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In Messico ritorna “la guerra sporca”

Gli attacchi a San Salvador Atenco seguono lo schema del terrore degli anni ’70 e ’80


di John Ross
Blindman’s Buff

18 maggio 2006

Città del Messico, 20 maggio. Tra il 1970 ed il 1982 tre presidenti messicani portarono avanti una “guerra sporca” contro i dissidenti da un estremo all’altro del paese. Documenti raccolti di recente mostrano un elenco di 15.000 detenzioni illegali realizzate durante quel terribile periodo, così come migliaia di casi di tortura e sparizioni forzate di più di 700 cittadini messicani (vedere “Desapareciendo al Desaparecido”, la prossima settimana).

In nessun altro luogo la guerra sporca è stata tanto brutale come sulla costa pacifica dello stato di Guerrero, dove i contadini si erano ribellati al seguito del maestro, diventato guerrigliero, Lucio Cabañas e del suo Partito dei Poveri. Carlos Montemayor – autore del libro Guerra in Paradiso , forse la più veemente esposizione della repressione – ha studiato a fondo come fu organizzata e realizzata la guerra sporca in Guerrero.



Fotos: Indymedia Mexico
In un recente articolo scritto per il quotidiano di sinistra La Jornada, descriveva le caratteristiche della campagna di controinsurrezione contro le popolazioni contadine di Guerrero e le molte similitudini con l’assalto del 4 maggio a San Salvador Atenco, alla periferia di Città del Messico, dove migliaia di poliziotti militarizzati hanno agito per soffocare la ribellione dei contadini.

Secondo la descrizione di Montemayor, dapprima si organizza e si manda una forza con il compito principale di soggiogare la popolazione recalcitrante. Poi, si introducono informatori nel paese per identificare ed eliminare i leader ribelli della comunità ed i loro associati. Se i leader sfuggono alla cattura, i loro parenti vengono catturati come ostaggi. Si prendono i giovani e si torturano in maniera selettiva per ottenere informazioni e trasformarli in “informatori”.

Nel frattempo, truppe d’assalto terrorizzano la popolazione civile e la sottomettono. Pestaggi indiscriminati, abusi, furto di oggetti personali di valore e la distruzione sistematica della proprietà, sono incoraggiati dai capi della polizia. Le donne vengono violentate ed abusate sessualmente per sottolineare la totale dominazione delle forze di occupazione sulla popolazione ribelle.

Praticamente, a San Salvador Atenco il 4 maggio si sono manifestate tutte queste caratteristiche della guerra sporca, quando 3.000 poliziotti statali armati ed elementi della Polizia Federale Preventiva (PFP), forza proveniente in gran parte dall’Esercito militare, hanno fatto irruzione in questa poverissima città di 30.000 abitanti – ubicata nel letto del lago asciutto alla periferia est della capitale – ammazzando un giovane di 14 anni, lasciando tra la vita e la morte uno studente di 20 anni ed arrestando 209 persone. Tutte loro avrebbero avuto bisogno di cure ospedaliere a causa dei pestaggi ricevuti dalle forze di sicurezza, anche se in realtà solo alcuni arrestati le hanno ricevute e sono stati incatenati al letto d’ospedale. Delle 47 donne arrestate, 23 hanno denunciato di essere state violentate o abusate sessualmente. Una donna di 53 anni, fermata mentre usciva da un negozio di alimentari dove si era recata per comperare un regalo di compleanno per il figlio, è stata obbligata a fare sesso orale con tre agenti di polizia per evitare l’arresto.

Tra gli arrestati c’erano contadini e contadine, osservatori dei diritti umani, avvocati, reporter alternativi, stranieri ed aderenti de L’Altra Campagna dell’EZLN che erano accorsi a San Salvador Atenco in solidarietà con le istanze del Subcomandante Marcos dell’EZLN, che ora agisce come Delegato Zero. In principio tutti sono stati trattenuti con l’accusa di partecipazione a cospirazione criminale organizzata, un crimine punito con 20 anni di prigione.

Uno degli obiettivi di una repressione di questo tipo, scriveva Montemayor, è l’identificazione ed eliminazione della leadership locale. In Atenco, la voce più rappresentativa della ribellione contadina è Ignacio del Valle, leader del Fronte dei Popoli in Difesa della Terra, i cui militanti hanno sollevato i loro lunghi machete tre anni fa, con successo, in difesa dei campi di granoturco della città davanti all’esproprio che il presidente Vicente Fox pretendeva realizzare per costruire un nuovo e multimilionario Aeroporto Internazionale per Città del Messico, suscitando così l’eterno disprezzo del presidente e dei suoi complici che speravano di fare fortuna con questo affare.

Nacho del Valle ed il suo secondo nella direzione, Felipe Álvarez, sono stati catturati il primo giorno del conflitto ed immediatamente rinchiusi nella prigione di massima sicurezza del Messico, vicina a La Palma, con l’accusa di “sequestro”, derivata da un infuocato scontro con ufficiali dello stato del Messico nel febbraio scorso. Altri 26 membri del Fronte sono stati arrestati con la stessa accusa per la quale le pene oscillano tra i 30 e 50 anni di prigione.

Secondo l’articolo di Carlos Montemayor, la famiglia di Del Valle è stata scelta per portare a termine una tattica di repressione speciale. La sua casa è stata distrutta dall’irruzione della polizia ed un figlio è risultato scomparso per molti giorni fino a che è ricomparso gravemente ferito in una prigione statale. La figlia di Nacho, América, sempre più importante portavoce del Fronte dei Popoli in Difesa della Terra, è obbligata a nascondersi.

Nello stile della classica guerra sporca, la polizia ha usato informatori incappucciati che segnalavano casa per casa i simpatizzanti del Fronte. La polizia ha sfondato le porte ed invaso domicili privati – senza nessun mandato – sparando con armi, picchiando i residenti a sangue, e facendo a pezzi i mobili.

Almeno 23 denunce per aggressione sessuale, incluso sette stupri – un ragazzo è stato sodomizzato con un manganello della polizia – sono state raccolte dalla Commissione Nazionale dei Diritti Umani (CNDH) e dall’organizzazione non governativa Centro dei Diritti Umani Agustín Pro. La maggioranza delle persone è stata aggredita durante un orrendo viaggio di sei ore tra Atenco e la prigione statale del Messico, durante il quale gli agenti di polizia hanno palpato le donne, strappato loro la biancheria intima, si sono masturbati apertamente e, come gli stupratori in serie, hanno obbligato le loro vittime a non guardarli per evitare di essere riconosciuti.

Lorena, un’esile aderente di L’Altra Campagna di 22 anni, dice di essere stata picchiata e maltrattata quando è stata fermata e poi fatta salire su un furgone pieno di donne che erano state picchiate tanto gravemente che il loro sangue copriva il pavimento del veicolo. Le hanno ordinato di sdraiarsi prona sul mucchio di donne ferite. Un poliziotto le ha strappato le mutande e dopo aver scoperto che era mestruata ha cominciato a picchiarla gridandole che l’avrebbe “fatta sanguinare sul serio”. Più tardi, lui, o uno dei suoi compagni agenti, ha tentato di sodomizzare Lorena ma senza riuscirci perché il furgone era arrivato alla prigione. Arrabbiato, l’agente ha sbattuto la testa di Lorena contro la parete del furgone.

Nella guerra sporca, le donne sono considerate “bottino di guerra”, spiega Montemayor, e le violenze sulle donne di Atenco più che sessuali, sono state un’espressione della dominazione del governo maschilista. Tutto questo rientra nel piano della guerra sporca.

Quattro delle donne arrestate ed abusate erano straniere. Le autorità migratorie sono arrivate nel carcere dove erano rinchiuse prima che potessero rivelare quello che era successo il 4 maggio durante il viaggio da incubo da Atenco. Nonostante i suoi dieci anni di residenza in Messico, Valentina Palma, una cineasta cilena che stava filmando un documentario su Atenco, ed il suo compagno, Mario Guerrero, sono stati sommariamente deportati, secondo l’Articolo 33 della costituzione messicana che permette al presidente di espellere qualsiasi straniero considerato “non gradito”.

Le altre espulse sono Samantha Deitmar, una documentarista tedesca, e due catalane, María Sostres e Cristina Valls. Tutte loro hanno subito abusi fisici. Le donne si sono impegnate ad agire legalmente contro il governo di Fox e ad appellarsi alla loro deportazione sommaria.

400 osservatori dei diritti umani, di simpatie zapatiste, sono stati espulsi dal Chiapas dall’ex presidente Ernesto Zedillo, soprattutto dopo il massacro di Acteal nel 1997, per evitare la diffusione di prima mano degli abusi commessi nello stato più meridionale del Messico. Fox è stato più selettivo nell’espulsione di stranieri “non graditi”: nel 2003 ha espulso 17 studenti della Evergreen University (stato di Washington) e del loro professore per aver sfilato vicino ai “Macheteros” di Atenco – che allora stavano lottando contro l’aeroporto di Fox – nella manifestazione del Primo di Maggio, Giorno Internazionale dei Lavoratori.

Nel saggio di Montemayor, gli attacchi collettivi come quello di Atenco non sono attacchi improvvisati da forze di sicurezza fuori controllo, ma sono tramati meticolosamente nelle sfere più alte di potere. Questo tipo di operazioni, invariabilmente, coinvolge più di un’agenzia, per questo è necessario un alto livello di coordinamento. Spesso la catena di comando arriva in alto. In generale, la responsabilità dell’assalto a San Salvador Atenco ricade su Eduardo Medina Mora, segretario di Pubblica Sicurezza di Fox, vecchio capo del Centro di Investigazione e Sicurezza Nazionale che sarebbe bene definire cervello dell’agenzia nazionale di investigazione di polizia del Messico.

Sul terreno, era responsabile il direttore di pubblica sicurezza dello stato del Messico, Wilfrido Robledo, malfamato ex capo della Polizia Federale Preventivo sotto il mandato di Zedillo, e cugino del leader narco Mario Villanueva Madrid, vecchio governatore di Quintana Roo, che attualmente sconta una condanna nella stessa prigione di massima sicurezza in cui si trovano Nacho del Valle e la cupola del Fronte.

Cinque comandi regionali della PFP sono stati incaricati di coordinare la logistica. Tale e quale il modus operandi in altri recenti assalti governativi a gruppi di contadini e lavoratori in resistenza, tiratori scelti della polizia statale di élite hanno interpretato il ritorno, quel 4 maggio a San Salvador Atenco, di robocop federali in tenuta antisommossa.

L’idea centrale dello schema di Carlos Montemayor per questo tipo di guerra sporca include di minimizzare la presenza della stampa per limitare le ripercussioni politiche di questo tipo di operazioni, tacendola per bene, oppure “incorporando” i giornalisti nelle file delle forze di sicurezza. Ad Atenco si è permesso ai giornalisti di attraversare le linee della polizia il primo giorno degli scontri per filmare gli atti di vandalismo da parte dei contadini infuriati, ma il giorno dopo sono stati tenuti dietro le file della polizia per registrare la riconquista della città. Nonostante la manipolazione delle autorità e dei loro editori, le squadre televisive sono riuscite a riprendere alcune delle più raccapriccianti immagini di brutalità poliziesca mai mostrate sugli schermi delle televisioni messicane.

Alla fine, Carlos Montemayor segnala che, dato che questo tipo di repressione collettiva è destinato ad essere politicamente dannosa, la classe politica deve prendere posizione davanti ad atti di violenza di stato prima dell’attacco o una volta che la repressione è culminata. L’assalto di Atenco non è stato un’eccezione. Vicente Fox, il suo partito di destra PAN ed il suo candidato presidenziale Felipe Calderón, insieme al candidato del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI, che ha governato per 71 anni), Roberto Madrazo, hanno appoggiato la “mano pesante” mostrata ad Atenco. La repressione è stata approvata tacitamente anche dall’aspirante di centro-sinistra Andrés Manuel López Obrador, del Partito Democratico Rivoluzionario (PRD) che non ha condannato la brutalità poliziesca. Un altro grande propulsore della repressione, il governatore dello stato del Messico, Enrique Peña Nieto, una settimana dopo il sanguinoso scontro ha mandato migliaia di litri di vernice a San Salvador Atenco per imbiancare la città devastata.

In contrasto con i candidati e la loro politica di partito, L’Altra Campagna zapatista, una crociata anti-elettorale progettata per unire le classi meno privilegiate del Messico in un’alleanza antineoliberale, ha issato come bandiera di resistenza le atrocità commesse ad Atenco. Col subcomandante Marcos, portavoce donchisciottesco dell’EZLN, che guida cortei e promuove proteste solidali contro il governo di Fox, la settimana scorsa, dal 10 al 17 maggio, si sono svolte manifestazioni in 17 paesi e 34 città in appoggio ai contadini di Atenco.

Una di queste città è stata Vienna, Austria, dove il presidente Fox, al suo arrivo al Vertice Unione Europea-America Latina, è stato accolto da manifestanti che gridavano la loro indignazione per le violazioni ai diritti umani compiute ad Atenco.

Ironicamente, le atrocità di San Salvador Atenco sono avvenute la stessa settimana in cui il Messico prendeva posto a Ginevra nella rinnovata Commissione dei Diritti Umani dell’ONU. Insieme a formidabili violatori dei diritti umani come Cina, Russia, Cuba ed Arabia Saudita. Il Messico si inserisce nella commissione “con le mani sporche di sangue” per la repressione in Atenco, si è rammaricato José Luís Soberanes, presidente della Commissione Nazionale dei Diritti Umani, che ha criticato ampiamente il curriculum di diritti umani del regime di Fox.

“Siamo di nuovo convocati dal nostro dolore” ha detto il subcomandante Marcos davanti a migliaia di persone – sotto una pioggia torrenziale ed ad un miglio dal palazzo presidenziale – lo scorso venerdì 12 maggio, dopo una settimana di azioni solidali. “Chi dopo aver ascoltato le storie delle donne di Atenco, degli uomini, degli anziani picchiati e dei giovani, può rimanere indifferente? No, noi no, non quelli che fanno parte dell’Altra Campagna”. Marcos ha confermato che L’Altra Campagna rimarrà a tempo indefinito a Città del Messico fino a che i contadini di Atenco non saranno rimessi in libertà.

John Ross, California. Il suo ultimo libro Making Another World Possible – Zapatista Chronicles 2000-2006, è in fase di pubblicazione a New York.

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