<i>"The Name of Our Country is América" - Simon Bolivar</i> The Narco News Bulletin<br><small>Reporting on the War on Drugs and Democracy from Latin America
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Narco News Issue #45

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Conferenza del SCI Marcos in Tepic - Nayarit - 26 maggio

In alto e in basso: la situazione nazionale a metà del 2007


di Subcomandante Insurgente Marcos
Enlace Zapatista

7 giugno 2007

Vogliamo ringraziare l’Altra in Nayarit, il Partito dei Comunisti e la Gioventù Comunista del Messico, per l’opportunità che ci danno di prendere la parola. Quelle che presenteremo sono alcune riflessioni, realizzate a partire da questa seconda tappa dell’Altra Campagna nel nord del nostro paese. In attesa di un’elaborazione più dettagliata e meditata, rappresentano, come zapatisti, il nostro sguardo e l’abbraccio attuale a questo dolore che chiamiamo la Patria messicana.

I – La Situazione Nazionale in Alto

E come nuovo simbolo nazionale… uno spot pubblicitario.

Messico, quasi già a metà del 2007. Nei sei primi mesi di Felipe Calderón, è trascorso tutto un sessennio. Nascosto dietro i lembi delle camicie verdeoliva dei militari, Calderón non ha fatto neanche finta di governare. È solo un elemento decorativo nella pompa magna dei festeggiamenti e delle riunioni militari.

Dietro lui, corrono a mettersi in fila, pazzi di gioia, i governatori di tutto lo spettro politico e la maggioranza dei parlamentari, mentre i magistrati, con calcolata parsimonia, rivedono le spoglie della Costituzione e delle garanzie individuali che proclama, mentre con celerità riscuotono stipendi e prebende.

Divisa nella sua neofilia dentro all’esercito, ai mezzi di comunicazione ed alla Chiesa, la classe politica messicana riconosce che è ormai incapace di governare. Come nelle corti decadenti, questi buffoni, con pose da nobili e vicerè, cercano nell’ingiustizia e nella forza un sostegno che la legittimità nega loro da molto tempo.

Ma l’esercito e la Chiesa sono ancora sotto il dominio mediatico. Il loro lustro o discredito dipende dai dettami dei tavoli di redazione dei media scritti ed elettronici.

È di moda il verde oliva? Allora tutti a cantare lodi ad un esercito che sta compiendo lavori di polizia interna, cioè violando le leggi fondamentali ed i suoi stessi regolamenti interni. Le baionette possono fare molte cose, però non servono per sedersi su di loro.

I militari non sono fotogenici ed i pulpiti sì? Allora a corteggiare vescovi e cardinali. Che importa la costituzione o la tradizione laica dello Stato Messicano! Si cerca di sopravvivere e la sopravvivenza politica in questo Messico di oggi, dipende da quanto tempo si appare sui media. Il “rating” è il nuovo indice di valore politico. La “realtà” alla quale si riferisce è costruita dalle ditte di sondaggi.

Qualcosa è successo lassù in alto, visto che ormai non c’è nemmeno più una vernice di professione politica… né di vergogna.

I mezzi di comunicazione sono ora il nuovo referente nazionale.

Non più gli eroi nazionali, le feste tradizionali, i costumi autoctoni, gli sport, le relazioni di governo di governatori e presidenti.

Ora i titolari dei notiziari televisivi e radiofonici, così come le prime pagine della stampa, ci dicono e dicono al resto del mondo come vanno le cose in Messico.

Basta uno sguardo un minimo critico, per rendersi conto che quello messicano è un sistema politico moribondo, instabile, senza riferimenti solidi.

La Situazione Nazionale, da qualsiasi parte la si guardi, è una catastrofe:

L’economia nazionale è stata abbandonata al viavai delle tormente del mercato internazionale.

La previdenza sociale è un mucchio di rottami in vendita.

L’educazione pubblica è una povera imitazione dei corsi di competizione personale ed imprenditoriale.

La politica culturale è una sezione messa in un angolino, molte volte nelle pagine degli eventi sociali, nei giornali della domenica.

La salute pubblica è un centro commerciale sporco, lordo ed inefficiente, il cui problema è dibattersi tra marchi o medicinali generici.

Niente, proprio nulla di ciò che è stata la colonna vertebrale dello Stato Nazionale resta in piedi.

Illusa, la classe politica messicana ha pensato che si trattava solo di dare il cambio al PRI nell’amministrazione e vendita del “corno d’abbondanza” chiamato Messico.

Ed invece no, perché ciò che è precipitato, insieme all’egemonia del PRI, è stato qualcosa di più. E ciò che è successo lassù in alto, nella “politica professionale” è solo un pallido riflesso di ciò che è successo e succede alle basi dello Stato-Nazione in Messico.

Distrutte le basi, le (in altri tempi) “regole” non scritte del sistema politico messicano si sono sgretolate. Tra queste, una che era fondamentale: quella della successione presidenziale. Quella tradizione nazionale chiamata “tapadismo” non esiste più.

E questi sono i tempi che corrono…

Senza nemmeno il minimo dell’ossigeno politico che permise a Fox di sopravvivere inizialmente come governante, Felipe Calderón vede con disperazione che neanche il suo stesso partito è con lui. Il suo mandato effettivo è finito nel momento in cui ha abbandonato come un ladro il Parlamento, dopo quella sfortunata cerimonia di insediamento.

Sostenersi grazie ai mezzi di comunicazione di massa non è stato sufficiente e, per quanto si vede, è pure insufficiente colmare di soldati le città e le strade.

Cosicché la corsa presidenziale è già cominciata.

E gli aspiranti sono già praticamente ben definiti: Marcelo Ebrard ed Andrés Manuel López Obrador per il PRD o per il nuovo partito che sta formando; Enrique Peña Nieto e Beatriz Paredes per quei rottami chiamati PRI, oltre a, per il PAN, una Martha Sahagún in via di riapparizione ed un Ramírez Acuña che sembra più un custode di un carcere che un politico di mestiere.

L’entusiasmo della classe politica messicana per la farsa insostenibile della lotta contro il narcotraffico (tutti sappiamo che non è altro che la lotta del cartello de Los Pinos per impadronirsi di tutto) nasconde due cose:

  • La criminalizzazione della lotta sociale che permetterebbe loro di controllare i residui di Potere che conservano.
  • L’attenzione mediatica sui fatti di sangue di questa “guerra” persa dall’inizio, permette ai politici messicani di misurare l’impatto nei sondaggi della “mano dura” applicata

Per questo, salvo López Obrador e Martha Sahagún (forse perché non hanno la possibilità di farlo), tutti gli aspiranti al 2012 esibiscono la loro forza mascherata da “ordine”. Anche se il caso di Marcelo Ebrard, invece di provocare ripudio e critiche, raccoglie gli applausi sempre più fuori luogo di un’intellighenzia progressista.

Di fronte al governo di Felipe Calderón, i “no” variano da una parte all’altra dello spettro politico. Anche se, dopo una previa e cauta occhiata al loro impatto nei sondaggi, con sempre meno entusiasmo, il PRI, il FAP e il movimento lopezbradorista criticano e dicono “no” alle azioni del governo di Calderón, ma in pratica questi “no” sembrano dire “io farei lo stesso, ma meglio”. Ed in quest’andazzo è il PRI che fa il primo della classe: non può che far ridere il fatto che il partito che si è retto per interi decenni al Potere grazie alla repressione, critici le sfacciate tendenze dittatoriali di Felipe Calderón Hinojosa.

Ma i “sì” sono gli stessi: sì alla politica economica, sì alla repressione, sì alla spoliazione, sì allo sfruttamento, sì al disprezzo.

Se il 1994 ha svelato la profonda crisi di tutto l’apparato di Stato: l’esecutivo, il legislativo ed il giudiziario; un ancora giovane 2007 ci mostra che a questa crisi si aggiungono pure la Chiesa, l’esercito… e l’unico punto di riferimento solido che rimaneva alla politica dall’alto: i mezzi di comunicazione di massa.

Sempre di più scende il numero dei lettori dei quotidiani ed i notiziari televisivi e radiofonici perdono audience e credibilità.

Quando i politici non convincono, quando i pulpiti non persuadono, quando i notiziari non inducono, quando le istituzioni non controllano, quando le prigioni si riempiono di attivisti sociali, allora manca poco a che le baionette non facciano più paura…

II - La Situazione Nazionale in Basso

E come territorio nazionale… un frazionamento in mani straniere.

Quattro sono le ruote sulle quali la neo-conquista capitalista cammina, ammazza e distrugge nel Messico in Basso: la spoliazione, lo sfruttamento, la repressione ed il disprezzo.

La spoliazione - Come non si era visto dai tempi della Conquista e della Colonia, la spoliazione delle terre ed il saccheggio delle risorse naturali in Messico assomiglia ad una gigantesca defalcazione con alibi legali.

Se prima erano l’oro e l’argento, ora sono l’acqua e la terra le ricchezze disputate dagli stranieri.

Se prima erano le spade e le croci gli strumenti di dominio, ora sono le leggi ed i trattati gli strumenti che legalizzano un furto sfacciato del territorio nazionale.

Se prima erano soldati e clero, ora sono legislatori e funzionari quelli che conquistano e reclamano, per la bandiera straniera del denaro, il suolo patrio e le sue ricchezze.

Che i popoli indios siano quelli più colpiti da questa guerra di neo-conquista non è nuovo. Ma ora si aggiungono a loro milioni di lavoratori della campagna e della città. Le terre ed anche le case ed i piccoli negozi sono spogliati attraverso sotterfugi legaloidi o con la sfacciataggine più impune, come è successo nel Barrio di Tepito, aggredito dal governo perredista di Ebrard in Città del Messico.

Ma non solo, i milioni di emigranti che devono andare negli Stati Uniti alla ricerca di condizioni minime di vita, soffrono la spoliazione della loro Patria. Entità della federazione che prima esportavano alimenti e manifatture, ora esportano uomini e donne che dovranno soffrire il calvario della clandestinità, prima di riuscire ad ottenere un lavoro stabile in una società che non è la loro e che li aggredisce e disprezza.

È così grande e sfacciato il furto in queste terre che, come ha detto il nayarita Don Salvador Castañeda, è, in poche parole, una spoliazione del territorio nazionale.

E, come tale, è dovere di ogni messicano e messicana onesti, fermarlo e invertirlo.

Lo sfruttamento - La gran bugia, la più evidente, degli ultimi governi panisti è l’impiego. Non si tratta solo più della precarietà dell’impiego, del lavoro senza sicurezza, senza contratto e senza salario stabile. Ora ci sono i licenziamenti di massa, la mancanza di opzioni lavorative per il lavoro qualificato, la criminalizzazione del commercio informale, la mancanza di appoggi alle imprese nazionale, la consegna sfacciata dei beni statali a compagnie straniere.

Le grandi imprese internazionali che hanno distrutto quella che una volta era l’impresa nazionale e l’hanno trasformata in pietoso prestanome, non offrono migliori condizioni di lavoro ai loro dipendenti, ma solo una quota più alta di sfruttamento, oltre ad aumentare lo sfruttamento del lavoro infantile e la discriminazione delle donne per ragioni di genere.

I lavoratori al servizio dello Stato, prima in condizioni migliori per le conquiste ottenute, ora si possono equiparare in instabilità e carenze a coloro che lavorano nelle maquiladoras.

Le lavoratrici ed i lavoratori in Messico, sia in campagna che in città, vivono in una situazione che pareva impossibile: cioè in condizioni di sfruttamento peggiori che nell’epoca del porfirismo… e della colonia.

Ma le lotte contro le riforme della legge dell’ISSTE, per migliori condizioni di lavoro, per aumenti salariali e per la riduzione dei prezzi dei beni di consumo vitali, continuano a crescere, così come continua a crescere la loro radicalità.

Oggi il magistero democratico ha la battuta d’avvio, ma si stanno aggiungendo sempre più settori di lavoratori e lavoratrici.

Le strade si tornano a riempire di ribellione e di combattive rivendicazioni di giustizia.

La repressione - La scandalosa ed illegittima condanna a più di 60 anni dei leader del Fronte di Popoli in Difesa della Terra, di San Salvador Atenco, così come la situazione illegale di decine di innocenti nelle prigioni dello Stato del Messico per i fatti di un anno fa, è solo un altro pezzo che dimostra la corruzione e la trascuratezza nel Potere Giudiziario in Messico.

Ma il governo di Felipe Calderón non si sta solo preparando per scatenare una repressione selettiva, che è stata un segno di identità dei governi priísti. Non è l’apparato di spionaggio governativo quello che Calderón rafforza, ma l’esercito. E l’esercito messicano si usa, tradizionalmente, per repressioni di massa.

Così come stanno le cose, non solo gli attivisti sociali ed i movimenti popolari sono gli obiettivi. Qualsiasi persona, anche se non ha nulla a che vedere, è nel mirino della macchina militare. I recenti operativi in Michoacán e nelle altre parti della Repubblica Messicana, col loro seguito di arresti illegali e di violazioni dei diritti umani, dimostrano che nessuno è in salvo. Tirar fuori all’esercito dai suoi quartieri è facile. Ma farlo ritornare all’ambito che gli compete non è altrettanto semplice. Perché il problema è che l’esercito si comporta come di fronte ad un nemico, non come di fronte a concittadini.

In Messico, le prigioni si riempiono di persone che lottano per i diritti sociali e di gente innocente che soffre l’oltraggio di un sistema di giustizia ridicolo e decadente. Intanto i veri criminali comprano candidature e diventano governanti.

Perfino le organizzazioni non governative che difendono i diritti umani e le libertà più elementari, sono perseguitate e sotto minaccia permanente.

Il disprezzo - L’indigeno si è gemellato col ragazzo, con la ragazza, la donna, il diverso per sessualità e sentimenti. Insieme condividono l’incomprensione ed il disprezzo di una morale fascista che, attestata dai pulpiti, dalle tribune legislative e dalle poltrone di governo, pretende di essere il nuovo dio che detta comandamenti a modo suo e con i suoi tempi.

Il razzismo non è ormai solo più culturale ed in accordo agli usi ed alle abitudini di una destra sempre più belligerante. Ora si fanno leggi, a volte dettate da governi “di sinistra” che penalizzano la diversità, banalizzano la persecuzione della diversità e trasformano in “crimini passionali” gli assassini di donne ed omosessuali.

In sintesi…

Le disposizioni e le azioni del governo di Calderón confermano l’analisi che avevamo fatto a metà del 2005: il paese si incammina verso un’esplosione sociale.

Di fronte a noi ci sono 4 alternative: quella di Calderón dell’uso indiscriminato della forza, cioè della repressione di massa; quella di un controllo graduale e di smobilitazione, cioè quella delle forze che mirano al 2012 per un ricambio ordinato, un cambiamento senza rottura; quella del caos e della guerra civile e, per finire, quella di una via d’uscita organizzata anticapitalista e di sinistra, cioè quella delle organizzazioni, dei gruppi, dei collettivi, delle famiglie e delle persone che partecipano all’Altra Campagna.

III - L’Altra Campagna – L’ora delle definizioni

Lungi ancora dalla meta, il movimento nazionale che si chiama “L’Altra Campagna” si definisce gradualmente. Continua a aggiungere più definizioni, oltre a quelle fondamentali, e più identità.

Contro le tendenze egemoniche e omogeneizzatrici, l’Altra Campagna si sta dotando di un’organicità che rispetta gli ambiti, l’indipendenza e l’autonomia di coloro che la compongono. Come se si costituisse un tutto nelle decisioni e nelle azioni fondamentali e fuori da ognuna delle sue parti, nella discussione, nella riflessione, nel dibattito e nelle decisioni ed azioni particolari.

Il fatto è che l’Altra Campagna è sopravvissuta come alternativa organizzativa alla sbornia postelettorale; si mantiene attiva nella lotta per la libertà e la giustizia per le nostre prigioniere ed i nostri prigionieri; il suo nome e il suo riferimento appaiono sempre più nelle lotte popolari in basso; nel suo seno si dibatte, si discute e si creano nuove modalità di lotta; le organizzazioni, i gruppi ed i collettivi che ne fanno parte crescono in quantità e qualità; la conoscenza mutua interna si è approfondita e, con questa, il rispetto tra diversi.

IV - I Compiti Immediati, secondo i/le zapatisti/e

1 – La comunicazione fluida. È necessaria una comunicazione più fluida tra coloro che fanno parte dell’Altra Campagna. Così si potrà dare continuità alla conoscenza mutua tra noi che siamo “gli altri e le altre”, crescerà il rispetto ed il cameratismo, e si formeranno nuove alleanze.

2 – Rete per azioni congiunte per rafforzare e far crescere le resistenze. Non solo di fronte alla repressione, anche nello sviluppo di un’altra cultura, un’altra arte, altro ed altro ancora.

3 – Il Forum Nazionale contro la Repressione - Con un gruppo importante di organizzazioni, gruppi, collettivi e persone aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, ci stiamo facendo eco delle considerazioni e proposte fatte all’interno della Conferenza di Organizzazioni Anticapitaliste di Sinistra (COPAI-Messico) nel Forum Nazionale Contro la Repressione dello scorso 6 maggio 2007 nel DF.

Consideriamo una necessità prioritaria ed urgente la lotta contro la repressione, in tutti i suoi aspetti e livelli. Repressione che si scatena dalle istituzioni dello Stato messicano contro gli attivisti sociali. Siamo convinti che l’organizzazione indipendente di quelli in basso e la loro mobilitazione cosciente costituisce l’unica garanzia per fermare ed impedire l’attacco che i potenti ed i loro governi hanno lanciato contro il nostro popolo.

Per questo abbiamo invitato tutti gli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona ed i membri dell’Altra Campagna (collettivi, organizzazioni, famiglie o persone) a partecipare al

FORUM NAZIONALE CONTRO LA REPRESSIONE

che si terrà domenica 10 giugno 2007 in Doctor Carmona y Valle 32, colonia Doctores, DF, a partire dalle 10 del mattino.

V – Le battaglie a venire

Saranno per rivendicazioni che hanno a che vedere con la nostra sopravvivenza come lavoratori e come Nazione. Le antiche bandiere della libertà, della giustizia e della democrazia torneranno, attualizzate, nelle mani di uomini, donne, bambini ed anziani messicani.

Per una casa degna, per la terra, per il lavoro, per la salute, per l’educazione, per l’alimentazione, per i diritti e la cultura indigeni, per il rispetto della diversità, per la difesa dell’ecosistema, per un’informazione veritiera e puntuale, per l’arte e la cultura, per l’indipendenza, la giustizia, la libertà, la democrazia, cioè per la pace, saranno le lotte che già si affacciano e crescono per strade, lungo le coste, per le montagne, in campagna, nei quartieri delle città, nelle scuole e nelle università, nelle fabbriche e nei negozi ed, infine, nel Messico che, in basso, non contiene nel suo dizionario la parole rassegnazione e resa.

VI - Il domani che nella notte in basso si gesta…

Durante questi due anni, da quel giugno del 2005 in cui è stata resa pubblica la Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, noi, prima l’EZLN e poi le organizzazioni, i gruppi, i collettivi, le famiglie e le persone che sono entrati nell’Altra Campagna, siamo stati accusati di settarismo e marginalità.

Nonostante che una volta e poi ancora abbiamo insistito che, coloro che ci criticano, guardino dove guardiamo, abbiamo ricevuto in risposta solo arroganza e superbia da coloro che hanno creduto che il domani si conquista con uno sforzo minimo.

Perché non camminiamo né dietro né davanti a coloro che vanno da un’altra parte, perché non guardiamo dove altri mettono la speranza e l’illusione, perché non ci sorprendiamo per la quantità senza organicità... per questo ci tacciano degli ‘ismi’ che trovano a portata di mano (che sono neanche molti, ed in più sono pigri) e dicono che rimarremo fuori dalla storia.

Ma quella storia per la quale sospirano in alto, non ci sarà.

Forse il conformismo, la rassegnazione ed il cinismo sembreranno una moda inappellabile, indiscutibile ed imbattibile.

Forse la libertà e la giustizia sembreranno impossibili durante la vigilia.

Ma forse la ribellione incomincia ad iscriversi un poco e con pochi.

Perché, nel calendario in basso, l’orologio col quale fanno camminare le ruote della storia avvicina le sue lancette ad una data che in ogni secolo si reitera: quella della lotta per la libertà, la giustizia e la democrazia in Messico.

Perché il domani, nella notte si gesta.

Da Tepic, nell’Altro Nayarit

Subcomandante Insurgente Marcos
Messico, maggio 2007

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