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Marcos: o tirano fuori tutti i carcerati di Atenco, o andiamo tutti alla prigione

In Messico “lo stato di diritto ha trasformato la giustizia in una merce cara” ha detto il subcomandante zapatista vicino alla abitazione presidenziale


di Bertha Rodríguez Santos
Otro Periodismo con L’Altra Campagna a Città del Messico

13 maggio 2006

Distretto Federale, Messico - Gli aderenti all’Altra Campagna zapatista dicono: “continueremo con le nostre proteste e mobilitazioni in tutto il Messico ed il mondo“, fino a che siano liberati tutti quelli imprigionati durante le incursioni poliziesche in Texcoco e San Salvador Atenco, i giorni 3 e 4 maggio. Questo ha affermato il Subcomandante Insurgente Marcos, davanti a migliaia di manifestanti vicino alla residenza presidenziale de Los Pinos.

Dopo di una lunga marcia che è partita della Segreteria di Governo per arrivare vicino alla magione che occupano il Presidente Messicano, Vicente Fox e Martha Sahagún, il Delegato Zero della Commissione Sesta dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), ha rilevato: “quelli lassù in alto devono tirare fuori tutti i prigionieri, tutte le prigioniere o davvero devono preparare le prigioni per metterci dentro tutti“.


Fotos: D.R. 2006 Amber Howard
Davanti a circa 10mila persone che hanno marciato per esigere la libertà dei 173 arrestati in Texcoco ed Atenco, perché se ne vada via la forza pubblica da entrambi i paesi, per il recupero degli spazi occupati dai venditori di fiori di Texcoco e per la punizione degli autori materiali e dei mandanti delle violazioni dei diritti umani della popolazione, Marcos ha detto: noi che partecipiamo al movimento dell’Altra Campagna “non lasceremo le nostre compagne ed i nostri compagni soli e sole. Né in prigione, né col loro dolore, né con la loro rabbia, né nella loro lotta“.

Non importa che passi il tempo, non importa la congiuntura (alludendo alla campagna elettorale per scegliere il nuovo presidente della Repubblica, il prossimo 2 luglio) che lassù decidano ed impongano. Non importa se siamo molti o pochi. Non importa se ci attaccano o ci lodano. Non importa se ci capiscono e ci appoggiano, o se ci condannano e perseguitano“.

Marcos ha condannato: “Anche se è con la repressione, con le forzature di partito o mediatiche, che decidono di affrontare la nostra domanda di giustizia, il meglio che possono fare è far posto nelle prigioni, negli ospedali e nei cimiteri perché questo non finisce qui fino a che tutti i prigionieri e le prigioniere del 3 e del 4 maggio escano liberi“.

Oggi come altre volte, ci convoca il dolore. Il dolore di vedere i nostri compagni del Fronte dei Popoli in Difesa della Terra (FPDT) e di altre organizzazioni, gruppi, collettivi, famiglie e persone attaccati dai poliziotti dei mal governi in San Salvador Atenco. I mal governi del municipio di Texcoco di filiazione perredista (del Partito della Rivoluzione Democratica -PRD), dello Stato del Messico di estrazione priista (del Partito Rivoluzionario Istituzionale -PRI) e del governo federale con alla testa il panista (del Partito Azione Nazionale – PAN) Vicente Fox Quesada“, ha accusato il portavoce zapatista dando lettura del comunicato della Commissione Sesta dell’EZLN.

Ha dichiarato che l’aggressione perpetrata dai corpi di polizia contro la popolazione non è stato un operativo per imporre l’ordine ma “un attacco di distruzione ed annientamento perpetrato con l’impunità di chi si sa protetto dalla legge dell’alto, dalla legge del potente. Quella legge che giustifica l’assassinio di un giovane, l’impiego di armi contro la popolazione civile indifesa, la distruzione di umili case, il pestaggio selvaggio contro tutto ciò che si muove, l’aggressione sessuale contro donne e ragazzi, le detenzioni arbitrarie ed indiscriminate. Insomma, il fascismo“.

Ha messo in discussione l’applicazione delle leggi e dello Stato di Diritto nel nostro paese perché si tratta dello “stesso stato di diritto che ha trasformato la giustizia in una merce cara il cui costo può essere solo pagato da chi ha soldi. Per cui abbiamo visto Martha Sahagún, del PAN e moglie di Vicente Fox, comprare giudici per nascondere l’arricchimento illecito della sua famiglia. E se qualcuno osa denunciarlo pubblicamente, altra compra della giustizia per zittire e penalizzare chi dice la verità. Uno stato di diritto che dissimula ed occulta parlamentari che, come Diego Fernández de Cevallos, del PAN, si dedicano all’utilizzo della loro posizione politica a favore del crimine organizzato“.

Davanti alla posizione assunta di fronte alla repressione poliziesca da parte dei candidati presidenziali dei tre partiti politici più importanti, Marcos si è scagliato contro i candidati presidenziali, tornando a parlare di stato di diritto: “quello stesso stato di diritto che non solo permette, ma promuove anche l’uso delle risorse della nazione affinché il PAN investa nel commercio dei posti pubblici e gonfiando le inchieste, come fa quel nano mentale con aspirazioni a dittatorello di Felipe Calderón“.

Lo stesso stato di diritto – ha continuato – che dà legalità al braccio politico del crimine organizzato, il Partito Rivoluzionario Istituzionale ed a quel gangster venuto a meno che è Roberto Madazo“.

Lo stesso stato di diritto che occulta la corruzione istituzionalizzata chiamata Partito della Rivoluzione Democratico – PRD che alimenta e nutre, con gli stessi imbroglioni di sempre, la campagna di Andrés Manuel López Obrador“.

Rimane da segnalare che gli aspiranti alla presidenza del PAN e del PRI, hanno applaudito l’uso della forza contro gli abitanti di Texcoco e di Atenco, mentre quello del PRD, si è limitato a condannare la violenza ‘venga da dove venga’, senza tenere conto di come si è generato lo scontro e “come se fosse equiparabile la violenza dei cittadini a quella dei poliziotti” – ha precisato Marcos.

Il portavoce zapatista ha anche commentato che l’atteggiamento governativo di chiedere “prove“ sulle violazioni dei diritti umani dei cittadini che sono stati brutalmente aggrediti dai diversi corpi di polizia, rivela che ai governanti non importa nulla della popolazione.

A loro non importa quello che succede in basso, loro ascoltano i mezzi di comunicazione e si precipitano a cercare i loro consiglieri d’immagine per fare il calcolo sull’impatto che può avere nelle inchieste…“.

Ha aggiunto: oggi ci convoca “l’indignazione e la rabbia che provoca il sapere che per quelli in alto le donne sono il bottino di guerra promesso in anticipo alle truppe dell’ordine. L’aggressione che hanno subito e subiscono le nostre compagne per il fatto di essere donne. Il voler non solo picchiarle e fermarle, ma anche umiliarle, violarle e distruggerle moralmente“.

Questa aggressione – ha continuato – non rappresenta solo un messaggio per le donne di Atenco, ma è diretta a tutte le donne del Messico che lottano perché per il sistema economico e politico che prevale nel paese, “tutte sono il bottino col quale si paga colui che impone con la forza ciò che non può sostenere con la ragione“.

In questo modo, il sistema contempla le donne come individui che possono “sottomettersi di buon grado al disprezzo, al maltrattamento, all’aggressione sessuale, alla violazione; oppure essere obbligate a quella sottomissione con l’uso legale della violenza. Questa è l’alternativa che offrono quelli in alto a tutte le donne in basso, umili e semplici“, ha detto Marcos, che poi – con la voce rotta – ha chiesto: “Chi può inorgoglirsne ed applaudire quanto è successo come simbolo della modernità democratica nel nostro paese? Chi può essere onesto e stare in silenzio di fronte alla crudeltà?

Chi, come donna, come essere umano, in Messico o in qualunque parte del mondo può sapere che cosa ha significato essere donna in San Salvador Atenco, nello Stato del Messico, il 3 ed il 4 maggio del 2006, e continuare a starsene da una parte, senza far niente e continuare a caricare l’umiliazione propria, mascherando in destino e sfortuna quello che hanno trasformato in maledizione?

Chi può conoscere tutto questo e prendere il microfono, la macchina fotografica, il computer, il palcoscenico, il tavolo, il trasporto, la biro, i ferri del lavoro per il campo o in città, il libro, il quaderno per gli appunti, il giocattolo, accendere la radio o la televisione, leggere il giornale o una rivista, e non vedere e non sentire o, peggio ancora, vedere e sentire e pensare che forse se lo meritavano. Chi fa di loro delle studentesse, delle lavoratrici, delle indigene, chi fa che loro siano povere, chi fa in modo che loro non possano essere deputate, senatrici, governanti, funzionerie, impresarie. Infine, chi fa sì che loro siano donne?

Che donna in Messico, senza che importino le sue idee, può onestamente starsene zitta? Chi, sia giovane, o anziano, o bambino, uomo o donna, può sapere che è significato essere uno o un’altra in Atenco il 3 ed il 4 maggio, e non muoversi?

Chi può ascoltare e non sentire la stessa rabbia e la stessa indignazione? – Non noi, non L’Altra Campagna“.

Ha detto che di fronte alla “lunga giornata di terrore in San Salvador Atenco“, gli zapatisti e gli aderenti all’Altra Campagna non rimarranno “né indifferenti né silenziosi“. Ha avvisato che se a “quelli in alto“ non importa il dolore, “qua in basso, non perdoniamo né dimentichiamo“.

Marcos ha spiegato che la rabbia, il dolore e l’indignazione che ci sono in Messico a causa della repressione in Texcoco ed Atenco, saranno canalizzate in un’organizzazione. “Stiamo appena incominciando, non ci fermeremo“.

Sbarre, dolore, rabbia e fame per coloro che lottano

Dalla detenzione di integranti del Fronte di Popoli in Difesa della Terra (FPDT) – che avevano aiutato i venditori di fiori sgomberati con violenza dalla polizia di Texcoco, nello stato di Messico – a quella di membri di organizzazioni sociali solidali con entrambi i gruppi così come di famiglie aliene al conflitto, il cui unico problema è stato quello di far parte della popolazione, il numero dei carcerati è alquanto imprecisa.

Durante il meeting del 12 maggio, è passa l’informazione che durante gli operativi armati da parte dei corpi della polizia municipale, statale e federale, si sono registrati un totale di 207 arresti. Il 3 maggio ce ne sono stati altri 101, dei quali 22 di donne e 79 di uomini, mentre il 4 maggio la polizia ha effettuato altre 106 detenzioni, 29 donne e 77 uomini. Di questi ultimi, cinque sono stati deportati, 4 donne ed un uomo.

Di tutti questi, 17 persone non sono state accusate. Otto di queste sono già state liberate ed il resto (9) deve affrontare un iter burocratico (cioè, secondo questi dati, 190 dovrebbero rimanere dietro le sbarre).

Di tutti i carcerati, 145 dovrebbero ottenere la libertà su cauzione ma 28 di loro devono affrontare altre denunce che impediscono loro di esser messi in libertà.

Laura Elsa, madre dello studente universitario arrestato Iván Torres (integrante de La Kinta Brigada, un collettivo che fa lavoro sociale ed autonomo in San Luis Potosí ed al Città del Messico) ha informato che recentemente il direttore della prigione di Santiaguito, dove si trovano la maggioranza dei detenuti, ha elencato i carcerati che potranno uscire su cauzione, notificando loro che il governo pagherebbe l’importo della cauzione. Ma i carcerati hanno optato per rimanere dietro le sbarre fino a che tutti escano liberi.

Davanti alla moltitudine che ha marciato per i principali viali della capitale messicana nonostante la forte pioggia che ha inzuppato i manifestanti all’inizio della protesta, la madre del giovane detenuto, ha parlato dei momenti di angoscia e terrore che hanno sofferto “una ventina di madri e padri“ che piangevano per l’arresto dei loro ragazzi.

Ha detto che per televisione avevano visto il modo spietato in cui i poliziotti avevano picchiato i loro figli ma non s’immaginavano assolutamente “il terrore che hanno vissuto durante il trasferimento alla prigione di Santiaguito, il terrore che hanno vissuto in Atenco per dieci ore… non c’immaginavamo assolutamente il terrore delle compagne violentate, il terrore dei nostri figli e delle nostre figlie“.

Ha aggiunto che nonostante la manipolazione informativa dei mezzi di comunicazione di massa che presentano il movimento come l’unico colpevole dello scontro, “l’appoggio sta continuando a crescere. Oggi il cuore mi si è fatto piccolo vedendo tanta gente che appoggia. Il mio cuore si riempie di allegria e di speranza perché so che quello che hanno vissuto i nostri compagni sarà vendicato“.

Da parte sua, la giovane Hortencia del FPDT, ha letto un comunicato della sua organizzazione nel quale tra il resto, si segnala che “i poliziotti sono arrivati con l’ordine di ammazzare e l’unica cosa che noi abbiamo fatto è stato difenderci. Loro sono entrati in casa nostra ad aggredirci, a seminare un’ondata di paura“.

Ha aggiunto che ancora a 9 giorni dalla brutale aggressione poliziesca, la popolazione deve ancora recuperarsi “da quel terrore“.

Ha sottolineato il fatto che dalla prigione, i detenuti stanno resistendo alla repressione governativa con scioperi della fame. “Continuiamo ad essere sempre lo stesso popolo ribelle anche nelle mani del nemico“.

Il FPDT denuncia come responsabile della repressione il presidente messicano, Vicente Fox, il governatore dello stato, Enrique Peña Nieto ed i governi municipali di Texcoco e San Salvador Atenco “perché non sanno difendere la loro gente“.

Nel comunicato i membri del fronte contadino esigono la liberazione immediata di tutti i prigionieri politici del FPDT, disconoscono l’autorità del governatore priista Enrique Peña Nieto visto che è un “assassino e violentatore“ contro cui chiedono processo politico.

Sollecitano pure la destituzione dei comandi di polizia di Ecatepec, Chalco, Texcoco e Chiconcuac, coinvolti nell’aggressione violenta. Chiedono inoltre l’incarcerazione degli ufficiali che hanno aggredito e violentato detenuti e detenute; alt alla persecuzione e alle minacce contro gli attivisti politici, la cancellazione degli ordini di cattura contro dirigenti e la liberazione di tutti i prigionieri politici del paese.

Attraverso un messaggio preregistrato, América del Valle, figlia del dirigente incarcerato Ignacio del Valle, ha definito il governo “violentatore, assassino, carceriere e bugiardo“ perché mentre in Vienna, il presidente Fox assicura che il suo governo rispetta i diritti umani, il popolo di Atenco soffre le sequele della “brutale repressione“ esercitata contro tutta la popolazione.

Tornano i machete

Alle 4 del pomeriggio, di fronte alla strada di Bucareli, dove si trova la Segreteria di Governo, i contingenti di studenti dell’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM), dell’Università Autonoma Metropolitana, del Politecnico Nazionale, dell’Università Pedagogica Nazionale, di Chapingo e delle Scuole di Scienze ed Umanistica dell’UNAM, della Scuola Nazionale di Antropologia e Storia e le donne indigene (tra le quali quelle del Movimento Mazahua in Difesa dell’Acqua e del Movimento di Lotta Triqui) con integranti della “dissidenza sessogenere“ e vari altri aderenti all’Altra Campagna, hanno cominciato ad organizzarsi per la manifestazione.

Come durante il percorso dell’Altro Primo Maggio, la creatività dei giovani ha fatto della protesta una sfilata piena di colore e ritmo. Sono abbondati gli striscioni ed i cartelli in difesa delle lotte contadine ed indigene.

Vecchie e nuove forme di protesta si sono manifestate oggi. L’attore teatrale Juan Díaz, si è appeso per i piedi ad un albero per esprimere la sua indignazione di fronte ai recenti eventi e per chiedere la liberazione di tutti i carcerati.

In questa marcia sono tornati a rilucere i machete. Dal 2001, quando gli abitanti di Atenco avevano iniziato una forte lotta contro la costruzione di un aeroporto internazionale, i contadini hanno portato quest’attrezzo di lavoro come simbolo di resistenza e di lotta.

A partire da quando il movimento è riuscito a frenare il progetto foxista di costruire l’aeroporto su terre contadine, i membri del FPDT si sono sempre presentati con i loro machete nei posti dove si portano avanti resistenze popolari simili alla loro “per dare coraggio, arrivano cantano canzoni e poi vanno via“.

Durante i rastrellamenti illegali della polizia il 4 maggio nelle case, per il solo fatto di avere un machete in casa, molte persone sono state picchiate brutalmente. Anche se è noto che tutti i contadini messicani hanno un machete in casa.

Il giorno dopo l’aggressione, durante la marcia in solidarietà con gli abitanti di Atenco, i machete non spuntarono, ma ora sono tornati a rifulgere per le strade. I contadini di Atenco hanno ripreso i loro machete come simbolo della nuova lotta contadina che ora va più in là: nella protesta di oggi non solo hanno brillato i machete di ferro ma anche quelli di cartone chiedendo libertà, giustizia, educazione e democrazia.

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