<i>"The Name of Our Country is América" - Simon Bolivar</i> The Narco News Bulletin<br><small>Reporting on the War on Drugs and Democracy from Latin America
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Narco News Issue #43

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Racconto per bambine da uno a 100 anni (ci riserviamo il diritto di ammissione)

“Dedicato a Mama Corral, del Comitato delle Madri dei Desaparecidos Politici di Ciudad Juárez, Chihuahua, Messico, alle bambine indigene del Messico ed a tutte le bambine del Messico e del mondo”


di Subcomandante Insurgente Marcos
Enlance Zapatista

10 gennaio 2007

Intervento dell’EZLN alla Tavola Rotonda “Costruendo Contropoteri” – 3 gennaio 2007
Racconto per bambine da uno a 100 anni 
(ci riserviamo il diritto di ammissione)
Subcomandante Marcos

Dedicato a Mamma Corral, del Comitato delle Madri dei Desaparecidos Politici di Città Juárez, Chihuahua, Messico, alle bambine indigene del Messico ed a tutte le bambine del Messico e del mondo

ELIAS CONTRERAS, COMMISSIONE DI INVESTIGAZIONE DELL’EZLN, RACCONTA ALLA MAGDALENA LA STORIA DELLE STELLE CHE CADONO

Il fatto è che non è che cadono, sembra che cadano, ma non cadono -, disse Elías Contreras alla Magdalena quando, seduti su una delle colline che circondano La Realidad zapatista, videro, all’alba di qui, una veloce linea di luce ferire la lavagna maculata dell’alba.

Fu quella volta in cui La Magdalena accompagnò Elías, quando la sua ricerca del Male e del Malvagio li portò fino alle montagne del sudest messicano.

La storia me la raccontò poi Elías, e non me la sono più ricordata fino a che, nella terra del Comca´ac, il Seri, nel nordovest del Messico del basso, una pioggia di stelle mi rinfrescò la memoria.

Era l’alba. Come parte del viaggio iniziale della Commissione Sesta dell’EZLN nell’Altra Campagna, eravamo arrivati fino alle minacciate terre della Nazione Comca´ac, o del popolo indio Seri, che è anche conosciuto così.

Parlando con uno dei capi, camminavamo ai bordi della spiaggia, di fronte alla maestosa figura dell’Isola del Tiburón, il cuore di questo popolo degno.

Il popolo Seri è un popolo guerriero. Per secoli è stato molestato, vessato e perseguitato da distinte tribù predatrici.

L’ultima di queste bande di malviventi veste abiti di marca che usano i governanti federali, statali e municipali in Sonora, Messico, e vuole impadronirsi dell’Isola del Tiburón e trasformarla in un centro vacanziero di turismo di lusso. Il Seri resiste e difende il suo territorio, la sua cultura e la sua storia, di fronte all’ambizione di sempre, anche se adesso è mascherata di modernità.

Mentre nel cielo di quando in quando si stagliavano contorti raggi di luce che illuminavano sporadicamente il contorno meridionale dell’isola, il capo Seri ed io parlavamo delle sofferenze dei nostri popoli. I lampi si distanziavano sempre di più, come le nostre parole, ed arrivò il momento in cui il silenzio fu un’ombra nella notte ed in noi.

E l’ombra delle sofferenze dei nostri popoli si sarebbe fermata lì, se non fosse che, all’improvviso, una stella abbandonò il suo posto fisso e corse in basso verso il nostro mondo, cercando di baciare la terra. Alla prima ne seguì un’altra, ed un’altra. E per alcuni secondi sembrò che tutte le stelle cambiassero casa ed andassero ad abitare l’altro cielo, quello in basso, il nostro.

Il capo Seri ed io non dicemmo niente. In silenzio contemplavamo il segnale.

Io accesi la pipa.

Il capo Seri accese la parola e disse:

– “Così dissero i nostri antenati: che sarebbe arrivata l’ora” -.

Quando l’alba lasciò il posto al mattino e, invece di un’isola avvolta dalle ombre, sorse un cuore gigante in mezzo al mare, il capo Seri ballò e le donne della tribù cantarono. Non erano per noi né il canto né il ballo. Erano per la terra, la madre.

Avremo cura di te”, prometteva il messaggio. “Ti difenderemo”, diceva la promessa.

Fu allora che, ascoltando il canto guerriero dei Seris e guardando il ballo del capo indigeno, ricordai quello che mi aveva raccontato Elías Contreras, Commissione di Investigazione dell’EZLN, alcuni anni prima.

Forse qualche distratto, o distratta, secondo di chi mi ascolta, non sa chi sono (o erano, secondo il caso o cosa) Elías Contreras e La Magdalena. O ignorino che diamine facessero quei due quell’alba di gennaio, di alcuni anni fa, seduti su una piccola collina della zona tojolabal, in territorio zapatista.

Per ora vi dico solo che Elías Contreras era un indigeno zapatista, veterano di guerra, nella Commissione di Investigazione dell’EZLN per appoggiare alcuni dei Municipi Autonomi Ribelli Zapatisti. La Commissione di Investigazione è, per gli zapatisti, l’equivalente di quello che i cittadini chiamano “detective”. E la Magdalena era un cittadino omosessuale che lavorava per strada per raccogliere i soldi per operarsi e cambiare sesso.

Elías e la Magdalena si conobbero a Città del Messico, anche loro alcuni anni fa. La Magdalena diventò nostro compagno, o compagna, dipende, e fosse uomo, donna, o né uno né l’altra cosa, diventò zapatista. Lei, o lui, dipende, insieme a Nadie ed Elías Contreras, affrontarono al Male ed il Malvagio in una sfida che costò la vita alla Magdalena.

Ma questo che vi narro, anche se successo molte lune fa, si può immaginare come se accadesse ora, al presente, e che siamo spettatori privilegiati di come l’amore, quell’impertinente, si può anche nascondere, e così mostrarsi da questa parte, nelle parole.

Immaginiamo dunque…

L’alba nel nostro di qua. Un lungo e profondo cielo macchiato di piccole luci. Due figure come ombre sotto la doppia ombra della notte e dell’albero.

(La Magdalena ha poggiato il capo sulla spalla di Elías e, senza dire parola alcuna, ha sollevato la mano per indicare la stella fugace che ha rotto la monotonia di un cielo stufo di stelle immobili.)

Nonostante la distanza di calendario che li separa, e lo sconcerto che suscita ad Elías sapere che la Magdalena è un uomo che non lo è e che è una donna che nemmeno lo è, il compagno Commissione di Investigazione dell’EZLN, Elías Contreras, si è auto assegnato il ruolo di maestro-tutore-padre-fratello-maggiore e timido ammiratore della Magdalena.

Inoltre, Elías si trova a casa sua e come tale si sente obbligato a rendere conto di tutto quello che succede in queste terre, cosicché incomincia a raccontare una storia che, come tutte quelle che inventa Elías per dire o spiegare qualcosa alla Magdalena, costruisce passo a passo senza sapere bene dove andrà a finire. Dunque lasciamo che continui lui:

– Raccontano i nostri più antichi vecchi che prima ci fu un tempo molto remoto -.

- Quel tempo era molto nuovo, dicono i nostri vecchi saggi. Era come un neonato e forse non sapeva nemmeno camminare -.

(La Magdalena assente in silenzio e la sua immaginazione evoca una bimba piccola che tenta di compiere i suoi primi passi.
Anche Elías, chissà per quale causa, ragione o motivo, incomincia ad immaginare una bambina e continua a parlare).

Ancora non sapeva camminare e procedeva a scossoni, inciampando percorreva il tempo. Come una bimba che sta appena imparando che quelle che ha ad una delle estremità del corpo, le gambe, servono, oltre che a mettersi le dita in bocca, a camminare. E la creatura va aggrappandosi alle gambe della mamma o di una sedia o di un tavolo o di niente, e zac!, a terra dunque.

(La Magdalena ed Elías immaginano, in stereo, una bambina che cade di sedere, si guarda intorno per vedere se ci sono testimoni e fare un rapido calcolo se valga la pena piagnucolare o no. I due sorridono senza guardarsi. Elías continua il suo racconto).

Allora, siccome quel tempo molto primo non camminava ancora bene, tutto procedeva molto lentamente.

Non come adesso, che il tempo è ormai grande e va di corsa.

Vedi, in un attivo sono già più di 10 anni che ci siamo sollevati in armi contro il governo maledetto. Che è più di una decade.

E “decade” è una parola nuova che ho imparato e che vuol dire che sono dieci anni, cioè che per non dire “dieci anni” si dice “decade” e così sembra che non siano dieci anni, ma lo sono, be, secondo il caso o cosa. Perché, per esempio, se uno dice che va a scuola da una decade e non passa di livello, fa meno male che dire che va a scuola da 10 anni e non impara. Per esempio…

(La Magdalena si volta a guardare Elías con una chiara faccia da “stai-divagando-caro” ed Elías comprende che la Magdalena sa già che cosa vuol dire “decade”, e dà per concluso questo argomento e prosegue).

Be, siccome tutto procedeva molto lento, tutto e tutti avevano il modo ed il tempo di fare molte cose.

Per esempio per conversare.

Ossia per parlare ed ascoltare.

Come orami vedi, Magdalena, i cittadini, o cittadine, dipende, raramente hanno modo e tempo per fare conversazione. Io credo che sia per questo che quando incontrano uno zapatista, od una zapatista, dipende, incominciano a parlare e poi non c’è modo di togliergli il microfono…

(La Magdalena guarda Elías con un gesto di rimprovero. Elías si difende)

Be, io non sto dicendo niente. È il Sup che dice così, che i cittadini afferrano il microfono e non lo mollano più, che è come se avessero la colla sulle mani, ed a me è successo una volta, in città, mentre andavo a lavarmi i denti e non succede che invece del dentifricio ho strizzato colla sullo spazzolino, ma il fatto è che i tubetti sono proprio uguali e così sono stato per un po’ con i denti ben chiusi mentre non andava giù niente fino a che dimagrii un bel po’ e tutti mi dicevano che era a causa della rabbia, perchè quando uno diventa coraggioso perfino i denti stridono e non mangia, ma io non stridevo proprio niente se non li potevo nemmeno muovere, cioè i miei denti erano immobili…

Quindi, “immobile” è una parola nuova che ho imparato che vuol dire che non si muove, che se ne sta lì, che non succede niente e allora…
(Ora non è la Magdalena che ha esortato Elías a riconcentrarsi sull’argomento, ma lui stesso).

Quindi, risulta che i primi dei, quelli che hanno creato il mondo, sono venuti fuori molto chiacchieroni.

E siccome erano occupati a chiacchierare, non si preoccupavano di fare le cose di cui il mondo aveva bisogno perché fosse giusto, ovvero, completo.

Ed allora la terra, nostra prima madre, siccome gli dei tardavano nelle loro faccende, anche lei si dedicò alla conversazione.

Ma, siccome non c’erano nemmeno molti con cui parlare, la terra si mise a conversare con le cose che anch’esse si muovono ma in cielo.

Cioè con le nuvole, il sole, la luna, le stelle, e forse alcuni uccelli, non si sa molto perché non sappiamo se i primi dei avevano già creato gli uccelli.

E così la terra e quelli che percorrono il cielo discutevano. E dagli a lamentele e lamentele.

La terra diceva:

”No, questi dei saranno molto primi ma sono anche molto pigri. Mi hanno messo solo qualche cespuglio e pochi fiumi e laghi, ed il mare l’hanno scaraventato lì e si è spezzato in sette parti e adesso, come si dice, mi sono rotta, perché anche io sono rimasta tutta a pezzi. E sarà un caos con la geografia e gli intercontinentali”.

E le nuvole dicevano:

”Sì davvero, pigroni e pasticcioni che non sono altro. Guardatemi, a me mi hanno fatto molto grassa, mentre l’altra mia compagna l’hanno lasciata tutta rinsecchita. Ora vanno in giro a dire che io mi pappo il suo cibo. E poi questo colore di vestiti sporchi che mi hanno messo addosso. E quella così bianca che si crede pura, mentre sappiamo bene che se la spassa.”

”E poi – parlava la nuvola indebolita -, prima ci hanno fatte dure affinché non ci spazzasse via il vento chissà dove e chissà ché. Ma poi stavamo cadendo per quanto eravamo pesanti. E poi gli uccelli si prendeva capocciate quando urtavano contro di noi, e immaginati cara, che distruzione ed un vero massacro che sembrava perfino che il capitalismo neoliberale si fosse anticipato nel calendario. Quindi ci hanno rifatte leggere, benché alcune già lo fossero, come la tipa che se la tira, e a quella sì non le hanno tolto il peso.”

E così la terra e chi si muove in cielo trascorrevano il tempo tra chiacchiericcio, pettegolezzo e maldicenze.

E dicono i nostri vecchi che la terra, nostra prima madre, non sparlava, ma ascoltava soltanto, perché neanche poteva andarsene altrove, cioè stava lì e non c’era modo di dire: “Bene ragazze, ora devo andare perché mi si stanno bruciando i fagioli”, se non aveva neppure fagioli, perché quegli de, i più primi, non si curavano di niente, tanto meno di fare i fagioli.

Dunque la terra doveva sopportare di sentire stupidaggini e mediocrità, ma sentiva anche cose buone ed intelligenti, perché c’era di tutto c’era nell’altra camp… scusate, nell’intergalat… scusate, nel mondo, anche se il mondo non era ancora il mondo, ma era piuttosto una prospettiva disordinata, cioè era sempre un casino e dappertutto. Questo della “prospettiva disordinata” te lo spiego dopo, Magdalena, adesso non interrompermi perché arriva il grosso del racconto…

(La Magdalena adesso fa una faccia da “sto dicendo forse qualcosa”. Elías sembra soddisfatto e prosegue…)

Bene, sembra che la terra parlò anche con i mames, così i nostri antenati chiamavano gli dei che facevano la pioggia, gli dei del tuono.

E risulta che, tra un pettegolezzo e l’altro, la terra aveva fatto un patto con quelli che camminavano in cielo.

Il patto era che, quando quelli che percorrevano le nuvole si stancavano, la terra lasciava che in lei trovassero riposo, si riposassero, o che solo scendessero a guardare le cose dall’altra parte, cioè dal basso.

In cambio di questo, la terra, la madre prima fra tutte, chiese solo che quelli che camminavano il cielo la aiutassero quando ne avesse avuto bisogno.

E non arrivò il giorno, perché ancora gli dei non avevano fatto il giorno.

E non arrivò la notte, perché neanche lei avevano fatto.

Quindi quella che arrivò fu l’alba in cui finalmente gli dei si diedero ormai ragione di creare gli uomini e le donne.

Questa storia di come i primi dei crearono gli uomini e le donne è un’altra storia e credo di averla già raccontata e se no, la racconterò in un’altra occasione.

Quindi gli dei crearono gli uomini e le donne della terra, cioè diedero incarico alla terra di essere la loro mamma, cioè di metterli al mondo crescerli.

Quindi risulta che questi dei fecero così gli uomini e le donne ma li gettarono lì così, senza vedere se avevano cibo per non rendere triste il giorno.

Li crearono senza niente, questi dei non diedero nemmeno un piccolo pozol a questi primi uomini e donne.

E la terra, come la buona madre che è, non se ne stava lì a guardare uomini e donne andare da una parte all’altra senza niente da mettere in pancia.

Quindi la madre terra va tutta preoccupata, be, non va, perché la terra non cammina, ma se ne sta tranquilla al suo posto, anche se improvvisamente come se avesse la febbre o chissà cosa, trema e si contorce ed è un disastro. Ma a quel tempo, siccome tutto procedeva molto pian pianino, anche quando tremava non si sentiva niente.

Dunque, allora la terra, nostra madre, va con la sua preoccupazione che gli uomini e le donne non hanno mangiato. E non c’era modo di dare loro latte dal seno, perchè la terra non ha seni…

Bene, e la terra, la mamma più prima, pensa e ripensa che cosa fare…

Ed allora la terra nostra madre pensa che bisogna fare un’indagine. Allora incarica del lavoro un caracol. Ovvero, la prima Commissione di Investigazione fu il caracol. Allora la madre terra dice al caracol:

”Senti caracol, vanno dicendo che c’è un cibo molto buono che si chiama ‘mais’ ma non si sa dove sta, allora vai a cercare e poi torna e dimmi dove sta, ma sbrigati perché i miei bambini e bambine stanno aspettando il loro cibo.”

Allora il caracol andò via di corsa e percorse tutto il mondo, che non era ancora molto grande, è solo la pura verità. Poi il caracol ritornò e disse alla madre terra:

”Senti madre Terra, ho trovato il cibo di cui parli, ma è conservato in una pietra molto dura.”

Allora la Terra, nostra madre, chiamò tutti gli animali, che nemmeno erano molti, è la pura verità, e disse loro:

”Sentite, prendete tutti i vostri attrezzi e correte dove vi dirà il caracol e rompetemi quella pietra e portatemi quello che c’è dentro per dare da mangiare alle mie figlie ed ai miei figli”.

E tutti gli animali vanno lì, e dagli e dagli alla pietra ma non si scheggia neanche un tantino. E tutti ritornano esausti e dicono alla terra che non si riesce, che è più dura della testa di un politico.

Allora, il caso, o la cosa, dipende, c’era uno dei mames, degli dei del tuono, che si chiamava YALUC, che era il più grande ed il più antico, quindi il più esperto.

YALUC e la terra, la nostra rima mammina, andavano d’accordo, discorrevano molto di cose importanti che insegnavano ed imparavano.

Allora la terra, nostra madre, chiama YALUC e gli racconta del problema che ha. Quindi YALUC lanciò alcuni tuoni sulla roccia, quella pietra, ed il pietrone si accartocciò e poi si aprì e YALUC afferrò il mais e lo consegnò agli uomini ed alle donne.

Ma gli uomini e le donne non sanno che fare col grano di mais e lo lasciano gettato li.

Allora, nostra madre la terra copre il grano di mais perché non soffra il freddo e da lì comincia ad uscire una piantina che inizia a crescere e dà alcune buone pannocchie e poi YALUC lancia un tuono ed il grano di mais frigge e si creano i popcorn di mais, anche se un po’ bruciacchiati, sì, perché il raggio che lanciò era molto forte. Quindi, i primi uomini e donne la primissima cosa che mangiarono furono popcorn di mais ed andarono nel negozio a comprare una salsa Valentina, si chiama, credo, e guardarono dei film e si strafogarono di popcorn e diedero di stomaco… e tan-tan

(La Magdalena si volta a guardare Elías tra l’intrigata e l’arrabbiata. Elías sorride e dice…)

Dai! Non è così, l’ho detto solo per vedere se ti fossi addormentata…

Be, no, la storia è che sì nacque la pianta di mais, ma non era mais da popcorn, ma mais mais, quello buono, cioè non era transgenico. Quindi la terra, nostra madre, parlò agli uomini ed alle donne e spiegò loro come fare il pozol e le tortillas ed i tamales ed il marquesote e non gli fece male la pancia, e tan, tan.

(La Magdalena guarda stupita Elías e gli chiede)

E tutto questo cosa ha a che vedere con le stelle cadenti?

Ah, sì certo, me n’ero dimenticato! -, risponde Elías.

Bene, risulta che quei primi uomini e donne, gli originari, che sono i popoli indios, furono molto grati con la madre terra e dissero che ne avrebbero preso cura per sempre. Quindi gli uomini e le donne primi pensarono che cosa sarebbe stato se si dimenticavano o si innamoravano e si distraevano e non si accorgevano se la terra aveva qualche problema; fecero dunque un’assemblea con la terra, nostra madre, e con YALUC e con quelli che percorrono il cielo, e tutti fecero un accordo.

E l’accordo è che alcuni uomini e donne saranno i guardiani della terra, della montagna, dei fiumi, dei mari, delle valli, dei venti. E questi guardiani se ne staranno tranquilli, come addormentati, e se la madre terra corre qualche pericolo o ha un problema, allora chi cammina in cielo avvisa gli uomini e le donne originari, i guardiani, perché si destino e facciano qualcosa.

L’accordo era che l’avviso arrivava quando YALUC e gli dei del tuono, scuotono il filo che sostiene le stelle che sono appese al tetto del mondo, e le stelle scendono per avvisare gli uomini e le donne che la terra è in pericolo.

Dunque le stelle che cadono non cadono, ma avvisano i guardiani che è ormai giunta l’ora…

La Magdalena, con una concretezza che sarebbe auspicabile in qualunque plenaria dell’Altra o dell’Intergalattico, dice:

Ho due domande:

Prima: Perché dici che il caracol è corso a cercare il mais se il caracol cammina molto piano?

Elías sorride e risponde:

Il caracol cammina lentamente. Ma a quel tempo, il tempo trascorreva molto molto piano, quindi il caracol camminava velocemente a quel tempo. E quello che successe è che, quando il tempo cambiò tempo, non avvisarono in tempo il caracol. Quindi, il caracol non cammina lentamente, c’è che ha un altro tempo.

La Magdalena applaude e ride. Poi aggiunge timorosa:

Bene, la seconda domanda è: dici che le stelle che cadono, be, che non cadono, avvisano i guardiani della terra che è giunta l’ora, l’ora di che?

Elías Contreras fa la voce seria e, indicando un lungo e fugace graffio di luce nel cielo, dice:

Di svegliarsi.

Tan-tan.

Libertà e giustizia per Atenco!

Libertà e giustizia per Oaxaca!

Dalle montagne del Sudest Messicano
Subcomandante Insurgente Marcos
Messico, Gennaio 2007

P.S. – Elías Contreras e la Magdalena sono ancora seduti di fronte all’orizzonte d’oriente. È la Magdalena a rompere il silenzio:

– Senti Elías, immaginati che riesco a farmi operare e diventare donna. Forse perfino ad avere figli. Se avrò una bambina, le metto solo minigonne -.

– Non se ne parla -, dice all’improvviso Elías, – mia figlia non si mette quelle gonne minuscole. Solo gonne fino alle caviglie. O pantaloni, come le insurgentas -.
La Magdalena lo guarda tra sorpresa e lusingata, e domanda:

– Tua figlia? -

Allora, il nominato dal Sup come Commissione di Investigazione dell’EZLN, quello che ha risolto i casi più complicati nei territori zapatisti, quello che non ha avuto paura di andare da solo a Città del Messico, quello che ha affrontato senza titubare il Male ed il Malvagio ogni volta che li ha incontrati, Elías Contreras, veterano di guerra dell’EZLN, si vergognò talmente che nemmeno le ombre dell’alba riuscirono a nasconderlo. Con molto sforzo riuscì a dire:

– Andiamo adesso, sta rinfrescando ed il freddo può farti male -.

Scendendo la collina, in maniera naturale, la Magdalena prende la mano ad Elías Contreras. Arrivano al villaggio col sole che si affaccia da un angolo. La Magdalena si stringe nel suo scialle, Elías Contreras suda come non mai in vita sua…

Bene.

Il Sup sorride, mentre una stella corre tra le braccia della terra.

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