<i>"The Name of Our Country is América" - Simon Bolivar</i> The Narco News Bulletin<br><small>Reporting on the War on Drugs and Democracy from Latin America
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Narco News Issue #40

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L’Altra Campagna Zapatista vs. le Elezioni Presidenziale in Messico del 2006

L’analisi dell’alto e a destra perde perché ignora “il sondaggio della repressione” dal basso


di Al Giordano
Seconda ed ultima parte

27 maggio 2006

Ieri in questo spazio abbiamo analizzato i sistemi di comunicazione orizzontale dell’Altra Campagna in Messico, e come il governo repressivo di Vicente Fox e dei suoi mass media ha perso la guerra dei media sulla descrizione dello svolgimento dei fatti atroci di Atenco. Si può leggere la prima parte di questo servizio a questo link: Prima Parte.

In questa prima parte eravamo giunti alla conclusione che settori chiave dell’Altra Campagna hanno sviluppato quello che gli analisti del Pentagono chiamano “top sight” [visuale dall’alto – n.d.t.], la capacità di vedere ed utilizzare tutte le stesse informazioni a disposizione di quelli che stanno in alto. Oggi noi riteniamo che la “top sight” non è esatta, che ciò che il Subcomandante Marcos dell’Esercito di Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) ha realizzato potrebbe essere definito “bottom sight” [visuale dal basso – n.d.t.] apportando un vantaggio chiave all’Altra Campagna in un momento di crisi che, insieme al genere di rete di comunicazioni costruita, è riuscita a ribaltare una storia falsa imposta dall’alto su quanto accaduto in Atenco, dove un’irruzione della polizia e la successiva invasione hanno portato a 217 arresti e più di 150 violazioni documentate dei diritti umani, inclusi pestaggi, abusi sessuali e stupri.

Poiché “top sight” include, anche quando praticata dal basso e a sinistra, il monitoraggio di come quelli che stanno in alto vedono una determinata situazione, e come in alto sono ossessionati dalle elezioni presidenziali in Messico del 2 luglio, osserviamo il sacro graal della politica dell’alto: i sondaggi.

(A coloro che provano disgusto per i sondaggi e le frodi elettorali, porgiamo le nostre scuse: questa parte sarà breve, ma è necessaria per spiegare quello che realmente sta accadendo in terra messicana. Parte dell’analisi indica quello che i sondaggi non possono vedere).

Secondo tutti i rilevamenti realizzati nei scorsi tre anni, il candidato Andrés Manuel López Obrador del PRD (Partito della Rivoluzione Democratica) è stato in testa fino a questa primavera, quando, secondo un sondaggio realizzato dal 5 all’8 aprile dal quotidiano El Universal,il candidato del PRD ha cominciato a precipitare; dal 42% del sondaggio di marzo del giornale al 38% dell’inizio di aprile. Felipe Calderón del PAN (Partito di Azione Nazionale) del Presidente Fox , raggiungeva il 34% delle preferenze. Il terzo candidato, Roberto Madrazo del PRI (Partito della Rivoluzione Istituzionale che ha governato il Messico per 70 anni fino al 2000) era, secondo il sondaggio, fermo al 25%.

Due settimane dopo in un sondaggio realizzato dal 20 al 22 aprile dal quotidiano Reforma, Calderón, per la prima volta, andava in testa. Questo, due settimane prima le atrocità in Atenco. Calderón saliva quindi al 38%, con López Obrador che scendeva al 35%. Madrazo stazionava al 23%.

Una settimana dopo, un sondaggio realizzato dal 26 al 29 aprile dal quotidiano Milenio, anche con un cosiddetto “margine di errore” rispetto al precedente sondaggio di Reforma, indicava ancora in testa Calderón con il 36%, 33% per il candidato del PRD e Madrazo del PRI al 28%. In un altro sondaggio realizzato dal 28 al 30 aprile da Reforma, Calderón balzava al 40% rispetto al 33% di López Obrador e con Madrazo giù al 22%. Questi i risultati di due sondaggi dopo un dibattito trasmesso il 25 aprile in televisione al quale López Obrador non aveva partecipato. Un sondaggio realizzato dal 27 al 30 aprile dalla GEA-ISA indicava Calderón al 41% rispetto al 31% di López Obrador ed il 25% di Madrazo. Un sondaggio del gruppo Mitofsky rilevato dal 28 aprile al 2 maggio indicava invece un Calderón al 35%, López Obrador al 34% e Madrazo al 27%. Un sondaggio realizzato dal 30 aprile al 3 maggio dall’agenzia Ulises Beltrán indicava Calderón al 37% rispetto al 32% di López Obrador ed il 27% di Madrazo.

Tutti questi dati erano stati rilevati prima degli avvenimenti di Atenco de 3 maggio e mostravano l’emergere di una corsa a due tra Calderón e López Obrador.

Il primo sondaggio del post-Atenco è stato realizzato dal 5 all’8 maggio dal gruppo Parametría e indicava un più ristretto margine con Calderón al 36%, López Obrador al 34% e Madrazo al 26%. Un sondaggio realizzato negli stessi giorni da El Universal metteva Calderón al 39%, López Obrador al 35% e Madrazo al 21%. Un sondaggio del 6-9 maggio di Zogby (effettivamente, un giorno dopo) vedeva Calderón al 38%, López Obrador al 33% e Madrazo al 25%.

Più recentemente, un sondaggio di Reforma realizzato dal 19 al 21 maggio indica Calderón al 39%, López Obrador al 35% e Madrazo al 22%.

Quindi, secondo tutti i sondaggi da aprile ad oggi, Calderón è stato tra il 41% ed il 36%, Lopez Obrador tra il 35% e 31% e Madrazo tra il 28% ed il 21%. Il sondaggio post-Atenco mostra, se i sondaggi mostrano qualcosa, un distacco più ravvicinato, Madrazo in caduta libera ed un migliore margine di manovra per López Obrador rispetto a quello che aveva prima di Atenco, col suo punteggio tra il 33% ed il 35% e Calderón tra il 36% ed il 39%. Questa è la situazione solamente se noi crediamo ai sondaggi, che sono finanziati dai Media Commerciali secondo i propri interessi e preferenze di partito, Media Commerciali che in Messico non sono mai stati onesti (come dimostra Atenco). Noi offriamo questa analisi semplicemente come parte della nostra analisi su quello a cui stanno guardando quelli che stanno in alto.

In ogni caso, nessuno può attaccarsi a nessun dato proveniente dai sondaggi d’opinione per dimostrare che Atenco abbia aiutato la destra elettorale; timore espresso da molti seguaci di López Obrador. In realtà, qualcuno potrebbe usare il pretesto dei fatti di Atenco nei risultati dei sondaggi per sostenere un indebolimento del candidato filogovernativo Calderón – sostenuto dal presidente Vicente Fox – e che, combinato col suo stile di fare una campagna d’attacco negativa, Fox e Calderón stanno causando, senza volerlo, un’inversione di tendenza che si manifesterà tra sei settimane con una partecipazione più alta di elettori che voteranno contro di lui.

Il sondaggista Federico Berrueto di GCE, il cui sondaggio pre-Atenco di fine aprile indicava Calderón al suo margine più alto (10 punti percentuali) su López Obrador, ha detto questa settimana a La Jornada:

“La mia analisi è che quello che sta nascendo è una sollevazione delle persone, io direi anche una ribellione sociale, che è quello che questa campagna della paura sta provocando. Mi preoccupa anche la posizione del mondo degli affari e dei settori conservatori, perché questo non è il modo di impedire la vittoria di un candidato; è un modo per polarizzare la società. A questi settori io farei notare che nei quattro anni passati è in queste condizioni che i candidati della sinistra hanno vinto. Se noi esaminiamo le recenti elezioni presidenziali in America Latina, le campagne della paura portano fuori dai sondaggi più persone”.

Il sondaggista Berrueto ha inoltre osservato che il Messico di López Obrador è “più moderato” degli altri presidenti latinoamericani che si dicono di essere di sinistra, più moderi, lui dice, di Lula da Silva del Brasile. Che, chiaramente, è uno dei punti che Marcos e L’Altra Campagna stanno dicendo da sempre: che non c’è nessun candidato di sinistra in Messico. Ma la brutalità del governo di Fox, e la sua difesa da parte di Calderón in Atenco, ha generato un risentimento verso di loro che potrebbe portare ad un voto contrario nei sondaggi che, se non per questo, potrebbe influenzare queste elezioni.

A genere diverso di sondaggio, dal basso

Mentre quelli concentrati sulla campagna elettorale dell’alto considerano un certo genere di sondaggio, c’è un altro genere di sondaggio che qui consideriamo: il conto della repressione quotidiano in Messico contro attivisti sociali e leader. Molta repressione avviene fuori del contesto diretto dell’Altra Campagna Zapatista. Il violento (e fallimentare senza successo) assedio del governo contro i minatori ed i metalmeccanici in sciopero sulla costa del Pacifico di Michoacan – sfociato nella violenza il 20 aprile, con un conto di due morti e 40 feriti nel primo giorno – avvenuto due settimane prima di Atenco e solo dopo la visita del Subcomandante Marcos in Michoacan.

Infatti, Marcos aveva programmato di visitare la città portuale di Lázaro Cárdenas all’inizio di aprile, giorni prima dello scontro, ma poi aveva scelto di sospendere la sua visita. Il comitato organizzatore statale per l’Altra Campagna in Michoacan disse al quotidiano Cambio, che la visita era sospesa perché il portavoce zapatista non voleva essere coinvolto in un conflitto tra leader sindacali charros (sindacalisti corrotti). Effettivamente, il 2 aprile, mentre Marcos era in altre parti di questo stato, è scoppiato uno sciopero nella miniera di acciaio, uno sciopero per il rifiuto del governo di riconoscere il leader del sindacato. Gli scioperanti hanno occupato la miniera. Il 20 aprile il governo manda 800 truppe d’assalto e ne segue un sanguinoso scontro che provoca due morti e più di 40 feriti, nel primo giorno di un conflitto che un mese dopo prosegue.

Immaginiamo, in retrospettiva, se Marcos fosse andato a Lázaro Cárdenas e se nel tumulto gli aderenti all’Altra Campagna fossero stati arrestati picchiati. I mass media – come con Atenco – avrebbero cercato di biasimare L’Altra Campagna ed il suo portavoce, e Marcos sarebbe stato coinvolto in una poco chiara circostanza percepita come la difesa di quel genere di leader sindacali istituzionali che storicamente hanno tradito i lavoratori della nazione (in cui, inoltre, sono coinvolti i due maggiori partiti politici: PRI e PRD). Di fatto, per settimane, ci sono state critiche da parte della sinistra a Marcos per non essersi occupato di quel conflitto e non aver partecipato al corteo dei sindacati istituzionali del Primo Maggio a Città del Messico, che sostenevano quegli scioperanti, mentre realizzava un più piccolo, ma significativo corteo, di 40.000 aderenti all’Altra Campagna, dall’Ambasciata Americana al Palazzo Nazionale.

”Compagni e compagne, dobbiamo prepararci anche alla repressione” aveva detto Marcos lo scorso settembre. La repressione non è cominciata ad Atenco (né a Lázaro Cárdenas). Dietro il mito costruito dai media che il Messico è transitato alla “democrazia” c’è la realtà che la repressione di Stato contro i movimenti sociali oggi continua, con Vicente Fox, con la stessa furia del presidente precedente, Ernesto Zedillo, del PRI. E questo ci riporta ai sistemi di comunicazioni stabiliti dall’Altra Campagna – le liste di email citate in precedenza, le pagine web, ecc. – perché il sistema di comunicazioni zapatista è molto evoluto nei quattro mesi precedenti il 3 maggio ad Atenco e questo è quello che è riuscito a cambiare la storia da come avrebbero voluto che fosse quelli al potere.

Il 10 gennaio, nei primi giorni del viaggio nazionale dell’Altra Campagna, in Chiapas a Marcos furono consegnate le lettere di due prigionieri politici ed attivisti sociali: Horacio Enriquez Escobar, in prigione da sette anni con una condanna a sei, e Santana Campos Perez, in carcere da settembre con l’accusa di omicidio. Marcos e la Commissione Sesta le ha spedite alla mailing list di tutti gli aderenti in Messico.

Quello che successe, subito dopo, furono altre denuncie nella casella postale di Marcos sulla repressione subita per le opinioni o attività politiche, spesso a causa del coinvolgimento nell’Altra Campagna. E così è diventato prassi dell’Altra Campagna condividere le denuncie di repressione contro qualcuno degli aderenti.

Da allora, più di 70 denuncie di repression e – escludendo quelle di Atenco-Texcoco – sono arrivate per questa strada. Esse comprendono tre omicidi politici di leader indigeni in Messico nei primi quattro mesi del 2006; cronache di arresti illegali (incluso di giornalisti), pestaggi, un rapimento con somministrazione forzata di droga, irruzioni nelle case di operatori dei diritti umani in Chiapas, intimidazione e sorveglianza di attivisti sociali, taglio di fondi statali e programmi sociali in comunità e ad un’università che aveva accolto il Subcomandante Marcos durante il suo giro, attacchi di stile paramilitare a persone che distribuivano volantini e manifesti, un avvocato dei diritti umani accusato di detenzione di stupefacenti. In maggioranza questi sono casi di repressione contro aderenti dell’Altra Campagna come ritorsione per aver tenuto una riunione o un’assemblea, o – nel caso di 73 contadini arrestati in Hidalgo, o 26 che protestavano al Forum Mondiale dell’Acqua a Città del Messico – una dimostrazione pacifica, o nel caso degli 80 giovani attaccati dalla polizia in Jalisco mentre si svolgeva una festa. O, l’8 marzo, il caso dell’attivista ambientale Lucilia Gonzalez, arrestata illegalmente dalla polizia mentre partecipava, come invitata, nella sala del Congresso Statale di Cuernavaca, alla celebrazione per la Giornata Internazionale della Donna.

Come è stata la regola in Messico nel corso dei sei anni passati, questi attacchi contro le persone decenti da parte di uno Stato repressivo, come punizione per parlare chiaro e partecipare alla”democrazia”, non vengono diffusi dai media. Le organizzazioni dei diritti umani come Human Rights Watch ed Amnesty International non dicono niente o non fanno niente per loro. E nella maggior parte dei casi le persone sono lasciate a marcire in prigione, o ferite, o morte, da sole, in silenzio.

L’Altra Campagna, col sistema di comunicazioni orizzontale ha sviluppato, ed il suo etico “tutti per uno”, ha cominciato a dare risultati. In alcuni casi, la solidarietà nazionale ed internazionale sviluppate ha portato a rapidi risultati: Nicanor Salud di San Blas Atempa, Oaxaca, è stato rilasciato lo stesso giorno del suo arresto quando una folla ha circondato l’ufficio del pubblico ministero e l’ha liberato senza uso di armi. Il rilascio, dopo due notti di prigione, dei giornalisti di Narco News e di altre persone arrestate illegalmente a Oaxaca il 1 maggio. La liberazione del prigioniero politico Jacobo Silva dopo che L’Altra Campagna aveva rivelato cosa gli era stato fatto. La liberazione di Damaso Villanueva dalla prigione in Chiapas. Ad Atenco, 188 delle 217 persone arrestate il 3 e 4 maggio sono fuori di prigione (anche se la maggior parte ha carichi pendenti e cinque sono stati espulsi). Ma se non fosse stato per la solidarietà delle Altre Reti di Comunicazione, avrebbero potuto essere ancora tutti dentro, o peggio, scomparsi.

Una regola principe dei sondaggio d’opinione (il sottoscritto, anni fa, ne ha realizzati e condotti molti) è che, per avere risultati realistici, devono essere intervistate almeno 400 persone. In meno di cinque mesi di Altra Campagna, più di 400 aderenti e attivisti sociali sono stati arrestati da un regime repressivo. Questo è il sondaggio – una rilevazione della repressione – che si vede dal basso e che continua a generare la ribellione sociale di cui si è molto preoccupato questa settimana quel sondaggista dell’alto.

E così, alla fine, una visione chiara di quello che sta accadendo in Messico realmente non richiede – come dicono gli analisti del Pentagono – la “top sight”. Richiede una “bottom sight”, la visuale dal basso. Da questa visuale, la repressione è fallita ed il sistema è rotto più di quanto ci si aspetti. E a quelli che, nella loro concezione o nozione privilegiata della civiltà credono che questa crisi possa essere risolta da un’elezione, o che ci possa essere un’elezione equa e libera in un paese dove esiste una tale repressione di Stato, o che questa tempesta sociale cesserà a breve, raccomandiamo di sviluppare meglio la “bottom sight”. Oggi, ogni quindicenne con un modem può sviluppare una “top sight” che fa concorrenza con quella dei governi. Acquisire la “bottom sight” comporta condividere i rischi di quelli che lottano dal basso.

È questa “bottom sight” che dà a Marcos e all’Altra Campagna un vantaggio strategico su quelli che hanno lo Stato ed i mass media al loro servizio. E’ quello che gli ha dato la possibilità di imporre recentemente – per la prima volta nella storia – le sue condizioni a Televisa e ad altri media per rilasciare interviste non tagliate e non censurate. In una di queste interviste lo ha spiegato nel modo seguente: L’Altra Campagna non sta generando i conflitti. Sta facendo il conflitto, che sta montando dal basso, visibile. E facendo così, ha, di nuovo, inventato un modello per un’Altra Rete di Comunicazione che ogni serio attivista sociale può cominciare ad usare.

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