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Atenco: dopo le menzogne, ecco i fatti

La gente racconta la storia che i mezzi di comunicazione di massa hanno tentato di nascondere


di Bertha Rodríguez Santos
Otro Periodismo con l’Altra Campagna in San Salvador Atenco

9 maggio 2006

San Salvador Atenco, Stado di Messico.- La gente di Atenco ha ancora paura ma è molto arrabbiata dopo il violento attacco sferrato da migliaia di poliziotti mandati dal governo. Il sangue seccato che ancora si può vedere sui marciapiedi, ricorda a molti il momento in cui hanno dovuto fuggire per non essere raggiunti dalle pallottole sparate per uccidere dai poliziotti, il gas lacrimogeno, le botte, le violenze, l’irruzione violenta nelle loro case e la distruzione dei loro beni così come la demonizzazione scatenata dalla televisione e da altri mezzi di disinformazione di massa che li hanno mostrati come dei “rivoltosi” e “irrazionali”.


Foto: D.R. 2006 Amber Howard
Tuttavia, a poco a poco hanno cominciato ad uscire per strada. Quelli che erano scappati, ritornano alle proprie case. Una giovane del paese scoppia in lacrime dopo avere ritrovato le sue compagne alle quali si aggrappa con forza mentre una di loro lo abbraccia.

San Salvador Atenco è un paese ferito, la maggioranza degli abitanti provano ancora molta rabbia per l’accanimento e l’impunità con cui i poliziotti sono entrati nelle loro case a distruggere tutto quello che trovavano sul loro passaggio.

Nonostante ciò, gli atenquenses hanno vinto lo stordimento ed hanno cominciato ad organizzarsi per impedire che questa aggressione si ripeta. Sabato 6 maggio, da molto presto, le autorità dell’ejido hanno tenuto una riunione con gli abitanti nella sede del FPDT. Qui hanno deciso di formare gruppi per impedire l’ingresso di veicoli della polizia poiché la notte precedente agenti armati percorrevano le strade a scopo intimidatorio.

Al lato, fuori dell’auditorium Emiliano Zapata, centinaia di persone, molte di loro componenti di organizzazioni sociali, davano inizio all’Assemblea Popolare Nazionale, realizzata per concordare un piano di azioni a livello nazionale e risolvere il problema immediato: la liberazione di tutti i prigionieri, la presentazione in vita dei desaparecidos e la punizione degli autori materiali ed intellettuali dell’attacco poliziesco.

Il sei maggio, già dall’alba, familiari ed amici cercavano ansiosi tra gli elenchi degli arrestati e scomparsi che qualcuno aveva attaccato alle pareti dell’edificio del fronte. Un compagno è arrivato dal Distrito Federal alla ricerca dei suoi amici Jorge Flores, Rosa Rosas de Flores e dei suoi figli Emperatriz e Jordan – questo appariva nell’elenco dei desaparecidos -; mentre Jorge era stato visto per l’ultima volta mentre si stava recando al lavoro e poi non se n’è più saputo niente.

A questo momento non c’era ancora un numero precisa degli arrestati, alcune fonti ne indicano 250; si parla di cinque donne stuprate, 18 desaparecidos, un giovane morto e decine di feriti, uno di questi, Alexis Benhumea “ferito da un colpo di bazooka in testa”, è ricoverato in condizioni critiche. Il numero di feriti e arrestati e dei danni materiali in conseguenza degli scontri, è una questione che dovrà essere chiarita in questi giorni.

Resoconto dei fatti

Secondo la testimonianza di molti abitanti, il giorno 3 maggio, dopo le 7:00 del mattino, si è verificato lo scontro tra i venditori di fiori di Texcoco ed i poliziotti municipali che volevano sgomberarli dalla periferia del mercato Belisario Domínguez, malgrado ci fosse stato un accordo col presidente municipale perredista, Nazario Gutiérrez Martínez, che quel giorno li lasciava in quel posto, quando i muratori celebravano la Santa Cruz.

“La polizia ha cominciato a prendere a calci i loro fiori e distruggere tutto” e questo ha provocato i venditori che si sono difesi come potevano.

Come membri del Fronte dei Popoli in Difesa della Terra (FPDT), decine di contadini, uomini e donne, sono accorsi alla richiesta di aiuto dei produttori di fiori. Alcuni, tra loro Ignacio del Valle, si erano rifugiati nella casa di Patricia Romero dopo avere respinto gli aggressori; presto in Atenco è corsa la voce di quello che stava accadendo nel vicino villaggio e molte persone si sono affrettate a bloccare la strada Texcoco-Lechería, a sostegno dei floricoltori.

Alle 8:30 circa del mattino, sono arrivati circa 600 elementi della Polizia dello stato e sono iniziate le ostilità verso i manifestanti che facendo uso di pietre, machete e bastoni tenevano a bada gli agenti.

A quell’ora, molti studenti accorrevano a solidarizzare dirigendosi alcuni sul ponte della strada ed altri alla presidenza municipale (di fianco si trova l’auditorium Emiliano Zapata e la sede del FPDT).

Più tardi, circa 11 poliziotti sono stati presi in ostaggio ma poi sono stati liberati come gesto di volontà politica da parte degli abitanti di risolvere la situazione. In quel momento i feriti da entrambe le parti erano già centinaia.

La sera, sfiniti dagli scontri, la maggioranza degli atenquenses si sono ritirati nelle proprie case.

All’alba del giorno dopo, 4 maggio, alle 3:30 circa, hanno cominciato a suonare le campane del paese ed alcune persone, come Ana María ed i suoi figli, sono corse in centro per vedere di cosa si trattava.

Si era sparsa la voce che la polizia sarebbe entrata in Atenco ma l’intervento della polizia sarebbe avvenuto più tardi. Dopo al falso allarme, molti sono ritornati nelle proprie case.

Alle 6:00 del mattino, quando era ancora un po’ scuro, si sono risentite le campane. Hanno risuonato anche i razzi. Era l’allarme che segnalava che i granatieri erano già all’entrata della strada.

Più tardi, circa 3 mila agenti della polizia statale e federale hanno circondato il capoluogo municipale. Sono entrati attraversi i quattro accessi principali. Alcuni gruppi si sono diretti verso il centro dove era concentrato un gruppo di residenti e studenti dove lanciavano gas lacrimogeni e spari. La popolazione hanno risposto rilanciando i lacrimogeni e con razzi, bastoni e pietre.

Tre elicotteri – due della polizia statale e della Polizia Federale Preventiva – come racconta un abitante che si trovava sul posto, sorvolavano il paese.

L’informazione secondo cui la polizia stava perquisendo le case si è sparsa come polvere da sparo per tutto il paese. Alcuni abitanti hanno così deciso di abbandonare la zona; altri studenti sono corsi a rifugiarsi nelle case ma i poliziotti, guidati da due uomini che la comunità ha identificato come Teodoro Martínez ed Alejandro Santiago, entravano nelle case che questi gli indicavano.

Il curriculum dei due uomini spiega il loro comportamento. Teodoro Martínez è un noto militante priista risentito per avere perso le elezioni municipali ed amico personale del governatore priista Enrique Peña Nieto. Alejandro Santiago, zio del giovane assassinato Javier Cortés Santiago, è stato commissario ejidale durante la lotta contro l’aeroporto ed è segnalato dagli oppositori per avere presumibilmente concesso il suo consenso all’esecuzione del progetto.

Dagli elicotteri, affermano i testimoni, questi uomini (uno di loro con passamontagna nero) segnalavano dall’alto le case da perquisire.

Circa 20 studenti, uomini e donne che tentavano di nascondersi in una delle case che si trovano sulla prima strada, a nord del palazzo municipale, sono stati brutalmente picchiati dalla polizia. Molti di loro sono stati caricati ormai svenuti su alcuni furgoni per essere trasferiti in prigione.

Durante l’operativo di polizia durato circa 6 ore, i poliziotti hanno picchiato la gente per strada, perfino anziani e minori, hanno stuprato le donne – il giorno 6 maggio si è parlato anche di uomini fermati e stuprati – ed hanno fatto irruzione nelle case sfondando porte e finestre; hanno distrutto beni degli abitanti, compresi mobili e veicoli.

La persecuzione contro la gente che si trovava in centro ha portato i poliziotti per strade e vicoli. Nel Vicolo del Tejocote i giovani sono stati picchiati senza pietà con manganelli e a calci. Si teme che in questa occasione i poliziotti abbiano stuprato alcune delle 4 vittime.

Lì vicino, tra le strade 27 e 16 de Septiembre, nella casa di Ignacio del Valle, prima dell’alba sono atterrati gli elicotteri che più tardi sorvolavano il paese per la battuta di caccia di uomini e donne che resistevano all’intervento della polizia, secondo la testimonianza di un abitante.

Una giovane racconta che quando “era ancora buio”, molti studenti che fuggivano, hanno scavalcato lo steccato della casa della famiglia Del Valle per tentare di sfuggire alla repressione; si sono nascosti nella tipografia di Ulises del Valle. Tuttavia, in pochi minuti sono stati catturati a colpi di manganello e calci. Alcuni poliziotti indossavano la divisa nera, altri portavano pantaloni grigi e giubbotti antiproiettile.

Due giorni dopo – dopo la partecipata manifestazione di sostegno – durante un’ispezione eseguita da componenti del Centro dei Diritti Umani Miguel Agustín Pro, tra cui c’era l’avvocato Lilia Moreno, accompagnati da abitanti e reporter, si sono potuti verificare i danni all’interno delle case perquisite.

L’abitazione della famiglia Del Valle, di quattro stanze, era completamente sottosopra: in una delle stanze, un materasso rimosso; mucchi di vestiti ammucchiati dovunque. Tutte le cose, incluso libri e stoviglie, sparsi. I giocattoli dei bambini sono sparsi sul pavimento.

Doña Elvira è un’altra delle vittime delle perquisizioni della polizia. Angosciata, perché non sa quando potrà ritornare con i suoi cinque figli, invita gli osservatori dei diritti umani a registrare il saccheggio.

Elvira piange mentre racconta i momenti di terrore che ha vissuto quando ha ricevuto la notizia che la sua casa stava per essere perquisita. Minuti prima, aveva portato via i suoi 5 figli (quattro di loro minorenni).

Alla fine del vicolo El Tejocote c’è una casa ha finestre e la porta principale sfondate. Da lì hanno tirato fuori tre figli della famiglia, due di loro erano privi di sensi.

Qualcuno della casa si domanda con rabbia: “Perché ci hanno circondato?” Si lamenta di quanto sia ingiusto il governo. “Per combattere per i nostri diritti ci chiamano agitatori e macheteros ma qui tutti utilizzano il machete per il loro lavoro”.

La casa è circondata da altre abitazioni che appartengono alla stessa famiglia. In una delle stanze, su un tavolo, tra un mucchio di vetri rotti c’è il viso sanguinante di Gesù Cristo, muto testimone della brutalità istituzionale. Sul retro ci sono due auto distrutte, una Dart blu ed un camioncino di colore grigio.

Una insegnante che appartiene al FPDT pensa che il governo aspettava solo di avere un pretesto per reprimere gli abitanti di Atenco. Ha detto che davanti ai poliziotti che avevano armi di grosso calibro e che erano pronti a picchiare la gente, gli abitanti non hanno potuto fare altro che difendersi.

Il governo aveva l’intenzione di commettere “un massacro nel centro del paese. Si sono portati via gente malata, hanno picchiato ragazzini e donne”, ha dichiarato.

Accusa del “massacro” il governatore dello stato, Enrique Peña Nieto, del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), il presidente Vicente Fox, del Partito di Azione Nazionale (PAN) ed il presidente municipale di Texcoco, Nazario Gutiérrez, del Partito della Rivoluzione Democratica (PRD).

Dopo la marcia da Chapingo ad Atenco, Santiago Medina Islas, Presidente del Commissariato Ejidale di Atenco ha detto che l’aggressione armata gli ha ricordato il massacro del 1968. “Io credevo che quei malgoverni fossero morti”, ha detto.

“Il signor (Enrique Peña) Nieto ed il signor (Vicente) Fox parlano dello “Stato di Diritto. Adesso ho capito che lo Stato di Diritto è mandare la forza pubblica e quasi ammazzare la gente che si è difesa con pietre e bastoni”, ha detto tra le ovazioni.

Le mobilitazioni in difesa dei contadini sono arrivate qualche ora dopo con blocchi stradali nel Distrito Federale e nelle città vicine dello Stato di Messico. Le proteste hanno varcato frontiere; davanti alle rappresentanze del governo negli Stati Uniti, a New York, Los Angeles, Houston, Boston, Chicago e San Francisco, decine di persone hanno manifestato la loro condanna nei confronti del governo repressore.

La lotta non si ferma qua. A partire da questo 7 maggio, diverse azioni sono state lanciate per avere giustizia nel caso Atenco. Si sono installati presidi a tempo indefinito di fronte alle prigioni di Santiago ed Almoloya. Ci saranno scioperi degli studenti il 10 maggio e continueranno i blocchi stradali in tutto il paese a partire dall’11; il 12 maggio ci sarà una grande marcia che partirà alle 4:00 del pomeriggio dalla Segreteria di Governo verso Los Pinos, come parte della Giornata Nazionale di Lotta per la liberazione dei prigionieri e per esigere la presentazione dei desaparecidos.

Per il 13 maggio è programmata l’Assemblea Nazionale contro la Repressione a partire da mezzogiorno in Atenco. Così come meeting di protesta davanti alle sedi nazionali del PRI, PAN e PRD. Il 15 è prevista una Marcia Nazionale in tutto il paese. La solidarietà nazionale installerà presidi permanenti nelle prigioni e nel centro di Atenco.

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