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Narco News Issue #39

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Marcos: “Il governo è un coyote che sta svendendo il paese ai capitalisti che lo vogliono tutto”

Il Delegato Zero invita contadini e indigeni in Queretaro a guardarsi tra loro stessi, invece di guardare in alto


di Bertha Rodríguez Santos
Otro Periodismo con L'Altra Campagna in Queretaro

6 marzo 2006

La Veracruz, Cadereyta, Queretaro, Messico. - Il governo sta distruggendo il paese agendo come un abile intermediario che avvalendosi delle leggi sta togliendo tutto ai messicani del basso per darlo agli impresari, per questo è necessario costruire un altro Messico attraverso un Piano Nazionale di Lotta, che comprenda una nuova Costituzione, ha affermato oggi il Subcomandante Insurgente Marcos.

Davanti a circa quattrocento contadini ed indigeni Ñahñús che hanno dichiarato la loro contrarietà ad accettare che il Messico continui ad essere un vivaio di giovani che vanno a lavorare negli Stati Uniti, ed alle politiche del governo che vogliono far sparire i contadini, e dopo avere ascoltato le lotte di diverse comunità della zona in difesa della terra e delle sue risorse naturali, il Delegato Zero ha rimarcato che coloro che detengono il potere politico “sono caproni che stanno distruggendo il paese e lo stanno svendendo tutto”.

Durante il suo intervento in questa comunità situata nella Sierra Gorda – il secondo appuntamento della giornata – molti contadini hanno denunciato che funzionari della Segreteria della Riforma Agraria (SRA) hanno cercato di imporre il Programma di Certificazione dei Diritti Ejidales (Procede) nei loro ejidos (una forma di proprietà collettiva della terra) e comunità per favorire la privatizzazione delle loro terre.

Un contadino di Agua Fría ha segnalato che al governo “interessa solo che i contadini spariscano. Noi gli diamo fastidio perché loro sono impresari; noi abbiamo le terre che a loro mancano”.

Ha denunciato che molti contadini cadono nella trappola pensando che le loro terre non abbiano valore e dubitano perfino che i monti racchiudano qualche ricchezza. Tuttavia, segnala che molte imprese sono interessate ai minerali presenti in queste terre.

Bisogna rilevare che nella zona esistono grandi giacimenti di marmo che si sommano alle miniere di argento, oro e mercurio presenti in tutto lo stato.

Identificatosi come Clemente, il contadino ha invitato i presenti a difendere la terra e quello che racchiude perché è alla base della vita. “Tra poco pagheremo per l’acqua, per la legna, non potremo più far pascolare gli animali, non potremo più dire niente quando verranno a disboscare le nostre foreste, perché apparterranno ormai al governo”.

Più avanti, Marcos ha affermato che per i contadini che accettano il programma Procede “è come scavarsi la propria fossa e non puoi aspettarti altro che ti gettino l’ultima pala di terra”.

Davanti all’insistenza di alcuni presenti su una dichiarazione di Marcosrispetto al processo elettorale e all’incertezza manifestata da altri in questo senso, alla domanda ‘che fare?’ rivolta da alcuni preoccupati per il disastro che soffrono le comunità, il Subcomandante zapatista ha spiegato: “Noi non siamo candidati e non siamo partiti politici e non parliamo con i caproni del governo perché lo abbiamo già fatto prima” e non hanno rispetto gli accordi firmati.

Ha spiegato che con l’Altra Campagna “Invece di parlare con i politici importanti, veniamo a parlare con la gente semplice ed umile. Non vi diciamo di non votare, veniamo a chiedervi di pensarci”.

“Questi caproni stanno distruggendo il paese e lo stanno svendendo tutto. Vogliono perfino la terra difficile da coltivare. Loro vogliono tutto, fino all’ultimo pezzettino”.

Ha commentato che il presente governo è un governo di impresari che vogliono la terra ma non per farle produrre come prima, ma per venderla.

“Adesso il governo è un coyote. Quello vi sta togliendo lo svende”. Chi lo comanda – ha aggiunto- l’impresario, il capitalista, non si accontenta di avere otto fabbriche ma vuole di più: quel pezzetto di terra…lo vuole tutto”.

“Il governo è l’intermediario che con abilità e le leggi dalla sua parte ti toglie tutto: terre, fiumi, boschi… “.

Ha citato l’esempio portato dagli abitanti della comunità di Toluquilla che hanno denunciato l’intenzione del governo di comprare la loro terra 20 centesimi al metro quadro per “impadronirsi” di una zona archeologica.

“Gli danno 20 centesimi al metro quadrato, il governo lo vende a 3 pesos ed il ricco ci specula offrendolo a 700 pesos al metro quadro. Poi ci fanno un’autostrada e mettono le luci ma di noi non importa a nessuno. Non ci andrete a stare voi, ma ci staranno i centri commerciali”.

La minaccia, l’avvertenza, è che tutto il paese verrà distrutto. E come si è visto negli undici stati visitati, il Delegato Zero ritiene che per evitare questo “è impossibile farlo dall’alto e mi dispiace deludere qualcuno ma, per esempio in Queretaro un ex panista è ora candidato del PRD”. Poi, ha fatto riferimento a Manuel Camacho Solís come gente di Carlos Salinas de Gortari durante gli infruttuosi tentativi di dialogo da parte degli zapatisti e che ora sta con López Obrador.

Ha dichiarato che l’obiettivo dell’Altra Campagna non è dire ai messicani di votare o no, ma invitarli a riflettere a livello di consapevolezza ed anche ad ascoltare “il cuore”.

Tuttavia, ha chiesto che “invece di guardare in alto, guardiamo in basso”. Si scambiano idee tra indigeni, meticci, donne, muratori, autisti, studenti, universitari… che esprimono la loro parola. In questo modo, si sta costruendo un Piano Nazionale di Lotta che non contempla riforme all’attuale Magna Carta, ma che è avviata a fare una nuova Costituzione che realmente includa leggi in favore dei più poveri ed emarginati del paese.

Doña Dominga Maldonado ha detto che la realtà che vive il paese con i suoi migliaia di figli spinti ad emigrare nel vicino paese del nord, è qualcosa che “non posso accettare per i miei figli”. Dopo aver descritto tutta la serie di situazioni ingrate che patiscono gli immigranti, ha commentato che “C’è molta sofferenza adesso, il Messico è un vivaio di giovani per farli lavorare negli Stati Uniti ed io non sono d’accordo con questo”.

D’altra parte, iniziando il suo intervento, il subcomandante Marcos ha raccontato ai presenti il dolore vissuto dagli indigeni zapatisti prima di ribellarsi in armi contro i proprietari terrieri ed il governo. Ha parlato della sottrazione delle terre, delle morti per malattie curabili, della discriminazione del Messico razzista e delle ingiustizie che sono molto simili a quelle raccontate dalle persone che hanno condiviso la parola.

Con il suo particolare modo di esprimersi, il Delegato Zero ha fatto ridere gli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e all’Altra Campagna quando ha raccontato di quando il 31 dicembre del 1993 “un mucchio di zapatisti, tra cui c’erano uomini, donne, anziani ed un bambino – vedete come sono birichini -” presero sette municipi dello stato del Chiapas e durante la presa del Palazzo Municipale di San Cristóbal de Las Casas, in piena festa per l’anno nuovo, i ribelli non videro i ricchi “che stavano bevendo, gridando e sparando petardi”, e nemmeno “i poliziotti dei quali videro solo il sedere mentre scappavano”.

In un’altra occasione, ha fatto riferimento al potere decisionale delle comunità che stanno sviluppando le Giunte di Buon Governo, cioè, i governi autonomi, dove anche il rispetto dei diritti delle donne ha provocato qualche fastidioso prurito in alcuni uomini che tuttavia, devono accettare il valore della lotta delle loro compagne.

Anche le verità più dolorose sono narrate con una certa dose di umorismo.

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