-CG, sar “La Commissione Intergalattica”, che si incaricher della parte internazionale e la terza: si incaricher della parte nazionale. Questo gruppo è stato nominato “Commissione Sesta dell’EZLN” ed è il Subcomandante Marcos che a partire dal 13 luglio firma per detta frazione dell’EZLN.

Rispetto alla Sesta che ci tiene ora occupati, come faranno questa “Altra campagna?”. Principalmente ascoltando. Il tono con cui si sono tenute le sei riunioni preparatorie nella Selva Lacandona, ha dimostrato che proseguir così per tutto il paese. La Commissione della Sesta ascolter , ascolter e così imparer ; conoscer e valuter la reale situazione del paese. Al contrario di quello che fanno i candidati di partito che si trascinano dietro prezzolate un mucchio di gente, la comprano con promesse perchè ascolti i loro discorsi ed ovviamente perchè li voti il prossimo 2 di luglio, li riempie di discorsi demagogici, promesse che tutti sanno non si realizzeranno mai, il Subcomandante Insurgente Marcos ascolter soltanto. Questo è un altro modo di fare politica.

Più avanti nella stessa Dichiarazione della Selva Lacandona si dice: “Quello che faremo è chiedere com’è la vostra vita, la vostra lotta, il vostro pensiero su come sta il nostro paese e come fare perché non ci sconfiggano. Quello che faremo è prendere il pensiero della gente semplice ed umile e forse troveremo in lei lo stesso amore che sentiamo noi per la nostra patria”.

Poi nel documento si racconta come dicono “in forma semplice”, quello che faranno, e con esempi dimostrano che sveglieranno la solidariet , quella vera, la solidariet con quelli che resistono in tutto il mondo e così cominceranno, ascoltando, trovando accordi e così con tutti, faranno un “programma nazionale di lotta”, che si realizzi.

Quasi alla fine del documento della Sesta, segnalano che,... “Non si tratta di risolvere dall’alto i problemi della nostra Nazione, bensì di costruire DAL BASSO E PER IL BASSO, un’alternativa alla distruzione neoliberista, un’alternativa di sinistra per il Messico….”

Alla fine propongono: la fratellanza, l’appoggio alle lotte di resistenza, il rispetto mutuo, lo scambio di esperienze, storie, idee, sogni…

Inizia “L’Altra Campagna”

L’Altra Campagna comincia il 1º gennaio 2006 e nella sua prima tappa si concluder il 25 giugno dello stesso anno; coincide con la chiusura delle campagne elettorali ufficiali, poiché in Messico sar anno di elezioni per la presidenza della repubblica, deputati e senatori ed in alcuni stati per i governatori, come in Chiapas.

Per questo si chiama “L’Altra Campagna”, parallela alle campagne electtorali dei principali partiti politici: PRD, un partito di sinistra che è stato severamente contestato dal Subcomandante Marcos, porter alla testa il suo unico candidato, Andrés Manuel López Obrador. Il PRI, il partito perdente dopo 70 anni di potere, quello della “dittatura perfetta” come lo definiì Vargas Llosa, avr come candidato alla presidenza Roberto Madrazo Pintado, un priísta di dubbia reputazione in tutti i sensi, in quanto amico dei principali banchieri defraudatori del paese. Ed il conservatore PAN, con Felipe Calderón alla testa, una panista mediocre, che non è il preferito dell’attuale presidente Vicente Fox ma che fu appoggiato dal suo partito. Dei tre candidati non se ne fa uno buono. In questa cornice di riferimento di dubbia credibilit nelle campagne politiche, “L’Altra Campagna”, quella del Delegato Zero, sar il contrappeso, ma anche l’incertezza, nessuno sa e nessuno può prevedere che cosa succeder .

Così, L’Altra Campagna comincia il 1º gennaio nella coloniale San Cristobal de Las casas, Chiapas, la citt che fu presa l’alba del 1º gennaio del 1994 da circa duemila indigeni incappucciati, armati, provocanti che dal balcone principale del palazzo municipale inviarono il loro messaggio di guerra al governo federale.

Dodici anni dopo, con il contingente moltiplicato per migliaia di volte, si aspetta che ritorni in forma pacifica a prendere le strade e i viali di questa piccola citt che, a causa delle vacanze invernali, è piena di turisti nazionali e stranieri, oltre agli aderenti alla “Sesta” che hanno potuto pagarsi il viaggio per presenziare all’inizio dell’Altra Campagna dalla piazza della cattedrale di questa citt .

Non ci sono informatori, come nel 1994. Noi giornalisti dobbiamo aspettare di vedere cosa succede; nessuno lo sa e se lo sa non può dirlo, ma le voci si susseguono da molto tempo in questo piccolo angolo di mondo, dove fu letta la Prima Dichiarazione della Selva Lacandona, una dichiarazione di guerra contro il governo federale, che è vigente, perché gli accordi di pace non si sono mai compiuti nonostante il governo li avesse firmati di comune accordo con i capi guerriglieri dell’EZLN. Questi non si accontentarono della firma della carta, chiesero il compimento degli Accordi di San Andrés che il governo congelò in un solo articolo della Costituzione Politica del Messico, l’articolo secondo, per “lo sviluppo dei popoli indio”. Gli accordi di San Andrés presupponevano una profonda riforma costituzionale, un cambiamento quasi totale per dare vita e diritto alla vita ai popoli indios del paese, non la loro riduzione ad una semplice dichiarazione di “sviluppo”.

Qui, a San Cristobal de Las Casas, si tennero i primi dialoghi nella Cattedrale. Il fatto che il Vescovo, Tatic come lo chiamano gli indigeni, Samuel Ruiz García, abbia proposto e fosse accettato che il rappresentante di Carlos Salinas de Gortari, allora presidente della repubblica, e la delegazione zapatista, capeggiata dal Subcomandante Marcos, dialogassero su come giungere agli accordi di pace nella Cattedrale di San Cristobal, fu definito una profanazione per gli “autenticos coletos” (appellativo degli originari di questa citt ) che scatenarono la loro furia creando un’organizzazione spontanea e momentanea che non ebbe mai una struttura formale, guidata dall’allora presidente municipale Jorge Mario Lescieur Talavera che, con i suoi fedeli, arrivò a formare un gruppo di scontro che un anno dopo assaltò la casa episcopale minacciando di incendiarla. In quel momento, come truppa di Lescieur Talavera c’era l’attuale sindaco Sergio Lobato García chi per darsi coraggio e potere attaccare le porte della casa del vescovo, dovette ingerire una buona dose di alcool e sproloquiare davanti alla cattedrale. Questi passaggi che ora sono storia, si ripeteranno, ma in maniera diversa. Ora quel maleducato, volgare ubriacone, è il sindaco della citt fondata dal conquistatore Diego de Mazariegos, che nei primi mesi della sua gestione volle risarcire il Vescovo Samuel con un omaggio. Questo stesso individuo offre oggi “sicurezza e assistenza” ai partecipanti alla marcia zapatista; due giorni prima dell’arrivo degli zapatisti, hanno installato depositi di acqua ed offerto assistenza sanitaria, installato latrine ed una decina di spazzini affinché dove passino gli zapatisti non resti spazzatura.

Mentre il sindaco fa sfoggio di poca immaginazione per offrire “sicurezza” a venti o trentamila indigeni che arriveranno, un funzionario minore, il direttore del turismo municipale Marco Antonio Santiago, dichiara alla stampa che la marcia zapatista colpir il turismo e che: “le voci sono molto forti, la domanda della gente è che cosa accadr il 1º gennaio, l’inizio di una marcia che magari sar pacifica e tranquilla… ma è un fattore abbastanza importante perchè la gente non venga a San Cristobal in questi giorni…” “Tuttavia, gli hotel a cinque stelle sono al completo, non ci sono posti, perfino quelli a zero stelle sono pieni. Ci sono turisti nazionali e stranieri, ci sono giornalisti inviati, ovviamente agenti del governo ed i tradizionali zapaturisti, quelli che si avventurano in ogni caso e saranno presenti. I coletos, gli abitanti della citt , non fanno commenti, aspettano solo che gli zapatisti arrivino, si stabiliscano, facciano il meeting e si ritirino, come l’hanno fatto in molte altre precedenti occasioni.

Non c’è una grande aspettativa nell’attesa dell’arrivo del Subcomandante Insurgente Marcos, ora Delegato Zero a partire dall’inizio della marcia nella comunit conosciuta come La Garrucha, municipio ribelle di Francisco Gómez, Caracol della Giunta di Buon Governo della zona tzeltal, nella zona del municipio ufficiale di Ocosingo, una delle entrate alla Selva Lacandona.

Alle prime ore del giorno inizier la carovana che accompagna il Delegato Zero. Si prevede l’arrivo nel pomeriggio, non precisano, non possono precisare, la strada è difficile da percorrere e può tardare dalle quattro alle dodici ore, (di più se si viene in carovana, un che si guasta dovr sospendere il transito di tutti, aspettare che la sistemino e poi continuare). Così è, così fu nella prima carovana che visitò la selva il 7 agosto del 1994, quando si convocò la societ civile per realizzare la Convenzione Nazionale Democratica a Guadalupe Tepeyac, il primo villaggio che accolse seimila delegati di tutto il paese, era la pazzia della democrazia, quella democrazia che obbligò tutti i presenti ad infangarsi fino alle ginocchia, il pavimento affondava dopo l’acquazzone di battesimo che il cielo inviò alla Nave che avrebbe solcato i cieli del mondo, la nave immaginaria che gli zapatisti costruirono su due colline vicino al campo aereo nella selva, battezzato come il primo Aguascalientes. Quella pazzia di addentrarsi su un sentiero con autobus passeggeri di 40 posti impiego 24 ore ad arrivare, il ritorno ognuno lo fece come potè.

Quello fu il primo tentativo dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale di organizzare i disorganizzati, di riunire i settari, di unire le differenze e che fossero rispettate, questo accadde dodici anni fa.

Ora, L’Altra Campagna torna a sollevare opinioni, più misurate, meno avventurate, di alcuni intellettuali, sono gi pochi quelli che rimangono e meno quelli che pensano. Non perché si siano estinti, ma perché non è più tanto facile parlare così dello zapatismo, alla leggera. Non possono nemmeno fare un studio minuzioso perché gli zapatisti non lo consentono. Con lo zapatismo non si può; non è che cambino forma d’essere, semplicemente sono molto semplici, molto pratici e non hanno doppiezze, quindi non c’è modo di fare analisi politica, semplicemente parlano e quello che dicono è vero e questo è tutto. Così concludono i loro comunicati i governi autonomi dei 38 municipi, dicono quello che devono dire e concludono: questo è tutto.

Noi non siamo così, noi meticcio ribaltiamo sempre le cose. I coletos, discendenti del meticciato ancestrale, nati in una citt fondata dagli spagnoli conquistatori che arrivarono nella valle di Jovel accompagnati da indios di altre latitudini del Messico, si stabilirono e crearono una citt feudale. La Citt Reale, ora San Cristobal de Las Casas, chiamata con il nome del primo vescovo che arrivò a cristianizzare gli indios e che poi si trasformò nel loro principale difensore, ma che, come il vescovo Samuel García che rimase quarant’anni nella Diocesi, fu frustrato, diffamato ed aggredito da quei coletos discendenti dei conquistatori. In questa citt , ora triplicata per popolazione dopo il 1994, sono stati creati insediamenti umani irregolari dove abita gente di tutte le parti del mondo, alcuni per commerciare, altri per rischiare, i più per sopravvivere. Così ci soono dal 1974, venti anni prima dello zapatismo, colonie che si sono formate nella zona nord della citt , sono indigeni, in maggioranza chamulas sgomberati per apparenti motivi religiosi, dissidenti del tradizionalismo cattolico, ma anche dissidenti del tradizionalismo politico.

Negli anni quaranta, dopo il governo del generale Lázaro Cárdenas, gli indios incominciarono ad esistere come soggetti nella politica del governo. Fu un bastione che destò il governo indigenista di Cárdenas ma fu anche la scoperta e l’inizio dei caciques indios relazionati con i caciques meticcii. Questo sembrerebbe un’altra storia ma è la stessa, è la stessa dal 12 ottobre 1492, quando gli spagnoli scoprirono l’America e chiamarono indios i suoi abitanti e dal 31 marzo 1528, quando parte dei conquistatori al comando del capitano Diego de Mazariegos fondarono questa citt che ha conservato la sua storia, molti secoli di storia che pochi dei suoi attuali abitanti conoscono.

Questa citt ora torna ad essere il centro della storia del paese. Nel 1994 incominciò una sollevazione indigena al quale politici e politologi non davano nemmeno dodici giorni di vita. Sono trascorsi dodici anni e gli indios continuano, intatti, completi, forse cresciuti, perché in dodici anni saranno nati per lo meno sei figli da ogni zapatista del 94; si saranno riprodotti sei volte, quindi non moriranno e continueranno ad avanzare, ora la sfida è per tutto il paese, poi tutto il mondo e poi…

La storia, quella degli ultimi sei mesi, comincia qui, con l’Allerta Rossa. Questa Allerta allertò tutti, perché l’EZLN si dichiarava in “Allerta rossa”, ci fu incertezza, sfiducia, sconcerto del governo, fu un momento di ansia….

Alcuni giorni dopo, chiariva lo stesso EZLN, era per convocare le sue truppe. Ci fu sollievo, ma poi accadde quello che accadde: Una serie di comunicati (1,2,3,4) che informavano sulle loro posizioni e si concludevano con la SESTA DICHIARAZIONE DELLA SELVA LACANDONA.

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