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Narco News Issue #43

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Cauzioni fino a 4 milioni di pesos per i detenuti oaxaqueñi inviati a Nayarit

La PFP ha mozzato due dita ad una professoressa della UAM


di Jaime Áviles
La Jornada

4 dicembre 2006

Cauzioni fino a di 4 milioni di pesos, sono le più alte fissate dai tre giudici penali del penitenziario di San José del Rincón, in Tepic, Nayarit, per i 141 cittadini oaxaqueñi, 35 donne e 106 uomini che sono detenuti lì accusati di “sedizione”, “associazione delittuosa”, “incendio” e “resistenza”, tra il resto. Questo ha annunciato ieri sera Carlos Andrés del Campo Ortega, rappresentante della Lega Messicana di Difesa dei Diritti Umani (Limeddh).

Cuauhtémoc Mendoza Ramírez, abitante del Distretto Federale, ha denunciato che a sua sorella Bianca, di 53 anni, elementi della Polizia Federale Preventiva hanno mozzato “due dita della mano sinistra“, durante l’attacco dei poliziotti nell’atrio del tempio di Santo Domingo il 25 novembre nel centro storico di Oaxaca.

Lei mi ha raccontato che in mezzo ai lacrimogeni, agli colpi ed ai colpi non si è resa conto di quando ha perso le dita” – ha spiegato Mendoza Ramírez, per telefono da Tepic, prima di aggiungere: “grazie a questo non l’hanno torturata in prigione” di Miahuatlán.

Blanca Mendoza Ramírez è professoressa della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Autonoma Metropolitana e, in mezzo agli scontri del 25 novembre, è stata fermata perché “stava facendo un lavoro di campo” sul movimento che chiede la rinuncia del governatore Ulises Ruiz, ma “non appartiene all’APPO (Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca)” – ha sottolineato suo fratello.

Davanti al disagio dell’iniziativa privato nayarita che ha guardato con autentico orrore l’arrivo degli “oaxaqueñi” al presidio de El Ricón che, per certo, non è di “massima sicurezza”, come insistono a descriverlo alcuni commentatori, i parenti dei detenuti ed un ventaglio di organizzazioni solidali marceranno oggi, lunedì, per le strade del centro di Tepic per esigere la libertà immediata dei 141 prigionieri politici.

Nonostante le voci circolate venerdì che il gruppo sarebbe “restituito” alle prigioni di Miahuatlán e Tlacolula, in Oaxaca, i tre giudici penali de El Rincón hanno formalizzato il carcere agli arrestati per i reati di “incendio” e “danni” contro il Tribunale Superiore di Giustizia dello stato di Oaxaca, una lunga lista di hotel e motel, un negozio di artigianato appartenente alla Confederazione Patronale della Repubblica Messicana e la linea di Autobus d’Oriente (ADO).

Gli atti di formale prigione sono stati spiccati contro quelli accusati di “sedizione”, “associazione delittuosa” e “resistenza” a danno della “società oaxaqueña” in astratto. Le cauzioni vanno da 4 milioni di pesos, le più alte, “e poi più basse” ha spiegato Del Campo Ortega, attivista della Limeddh che assiste direttamente in Tepic i parenti dei carcerati politici che da giovedì sono fissi in un improvvisato accampamento di fronte al palazzo del governatore priísta, Ney González.

Quel giorno, di mattina, il governatore, il quale è accusato dal PRD di aver ottenuto la sua carica mediante una frode elettorale nel 2005, si era fatto eco della protesta di imprenditori e commercianti nayariti, secondo i quali “la presenza degli oaxaqueñi è indesiderabile perché scoraggerà gli investimenti produttivi” nello stato.

Aveva pure accusato di “mancanza di rispetto per Nayarit” l’ex-presidente Vicente Fox, per aver inviato a El Rincón i 141 detenuti a Oaxaca “senza averci tenuto in considerazione“, dato che “siamo un stato che non dà problemi alla Federazione, allora la Federazione non deve portarci i suoi problemi“.

Dopo essersi identificato con i richiami dell’iniziativa privata locale, González ha però affermato che avrebbe offerto “ogni appoggio ai parenti degli imputati (sic) che vengono a visitarli“. In effetti, non ha impedito l’installazione di un accampamento davanti al palazzo di governo ma, immediatamente, come per magia, è apparsa una fiera davanti all’accampamento “affinché non si veda” – ha denunciato Carlos Andrés del Campo che insiste nell’importanza che organizzazioni di difesa dei diritti umani del Messico e del mondo si uniscano alla lotta per la liberazione dei prigionieri politici di Tepic ed ha dato una e-mail amadhmexico@hotmail.com per comunicare e per tutti quelli che desiderano avere altre informazioni.

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)

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