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Narco News Issue #39

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Marcos della Selva contro i megamulini del capitalismo

Che affronta gli avidi arraffoni che ambiscono all’Istmo di Tehuantepec in Oaxaca


di Al Giordano
Otro Periodismo con l’Altra Campagna in Oaxaca

11 febbraio 2006

... il buon cavaliere errante pur vedendo anche dieci giganti che con la testa non solo toccano il cielo, ma oltrepassano le nuvole, ognuno con due torri gigantesche come gambe, braccia che sembrano alberi di enormi e potenti vascelli, ed ogni occhio grande come una ruota di mulino ardente più di un forno, non si deve spaventare in alcun modo, subito, con fare gentile e cuore intrepido li deve assalire, e, se fosse possibile, vincere e distruggere in un breve istante…

– Don Chisciotte (Capitolo VI della seconda parte), Miguel Cervantes.

Febbraio 2006, La Venta, Oaxaca, Messico. Nel 1994, sette mulini sono stati innalzati contro il cielo in questo piccolo villaggio rurale. Autisti e viandanti sulla strada Panamericana hanno potuto vedere questi generatori alti e bianchi che il governo messicano e gli investitori spagnoli chiamano progetto pilota per una fonte pittoresca e pulita di energia elettrica. Quando soffia il vento, questi giganti del capitalismo non si curano da dove arrivi la brezza… tutto quello che vedono è oro. Ed azionano le loro pale che vangano l’aria per estrarlo.


Foto: D.R. 2006 Annie P. Warren
Le correnti d’aria che battono questa frangia della costa sul Pacifico sono in media di nove metri al secondo. Le sette torri producono 1.575 kW di energia su un terreno rivolto a sud guardando il mare. La febbre dell’oro del vento si è messa in marcia per costruire altre duemila torri, ma l’aria calda non lo farà da sola: gli avidi arraffoni hanno bisogno di terra, e molta, per potere ñevare le loro lace e coltelli e mettere così una barriera tra la gente e lo stesso cielo. Le prossime 500 torri saranno installate su 1.300 ettari nel villaggio di La Venta e nei suoi dintorni. La prossima ondata – lungo la spiaggia e la costa del Mar Morto del sudest messicano – sarà una specie di sentenza di morte per le comunità indigene di pescatori che parlano huave e zapoteco, da San Francisco del Mar fino a San Mateo del Mar. La terra della storica avanguardia della resistenza indigena in Messico – l’Istmo di Tehuantepec – si trasformerà quindi in un “parco dell’energia”, vetrina per popolazioni a rapido sviluppo della globalizzazione, per essere sfruttato dal migliore offerente mentre si sgombera il territorio del’autentica ricchezza di un’antica civiltà che ancora sopravvive.

Ma è sorto un problema sulla strada degli avidi arraffoni verso la dominazione mondiale, in questo stretto del Messico dove il Pacifico e l’Atlantico si avvicinano: le famiglie che coltivano più della metà di questa terra si sono rifiutate di cedere i diritti di 700 ettari delle loro terre. Ed è scoppiata una battaglia tra due venti: uno che soffia dall’alto ed un altro dal basso, passando da sinistra, sapendo entrambi che il vento che vincerà questo istmo avrà un vantaggio strategico in tutte le battaglie a venire.

Non si tratta di mulini a vento, ha tuonato il Subcomandante Marcos lunedì mattina nella ventosa pianura. “Si tratta di giganti”.

La ghiotta ambizione per l’Istmo di Tehuantepec è un mega progetto del capitale e dello Stato che non si ferma ai mulini a vento. Comprende anche nuove strade ed oleodotti che collegano i porti dei due oceani, una diga di sbarramento idroelettrica che si espande in Jalapa del Marqués, Mecche turistiche al posto delle piccoli comunità di pescatori tra Salina Cruz e Huatulco ed una nuova zona di fabbriche – questi mulini per il lavoro a basso costo che generano potere ma non dal vento, ma da muscoli ed ossa umane, lunga tutta la frontiera Messico-Stati Uniti – che sfrutterà la povertà dei lavoratori che i mega progetti sgombereranno delle loro terre e delle risorse naturali che coltivano.

E così è arrivato in questa ariosa pianura il Delegato Zero per approfittare del vento che solamente mani umane, e non macchine, possono ricevere: quello della ribellione. “Non siete soli”, ha detto ad altre comunità di gente in lotta (leggasi: ancora umane) in tutto l’istmo. Nella piazza di La Venta ha detto: “Lotteremo con voi contro questi mulini a vento.

Non c’è soluzione dall’alto”, ha detto Marcos indicando il cielo, “Questa volta sì che li sconfiggeremo”.

“La Venta non è in vendita”

Otro Periodismo è arrivato in questo villaggio, a venti minuti dalla città di Juchitán, due giorni prima della visita di Marcos, per una riunione nell’umile sede di piccoli allevatori ed ha intervistato, filmato, registrato, fotografato e raccolto le loro proteste e le loro di rifiutare di offrire le loro terre ai mulini a vento giganti.

Alcuni residenti hanno testimoniato il fastidio per il rumore dei sette generatori presenti e di avere paura per quello che le 500 torri eoliche potrebbe provocare al loro udito. Altri denunciano lo spargimento sui terreni coltivati di 400 litri di petrolio che ogni generatore deve utilizzare. Ad altri non piace il fatto di “affittare” – per 13 pesos al giorno per ettaro (circa 1,20 dollari) – ed altri ricordano che le promesse fatte dagli agenti immobiliari riguardo le prime sete torri, non sono state mantenute. “Sono venuti”, l’abitante del luogo Alejo Girón ricorda quanto accadde quando furono istallate queste sette torri, “raccontando bugie, promettendo dai 300 ai 500 pesos al giorno per ettaro, ma una volta che le torri sono state installate, hanno pagato solo due pesos al giorno (venti centesimi di dollaro) e solamente per i giorni che le torri generavano energia”. (I generatori a vento non funzinano per il 60% del tempo, quando c’è molto o molto poco vento). “Le stesse promesse non mantenute come negli anni sessanta, quando un progetto di irrigazione sperimentale doveva portarci l’acqua, per vedere poi il 70% dell’acqua di questa diga finire nella raffineria statale, e adesso qui non abbiamo acqua”.

Altri ancora hanno invocato il trattato dell’Organizzazione Mondiale del Commercio che stabilisce che i popoli indigeni hanno diritto a ricevere un’informazione onesta sulle proposte di sviluppo delle loro terre, ed hanno sottolineato la completa assenza di quest’informazione da parte della Commissione Federale dell’Elettricità (CFE) e delle otto compagnie straniere che vogliono installare questi mostri, relativamente all’impatto del mega progetto sulla loro salute e le loro vite. La gente è assetata di informazione adeguata. “Vogliamo sapere di gente in altri paesi, della loro esperienza con queste torri eoliche”, ha detto a Otro Periodismo Jonás Marcos Ayala, un giovane leader di questa lotta, “Per favore, chiedete loro di aiutarci a saperne di più”.

“Le compagnie stanno pagando dei ‘coyotes’ per convincere altra gente di qui ad affittare la terra”, ha aggiunto Girón. “Stanno cercando di fregarci in ogni modo. L’ultima voce che hanno diffuso è che Marcos viene ad abbattere le sette torri eoliche che già ci sono”.


L’Isthmo di Tehuantepec sulla costa del Pacifico di Oaxaca.

Altri vogliono semplicemente continuare a mangiare pesce. I loro amici e parenti nelle vicine comunità di pescatori vicino al Mar Muerto si sono ribellati in armi alla prospettiva di avere un muro naturale tra i loro due habitat di pesca (vedere la mappa) – e la loro regolazione stagionale del flusso di acqua salata e dolce, andata e ritorno, che crea un miscuglio unico di specie per i pescatori – poiché il mega piano prevede che nella parte alta si costruiscano altre torri che spargono petrolio. Ediberto – un pescatore di San Mateo del Mar – è venuto a La Venta lunedì per dire alla comunità vicina: “Ci siamo organizzati per protestare e per dire no al corridoio del vento. Noi, pescatori ed allevatori di gamberi, abbiamo visto l’inquinamento che produce lo spargimento di petrolio che provoca cambiamenti nelle correnti d’acqua. Abbiamo visto la sabbia piena di tartarughe e pesci morti. Che cosa succederebbe con duemila torri eoliche nella nostra regione? Non siamo stati consultati né informati. Questo progetto potrebbe portare alla morte delle nostre specie marine, delle nostre attività, dunque, della nostra identità culturale”.


Ricercatrice messicana Sofía Olhovich: “Il progetto prevede l’installazione di 2.100 torri eoliche. Questo su 110.000 ettari.
Foto: D.R. 2006 Annie P. Warren
“Il progetto prevede l’installazione di un totale di 2100 torri eoliche, afferma la ricercatrice messicana ed attivista sociale Sofía Olhovich (che insieme al marito, ex prigioniero politico Carlos Manzo, sta organizzando l’Altra Campagna di Unione Hidalgo, ed è in attesa di un bambino tra due settimane). “Queste torri copriranno 110 mila ettari”, ha aggiunto.

Le multinazionali – di Spagna, Francia e Stati Uniti – hanno scatenato agenti di borsa per comprare e rivendere le quote generate dal Parco Eolico. Carlos Manzo suggerisce che “una maniera con cui i compagni di questi paesi potrebbero aiutarci, è protestare in quei paesi e città dove queste multinazionali hanno sede; informare la gente dei loro piani di distruzione della nostra terra e cultura”. Queste compagnie sono Endesa, Gamesa, Iberdrola, Preneal (Spagna); Energía del Istmo (associata a Electricité de France), Fuerza Eólica (associata a General Electric), Cader-EHN y Eoliatec.

“Gli agenti immobiliari stanno incontrando una forte opposizione in San Mateo del Mar”, ha sottolineato la ricercatrice Betina Cruz, nativa di Juchitán che attualmente svolge attività sul campo nella regione con lo studio del Plan Puebla Panamá del governo messicano – di cui il Parco del Vento è la pietra fondamentale – per la sua borsa di studio all’Università di Barcellona. “Questi pescatori hanno votato in un’assemblea popolare che non permetteranno agli agenti di entrare”.

Un film già visto

Chiunque creda al dettato neoliberista secondo cui qualsiasi fonte di energia elettrica alternativa ai combustibili fossili o atomici sia di conseguenza “buona” – senza guardare alla dimensione del progetto, la sua centralizzazione o i beneficiari – dovrebbe visitare il villaggio dimenticato di Jalapa del Marqués, sulla strada montuosa tra questi villaggi costieri e la città di Oaxaca. Fino agli anni cinquanta, Jalapa era una comunità agricola – essenzialmente di mais, fagioli e frutti tropicali – sulla riva di un piccolo fiume. Ma nel 1961 il governo messicano ha costruito una diga inondando il villaggio. Durante la stagione secca la guglia del campanile della chiesa emerge dall’acqua. Restano sommerse le case dove una volta viveva la gente.


Vista di Jalapa del Marques
Foto: D.R. 2006 Annie P. Warren
Lo Stato ha spostato gli abitanti in cima alla collina, dando loro nuove case e promettendo che non avrebbero pagato l’acqua che scorreva nei loro nuovi bagni. Ma l’acqua gratuita non c’è mai stata. Molti abitanti sono morti attraversando di notte la strada vicina per andare al bagno, investiti da camion ed auto, ricorda Reyes Villalobos García, che aveva 18 anni “quando c’è stato il cambiamento” (ora ne ha 63). Ricordando che questa gente di campagna, prima della diffusione della carta igienica, normalmente si puliva con le foglie di mais, ci ha detto: “Da queste parti abbiamo un detto per queste morti: ‘Sono morti con una foglia di mais in mano’”.

Oggi, Jalapa del Marqués è un miscuglio di comunità di sfollati, molti sradicati della propria identità culturale che possedevano i loro genitori zapotecos, huaves o mixes. Altri sono semplicemente capitati qua, sfollati di altre regioni impoverite, o come risultato delle invasioni di terre appoggiate dal governo anni fa. Molte delle strade sono asfaltate ma pochissime auto vi transitano. Sono più comuni le biciclette. È ancora più comune vedere la strada vuota. La maggioranza delle case è fatta di legno. Questo paese di 10.491 abitanti, la domenica si presentava tranquillo, dopo tutto è un giorno di riposo. Ma quando siamo ritornati il lunedì, un giorno della settimana, sembrava un paese fantasma progettato da tecnici del governo.

Molti vivono e lavorano la terra vicina alla vasta estensione del lago artificiale che copre la vecchia Jalapa. Altri pescano lì. Le uniche industrie sono la coltivazione e la pesca ed alcuni ristoranti sulla strada Crisitóbal Colón (Federale 190) utilizzati dai camionisti e da altri di passaggio. La Commissione Federale di Elettricità del Messico (CFE) vuole innalzare il livello della diga e costruire un impianto idroelettrico di 20 MW di potenza, con un costo di 22 milioni di dollari, un progetto che sfollerà le famiglie dalle loro case ed i contadini dalle loro terre.


Eteilina Morales Hernández (a destra)
Foto: D.R. 2006 Annie P. Warren
Sabato scorso, il giornalista locale César Martínez Morales (vedere nota) ha guidato la squadra mobile di Otro Periodismo in cima alla collina per vedere dall’alto il lago e descrivere quali case e fattorie sarebbero inondate, con gli abitanti sgomberati. Nel mercato locale la donna che vende il pesce, Eteilina Morales Hernández, ha espresso il suo punto di vista sulla nuova diga che rovinerebbe i pescatori locali e causerebbe la fame nel paese. Mentre puliva un polipo ha spiegato: “A volte nel lago non c’è pesce e quindi dobbiamo comprare pesce d’acqua salata più caro per compensare quello che manca, perchè la gente possa mangiare”.

Come a La Venta e nei paesi peschieri della costa, la gente di Jalapa del Marquès ha ricevuto poca informazione da parte dello Stato su come l’aumento del livello della diga colpirà le loro vite, ma l’esperienza del 1961 è ancora abbastanza viva nella memoria, e la povertà estrema in cui vivono è tanto evidente che non crederebbero a niente di quello che la CFE direbbe loro. Sanno già le stesse cose della gente di La Venta: che le promesse dei tecnici del grande progetto energetico, di dare ricchezza e cose gratis ai residenti locali, sono promesse che sicuramente non saranno mantenute.

Strategica dall’alto… e dal basso

“Questa regione è molto strategica per quelli che stanno in alto”, ha detto il Subcomandante Marcos a circa duecento aderenti alla Sesto Dichiarazione zapatista venuti da tutto l’istmo a questo terzo giorno di piccole riunioni e un grande incontro. “Ma è strategica anche dal basso”.

Il suo messaggio, qui e in tutte le parti, è che la gente di La Venta deve aiutare la gente di Jalapa del Marquès, e viceversa, contro il nemico comune, e che gli altri movimenti indigeni e sociali della regione dovrebbero fare la stessa cosa. “Vi chiediamo, a livello regionale, di creare una Commissione di Corrispondenza per tenere informata la gente di qui su quanto accade… la vostra lotta sarà riportata dai media alternativi”.

Foto: D.R. 2006 Annie P. Warren
Ad ogni tappa del suo cammino, l’enfasi del Delegato Zero sull’importanza della comunicazione tra regioni “per costruire una lotta anticapitalista nazionale” diventa una parte prominente del suo discorso: “Questa è l’Altra Campagna che volevamo… durante questa fase della campagna, volevamo che tutti si conoscessero”.

Quello che seguirà, gentile lettore, non sarà solo la conseguenza di quanto accadrà nell’Istmo di Tehuantepec, ma se le proteste per questo troveranno posto nell’uragano nazionale ed internazionale che sta scatenando il viaggio del Delegato Zero, lanciato come Don Chisciotte o forse come David contro i giganti. Mentre queste lotte dal Chiapas a Quintana Roo a Yucatan a Campeche a Tabasco a Veracruz ed ora a Oaxaca si sommano, c’è il pericolo che ci si dimentichi delle lotte nell’ultimo stato visitato da Marcos mentre ne appaiono di nuove nei successivi 24 stati messicani, più il Distretto Federale .

E di tutti questi luoghi dobbiamo farci carico noi, che egli chiama “media alternativi”, non solo per parlare dell’evento e riferire coerentemente della “lotta della settimana”, ma perchè possiamo stabilire una comunicazione duratura con gli attivisti in ogni luogo, continuare a seguirne gli sviluppi, denunciare repressioni, senza tralasciare nessun prigioniero politico, per accendere i riflettori nazionali ed internazionali su di loro (perché è più difficile per i potenti estinguere qualcuno alla luce che nell’oscurità).

Il compito diventa ogni giorno sempre più arduo ad ogni tappa di questa carovana. È più grande di noi. Qualcuno – Don Chisciotte, il Delegato Zero, tu o io – potrebbe definirlo un gigante.

Oggi, questo corrispondente, 22 membri di Otro Periodismo, la squadra di Narco News e la Brigata Flores Magón, hanno riunito le loro umili risorse per offrire volontariamente i loro servizi report, audio, video, fotografico e logistico per riferire queste storie vere. I nostri sforzi crescono, ma anche il gigante. Continuate a sognare il sogno impossibile. Mandate fionde e pietre più che potete. La battaglia è cominciato. Continuerà….

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