<i>"The Name of Our Country is América" - Simon Bolivar</i> The Narco News Bulletin<br><small>Reporting on the War on Drugs and Democracy from Latin America
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Narco News Issue #39

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Un ronzinante a due ruote


di Giovanni Proiettis
Informando dal Chiapas per El Otro Periodismo con la Otra Campaña

4 gennaio 2006

Rinnovando il mito chisciottesco – ma un po’ anche quello guevariano – il subcomandante Marcos, nominato ora Delegado Zero, è apparso a San Cristóbal de Las Casas la sera del 1º gennaio a cavallo di una rombante motocicletta nera. A ricevere il sup e gli altri comandanti zapatisti che lo accompagnavano, nella piazza di fronte alla cattedrale c’erano migliaia di sancristobalensi – compresi i famigerati coletos -, migliaia di indios venuti dalle comunità tzeltal degli Altos, migliaia di vacanzieri messicani e stranieri. C’era persino – surprise! – un inaspettato giudice Di Pietro con famiglia.

Preceduta da una festa di Capodanno nel caracol della Garrucha, la Otra Campaña, che sta attirando adesioni e critiche a un ritmo sostenuto, è partita sulla ruota giusta. A San Cristóbal, nel pomeriggio, un acquazzone totalmente fuori stagione ha lasciato un arcobaleno sulla valle di Jovel di evidente buon auspicio. Non è proprio un arcobaleno di forze diverse quello che si ripromettono di tessere gli zapatisti nei prossimi sei mesi?

Il governo di Vicente Fox e i tre principali partiti, così come la gerarchia cattolica, hanno dato il loro beneplacito, non si sa quanto autentico, a questa nuova peripezia zapatista che, lo si voglia o no, finirà per interferire nella campagna elettorale del 2006. Sicuramente i due principali partiti – il Pan della destra cattolica, attualmente al potere, e il Pri, il dinosauro settantasettenne spodestato da Fox e ansioso di rivincita – credono che la tournée del subcomandante porterà acqua al loro mulino, vista l’avversione dichiarata del sup per il candidato del Prd, il partito di centro-sinistra. “Mano sinistra della destra” è uno degli epiteti con cui Marcos ha silurato l’ex-sindaco di Città del Messico, Andrés Manuel Lopez Obrador, favorito da tutte le inchieste.

Questa posizione degli zapatisti, sebbene sia comprensibile se si ricorda il tradimento perpetrato dal Prd in occasione della ley indigena del 2001, una vera legge bidone, ha creato un certo sconcerto nell’ambito della sinistra, che si sente fratturata da posizioni così radicali. In realtà, sono in molti a non vedere contraddizione fra il sostegno agli zapatisti e alla causa indigena e un possibile voto a Lopez Obrador. Non foss’altro per porre un freno alle devastanti politiche neoliberali del Pri e del Pan.

Nell’atto che ha riempito il centro di San Cristóbal la sera di Capodanno si è reso palpabile il grande sostegno – e anche l’interesse e la curiosità – che suscitano gli zapatisti.

Un sostegno più che comprensibile, se si considerano i loro obiettivi: tessere una rete di tutte le resistenze anticapitaliste e antineoliberali che esistono in Messico, creare una nuova Costituzione e, soprattutto, inventare un nuovo modo di fare politica che reincluda l’etica, grande esclusa del potere.

L’appello della Otra Campaña è riservato alle forze politiche e sociali che non credono nella presa del potere per la via elettorale ma vogliono “organizzare la società dal basso”.

Nei discorsi dei comandanti zapatisti, vecchie rivendicazioni e nuovi argomenti si intrecciavano prendendo forza.

Il comandante Tacho ha denunciato la situazione di disperata agonia che patisce l’agricoltura nazionale. “Il Trattato di libero commercio è il piano di distruzione del campo messicano e permette l’entrata di sementi e prodotti transgenici sulle nostre terre. E, per rendere legale tutto ciò, hanno modificato l’articolo 27 della Costituzione. E, per accaparrarsi legalmente le nostre terre e convertirci nuovamente in servi dei grandi latifondisti, promuovono il piano di privatizzazione delle terre mediante il programma Procede”.

Malgrado la sua piccola statura, la comandanta Kely si è rivelata molto combattiva nel suo intervento. “Abbiamo dimostrato agli uomini machitos che possiamo fare tutto e abbiamo anche il dovere di lottare e partecipare per i nostri diritti, dimostrando che noi donne non serviamo solo in casa o a letto e basta. Non solo obbediamo e facciamo quello che dicono gli uomini, possiamo metterci anche noi i pantaloni”. E ha concluso: “Compagne e compagni, qui vi affidiamo il delegato Zero.Ve lo raccomandiamo, abbiate molta cura di lui”.

Dopo aver ricordato il ruolo decisivo che hanno avuto le donne nell’organizzazione dell’esercito zapatista e nell’insurrezione del 1994, la comandanta Hortensia ha lanciato un appello molto chiaro all’”altra metà del cielo”.

“Vogliamo dire a tutte le donne contadine e della città che è ora di fare qualcosa per cambiare la triste realtà che viviamo nella nostra società. Non possiamo continuare a permettere che i cattivi governanti seguitino a imporci il loro sistema sociale, che è ingiusto, discriminatorio e razzista contro le donne. Per questo, vi invitiamo ad approfittare della possibilità offerta dalla Otra Campaña, che è uno spazio in cui tutte possono partecipare, per unirsi, organizzarsi ed esprimerci su come vogliamo costruire una nuova società”.

Il comandante David ha ricordato che “dodici anni fa siamo apparsi qui armati, ma anche con i nostri strumenti di lavoro e con le nostre ragioni. Oggi diamo inizio formale alla nuova tappa. E’ arrivato il momento di questa nuova fase della lotta politica dell’Ezln. Il delegato Zero apre il cammino e le prime porte. Malgrado questa iniziativa sia piena di pericoli e minacce, gli zapatisti hanno preso questa decisione e dobbiamo mantenere la parola data”.

Anche il comandante Zebedeo ha evocato il levantamiento zapatista del 1994, rivolgendosi a quelli che allora erano bambini per ricordare loro che le rivendicazioni di allora sono ancora vigenti.

Dopo i discorsi dei vari comandanti – ma i maggiori applausi sono stati per gli interventi delle due comandantas – è stato il subcomandante Marcos a chiudere la manifestazione.

“Non temiamo di morire nella lotta. La buona parola è stata seminata in buona terra. Questa buona terra è il vostro cuore, che è il cuore in cui fiorisce la dignità zapatista”.

Senza attaccare questa volta nel suo intervento i partiti politici o Lopez Obrador, Marcos si è scagliato contro il “patto di Chapultepec”, un progetto di governo lanciato dai maggiori industriali neoliberali e filoamericani del Messico.

“Possiamo dire oggi che il 1º gennaio 2006 le forze congiunte della Otra Campaña hanno preso e fatta loro la città di San Cristóbal de Las Casas, simbolo della superbia e dell’orgoglio del potere”.

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