<i>"The Name of Our Country is América" - Simon Bolivar</i> The Narco News Bulletin<br><small>Reporting on the War on Drugs and Democracy from Latin America
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Narco News Issue #45

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Tra l’Albero ed il Bosco

Parole dell’EZLN alla Tavola Rotonda “Di fronte al saccheggio capitalista, la difesa della terra e del territorio”. 17 luglio 2007, Messico, D.F.


di Subcomandante Insurgente Marcos
Commissione Intergalattica dell’EZLN

21 luglio 2007

TRA L’ALBERO ED IL BOSCO

Parole dell’EZLN alla Tavola Rotonda “Di fronte all’Esproprio Capitalista, 
la difesa della terra e del territorio”
Città del Messico, 17 luglio 2007

Vogliamo salutare e ringraziare le compagne e compagni di Vía Campesina di India, Brasile, Corea del Sud e di tutto il mondo, per la parola di cui ora ci ossequiano nella voce squillante dei loro rappresentanti.

È un onore per le nostre orecchie il dono della loro voce, e per la nostra parola un’allegria il godere della gentile ospitalità di cuori così lontani nella geografia dell’alto e così vicini nella ferita del basso.

Salutiamo il nuovo incontro con le compagne e compagni del Congresso Nazionale Indigeno, luogo in cui le/gli zapatist@ portiamo avanti la nostra lotta come popoli indios.

Vogliamo inoltre ringraziare i compagni e le compagne del Club dei Giornalisti per lo spazio ed il tempo che ci hanno concesso per riunire queste parole, così diverse e, tuttavia, le stesse nel nominare il dolore e la lotta.

Porto la voce delle e degli zapatisti dell’EZLN. Di un pugno di uomini e donne, indigeni in grande maggioranza, che viviamo e lottiamo nell’ultimo angolo di questo paese, nelle montagne del sudest messicano. Noi ci occupiamo di sovvertire l’ordine stabilito, scandalizzare le coscienze belle e mettere sottosopra il mondo. Da tutte e tutti noi, i più piccoli, ricevete il nostro saluto.

È luogo comune, tra analisti di diverso tipo e genere, usare l’espressione “per guardare l’albero, si perde di vista il bosco”. O viceversa. Rispetto a questo, resta la scelta di guardare entrambi… o guardare un’altra cosa.

Per quanto si riferisce alla terra, o al territorio nel suo significato più ampio, come è stato spiegato chiaramente dal Congresso Nazionale Indigeno, sembra sempre più difficile trovare qualche albero, e di boschi neanche a parlarne. E non solo, anche nelle campagne messicane è ormai sempre più raro trovare contadini ejidatarios o comuneros, per non parlare di terre ejidales e comunali.

Ma se non troviamo né gli uni né gli altri, allora cerchiamo e troviamo la causa della loro scomparsa.

La Guerra di Neo Conquista nella Campagna Messicana.

Già in altre occasioni abbiamo fatto riferimento al capitalismo in Messico come ad una nuova guerra di conquista.

Al nostro passaggio per i diversi angoli del Messico del Basso, abbiamo visto un territorio distrutto, a volte con le rovine ancora fumanti, a volte con le costruzioni del conquistatore, il grande capitale, che già si innalzavano su quello che prima erano campi coltivati, villaggi di pescatori, terre comunali ed ejidales, territori indigeni. Non poche volte abbiamo ascoltato di interi villaggi deserti, dei loro abitanti originali che vivono e lavorano in terre molto lontane per distanza, lingua e cultura.

In altri luoghi abbiamo visto una sorta di cambio della popolazione, cioè, l’espulsione di ejidatarios e comuneros e la loro sostituzione con peones agricoli, ragazzi di agenzie turistiche, impiegati e domestici, portati da altri suoli nello stesso modo in cui i negrieri del nord violento e brutale trafficavano con i colonizzatori di Africa e Asia per supplire la popolazione originale che avevano annichilito, e farli lavorare come schiavi nelle loro piantagioni.

Ed abbiamo anche visto un’altra desertificazione umana che può passare inosservata. C’è il villaggio, il quartiere, la città. Lì ci sta anche la gente che vive in questi luoghi. Ma non c’è più il senso della collettività, di appartenenza comune. Non hanno identità culturale. Non c’è comunità.

Un territorio popolato di fantasmi che deambulano tra le rovine di quello che prima era la campagna messicana, è questo ciò che lascia il capitalismo selvaggio, il neoliberismo al suo passaggio nella nuova guerra di conquista del nostro paese: la guerra di saccheggio e distruzione della terra e del territorio.

Ci sono dati pessimi, sintomi che sono numeri e percentuali che servono per renderci conto che non si tratta di un fenomeno isolato. Il Centro di Analisi Multidisciplinare (CAM), della squadra di appoggio della Commissione Sesta dell’EZLN, ha redatto quanto segue:

Per l’anno 2005, c’erano poco più di 30 milioni di persone che vivevano nelle campagne messicane. Di queste, circa 27 milioni e mezzo di persone non avevano un reddito sufficiente a soddisfare le necessità minime.

L’alternativa a morire o vivere male in campagna è abbandonare la terra e la famiglia ed emigrare in altri posti alla ricerca di redditi migliori. Le politiche governative, le crisi agricole, la caduta dei prezzi dei prodotti agricoli ed il rialzo dei prezzi dei generi necessari per la semina ed il raccolto, hanno fatto sì che, negli ultimi anni, l’emigrazione dalle comunità rurali verso le città o all’estero sia cresciuta del 40%.

In 10 anni, dal 1995 al 2005, le famiglie che vivono con quello che inviano i parenti che lavorano all’estero sono passate da 600 mila ad oltre 4 milioni. Nello stesso periodo, le rimesse in dollari entrate in Messico sono quadruplicate.
E questo spopolamento delle campagne messicane, e del paese intero, è anche un affare per quanto riguarda l’invio delle rimesse. Un esempio: il profitto del Gruppo Elektra (proprietà della famiglia Salinas Pliego) è aumentato per le commissioni fatte per ogni invio.
Attraverso Western Union, il signor Salinas Pliego (proprietà anche di TV Azteca, – la “ buona televisione”, secondo AMLO -) si è rubato quasi 20 dollari ogni 300 dollari inviati nell’anno 2005.

Ma il saccheggio non si realizza solo attraverso bassi salari e furto di rimesse. La riforma costituzionale promossa da quel ladro che, come Felipe Calderón, si fece presidente con una frode elettorale, Carlos Salinas de Gortari, ha permesso al grande capitale di conquistare, come ai tempi della colonia e del porfirismo, le terre ejidales e comunali.

Con la riforma all’articolo 27 della Costituzione, l’approvazione della Legge Agraria e la strumentalizzazione del programma PROCEDE, le terre ejidales o comunali sono state incorporate al mercato delle terre attraverso diversi meccanismi, sia attraverso la stipula di contratti di alienazione dei diritti ejidales (cessione, compravendita, donazione), o mediante la consegna in usufrutto di terre ad uso comune degli ejidos e comunità a società civili o mercantili.

In sintesi il PROCEDE (Programma di Certificazione di Diritti Ejidales e Titolo di Proprietà, che consiste nella rinuncia di titoli di possesso individuali degli appezzamenti che ogni famiglia di ejidatarios o comuneros coltiva. Così, questi nuclei agrari si possono affittare, vendere, commercializzare o ipotecare in garanzia – il PROCECOM è il suo equivalente per quello che si riferisce alle terre comunali) fa parte di una politica generale più ampia.

Congiuntamente alle riforme dell’articolo 27 della Costituzione, si vuole privatizzare, saccheggiare e creare le condizioni minime affinché il capitale nelle sue differenti modalità possa accrescere ed accumulare profitti.

Quello che favorisce questa politica rispetto alla campagna è, di nuovo, un processo di concentrazione di terre, saccheggio e desolazione nelle campagne messicane.

Nel dicembre del 2005 e secondo il centro studi e pubblicazioni della procura agraria, il 22% del totale di terre ejidales e comunali si trovava in fase di cambiamento di possesso, per passare ad essere proprietà privata.

Il nuovo mercato di terre è arrivato a costituirsi in latifondi. A questo bisogna sommare la presenza dei multinazionali e tenere in considerazione che queste imprese non vogliono il totale delle terre, ma solamente quelle che garantiscono loro un guadagno, come nel caso delle zone forestali e zone con risorse naturali con possibilità di essere sfruttate.

Con l’aumento dell’impoverimento delle famiglie nella campagna, è aumentato anche il numero di terre ejidales e comunali che sono entrate in fase di cambiamento di diritti per la loro rendita o come incorporazione al cambiamento di dominio. Chi ha approfittato del cambiamento di dominio, oppure, l’ha usato per sfruttare le risorse sono, fondamentalmente, le catene alberghiere.

I nuclei agrari che si collocano entro i litorali costieri del territorio nazionale, hanno subito cambiamenti nel tipo di possesso della terra. Mediante il PROCEDE sono stati certificati 609 ejidos e beni comunali.
La maggioranza degli ejidos e comunità fatte prigioniere dal PROCEDE e PROCECOM possiedono risorse turistiche, ecologiche, per la pesca e urbane da sviluppare e si concentrano negli stati di Veracruz, Sonora, Nayarít, Sinaloa, Oaxaca, Bassa California Sud, Tabasco, Jalisco, Bassa California, Quintana Roo, Tamaulipas, Guerrero, Michoacán, Yucatán, Colima, Campeche e Chiapas.

Secondo la Procura Agraria, un gran numero dei processi per controversie e conflitti agrari si concentrano in queste comunità, nella maggioranza dei casi per la gestione o l’utilizzo delle risorse. La stessa cosa succede con le risorse forestali, acqua e terre.

Tra il 1994 e 2005, il 22% dei conflitti agrari del paese hanno riguardato scontri con le seguenti figure che usa il capitalismo: Immobiliari, Hotel, Centri ricreativi, Centri Turistici, Progetti di sviluppo Governativi (espropri), Progetti di Sviluppo Privati, Industrie, Sfruttamento di risorse naturali e Centri Commerciali.

Ma il PROCEDE e PROCECOM non sono arrivati da soli, ma accompagnati dal Trattato di Libero Commercio dell’America del Nord (TLC).

Come conseguenza del TLC, le importazioni di mais proveniente dagli Stati Uniti si sono moltiplicate per 15 dall’entrata in vigore del TLCAN.

Al vassallaggio statunitense si è sommata una “politica più liberale” del governo messicano che, nel caso del mais, ha liberalizzato il mercato oltre quanto richiesto dallo stesso accordo ed ha permesso l’entrata di mais transgenico.

Per il Messico, il TLCAN ha significato il crollo del settore agricolo messicano, ora, il nostro paese sopravvive con gli oltre 20 mila milioni di dollari che gli emigrati inviano alle loro famiglie. L’emigrazione, la disuguaglianza, la concentrazione della ricchezza in poche mani ed un sempre più accentuato squilibrio nel commercio agricolo internazionale con l’aggressiva apertura dei mercati, sono i suoi risultati più evidenti.

Ma non solo i contadini hanno subito gli effetti di questa guerra di conquista. Il capitalismo, inoltre, distrugge ed inquina la natura.

Si calcola che i danni per inquinamento dell’ultimo decennio nel nostro paese, hanno raggiunto i 36 mila milioni di dollari. L’attuale tasso di deforestazione è di 631 mila ettari l’anno. Occupiamo il per nulla rispettabile primo posto mondiale nella distruzione delle foreste. E sono sempre di meno le sorgenti di acqua pura e sempre di più le falde acquifere inquinate.

Inoltre, i cambiamenti dell’articolo 27 consentono ai privati di non rischiare niente, poiché non necessariamente devono comprare la terra, ora possono avere accesso alla terra con altre modalità. Il PROCEDE e PROCECOM hanno aperto questa possibilità. Ora si possono ottenere diritti corrompendo autorità municipali o rappresentanti per utilizzare terre comunali o ejidales.

I principali gruppi che hanno ricevuto denunce penali per abuso di proprietà in ejidos e comunità sono: club di golf, parchi tematici e centri turistici.

Le industrie alberghiere che hanno maggiori denunce sono Hotel Fiesta Americana, Sheraton, Hotel Hilton, Holiday Inn, Hotel Radisson Flamingos, Hyatt, Presidente Intercontinenta l, e queste sono anche oggetto di un gran numero di proteste e querele davanti a PROFECO per discriminazione ed uso di aree federali.

In questa guerra di conquista nessuno in alto vuole restare indietro. Come le imprese specializzate nella costruzione di abitazioni, le grandi imprese immobiliari cercano terreni per fare affari. L’esempio più evidente è l’espansione di Grupo GEO, che ha triplicato i suoi profitti comprando terreni a 10 pesos il metro quadro e rivendendoli a 300 fino 400 pesos.

Se prima il garante della produzione nazionale dei contadini era lo Stato, ora si apre un grande mercato per l’azione del capitale nelle sue differenti forme: dall’industriale, al settore finanziario, commerciale, bancario, immobiliare, ecc.

Il risultato di tutto questo processo è la concentrazione di terre, dapprima in piccoli e medi proprietari, successivamente la tendenza indica che la terra di migliore utilizzo (risorse naturali e di sfruttamento turistico) si concentrerà in latifondi, imprese, corporazioni e perfino multinazionali a capitale nazionale e internazionale o tra fusioni, associazioni o trattati tra le parti.

Cosicché, nella campagna messicana abbiamo lo spopolamento (migrazione verso le città ed all’estero, principalmente negli Stati Uniti) e ripopolamento (trasferimento di lavoratori agricoli, principalmente di indigeni spogliati delle loro terre) nei nuovi latifondi ed agroindustrie; e la distruzione (della natura, terra, foreste, aria, acqua, fauna e delle relazioni comunitarie) e ricostruzione (su campi prima agricoli si erigono campi da golf, centri commerciali, hotel e parchi divertimento).

Tutto sotto un nuovo ordine: quello del mercato mondiale capitalista.

Se non sbaglio, questo è precisamente quello che fa una guerra di conquista. Ovvero, conquista, distrugge, spopola, ricostruisce, ripopola, riordina.

Abbiamo parlato delle campagne nel nostro paese, in Messico, ma stiamo vedendo, ascoltando ed imparando che la stessa cosa sta succedendo nei 5 continenti. Ciò, ci permette di affermare che si tratta di una guerra di conquista in tutto il pianeta, una guerra mondiale, la IV Guerra Mondiale.

Sia che nell’analisi si scelga di guardare “l’albero” o “il bosco”, la conclusione è la stessa.

Ma c’è dell’altro, secondo noi zapatisti, che fa di questa guerra qualcosa di speciale. E che gli effetti che sta producendo su terra e territorio, cioè, nella natura, sono definitivi ed irreversibili. Il pianeta intero sta per essere distrutto e non abbiamo un altro luogo in cui vivere, dunque, la specie umana intera è la vittima di questa guerra.
Per questo diciamo che è una guerra contro l’umanità.

La Resistenza e la Difesa della Terra e del Territorio.

Nella seconda parte di questa conversazione, che si terrà a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, parleranno alcuni dei nostri capi indigeni zapatisti, e nell’Incontro dei Popoli Zapatisti con i Popoli del Mondo, si ascolterà la parola delle e degli indigeni zapatisti basi di appoggio dell’EZLN.

Loro racconteranno meglio di me come resistiamo e difendiamo terra e territorio nelle zone in cui viviamo e lottiamo, nelle montagne del sudest messicano.
Per adesso, anticiperò solo quanto segue:

Uno.- Per noi, zapatisti, popoli indios del Messico, d’America e del Mondo, la terra è la madre, la vita, la memoria ed il riposo di nostri antenati, la casa della nostra cultura e del nostro modo. La terra è la nostra identità. In lei, da lei e per lei siamo. Senza lei moriamo, anche se ancora vivi.

Due.- La terra per noi non è solamente il suolo che calpestiamo, seminiamo e sul quale crescono i nostri discendenti. La terra è anche l’aria che, fatta vento, scende e sale per le nostre montagne; l’acqua che le sorgenti, fiumi, lagune e piogge, si fa vita nelle nostre semine; gli alberi e le foreste che creano frutti ed ombra; gli uccelli che ballano nel vento e cantano tra i rami; gli animali che con noi crescono, vivono e si alimentano. La terra è tutto ciò che viviamo e moriamo.

Tre.- La terra per noi non è una merce, nello stesso modo in cui non sono merce gli esseri umani né i ricordi né i saluti che diamo e riceviamo dai nostri morti. La terra non ci appartiene, apparteniamo a lei. Abbiamo ricevuto l’incarico di essere suoi guardiani, di averne cura, di proteggerla, così come lei ci ha curati e protetto in questi 515 anni di dolore e resistenza.

Quarto.- Noi siamo guerrieri. Non per vincere e soggiogare il diverso, che vive in un altro luogo, che ha altri modi. Siamo guerrieri per difendere la terra, nostra madre, la nostra vita. Per noi questa è la battaglia finale. Se la terra muore, noi moriamo. Non c’è domani senza la terra. Quello che vuole distruggere la terra è tutto un sistema. Questo è il nemico da vincere. “Capitalismo” si chiama il nemico.

Quinto.- Noi pensiamo che non è possibile vincere questa battaglia se non ci accompagniamo nella lotta con gli altri popoli che sono, come noi, del colore della terra, se non lottiamo insieme agli altri che hanno altri colori, tempi e modi, ma soffrono anch’essi degli stessi dolori. Per questo abbiamo messo in parole questo pensiero nella VI Dichiarazione della Selva Lacandona. Per questo camminiamo, con l’udito ed il cuore aperti, per gli angoli del nostro paese. Per cercare e trovare quelli che dicono o vogliono dire “Basta!”, quelli che hanno scoperto che il nome del loro nemico è lo stesso che ci uccide e fa soffrire.

Sesto.- Noi pensiamo che non basta più solo resistere ed aspettare l’attacco, uno dopo l’altro, del prepotente e del denaro. Crediamo che la forza ora necessaria per sopravvivere, è anche sufficiente per farla finita con le minacce. È l’ora.

Settimo.- Né all’albero né al bosco. Noi, come zapatisti, per capire e sapere che cosa fare, guardiamo in basso. Non in segno di umiltà, non per rendere la nostra dignità, ma per leggere ed apprendere quello che non è scritto, per cui non ci sono parole ma sentimenti, per vedere nella terra le radici che sostengono, là in alto, le stelle.

LIBERTÀ E GIUSTIZIA PER ATENCO!

LIBERTÀ E GIUSTIZIA PER OAXACA!

Molte grazie.
Subcomandante Insurgente Marcos
Messico, Luglio 2007

P.S. CHE RACCONTA UNA STORIA NATA IN DUE ANGOLI BRUNI DEL MESSICO DEL BASSO.

LA STORIA DEL MANGIATORE DI GENTE

C’è una storia della terra che prima era lontana ed ora è vicina. Sono state le parole sorelle dei capi Yaquis e dei capi Zapatisti che hanno rimesso insieme, ancora, storie e terre che prima erano unite e che il ricco, lo Yori straniero, ha rotto e scagliato lontano le une dalle altre.

Da due terre distanti e narrate da due fratelli gemelli ma diversi, nasce questa storia.

Da lontano ma vicino, viene questa storia.

Da là dove è piantata la lunga asta che parla, la “ bayalté parlante” la chiamiamo noi, zapatisti della terra che resta a sudest del nordovest di questa storia incompiuta chiamata Messico.

Da là dove si innalza l’albero che nelle sue radici conserva la memoria del buon sogno, la Ceiba, la sostenitrice del mondo.

Da là, dove il sole veste di rosso per entrare nel desiderio delle ombre della notte. Da là dove l’altra Sonora prepara suoli e cieli per il grande incontro di chi originalmente popolava questo continente. Da là, dalla Valle dello Yaqui, da Vicam, da Sonora, dal Messico, viene una parte da questa storia che parla di dolore, di lotta, di domani.

E da là dove le ombre creano la notte e partoriscono il sole che giorno sarà al suo passaggio. Da là dove l’altro Chiapas prepara la parola per farla ponte con altri che vengono da lontano. Da là, dalle montagne zapatiste, del sudest messicano, dal Chiapas, dal Messico, viene l’altra parte dalla storia che così si completa.

Raccontano questa storia i più saggi dei guerrieri Yaquis, i più grandi, i saggi anziani.

E, con altre parole e simboli, la raccontano anche i primi tra i guerrieri zapatisti, i Guardiani, quelli che vedono lontano in geografie e calendari.

E tutti raccontano che il mondo visse già prima il terrore che oggi è attuale.

Che già prima apparve il Mangiatore di Gente.

Chiamato dallo Yaqui, Yéebua´éeme .

Colui che i maya chiamano Dzul Caxlán .

Che la sua ambizione non aveva limite e niente rispettava il Mangiatore di Gente.

Che la gente ed i loro modi erano divorati e non si faceva nulla per impedirlo.

Che quando il Mangiatore di Gente regnava, lo faceva con il Generale Paura al suo fianco e così il mondo piangeva due volte: singhiozzava con lacrime di paura, e gemeva con lacrime di morte.

Tutto era distrutto e divorato.

Si perdevano così persone, parole, tempi, luoghi.

E racconta la storia che il Mangiatore di Gente afferrò allora una donna la ruppe e la macinò.

Ma racconta anche che, prima di morire, la donna riuscì a partorire due bimbi gemelli.

Quando il corpo della madre fu fatto a pezzi, un bimbo finì da una parte e l’altro da un’altra parte.

Finirono ad uno e all’altro estremo del lungo cammino del sole.

Uno dove il sole inizia il suo cammino e l’altro dove il sole termina la sua giornata.

Benché lontani l’uno dall’altro, i due furono allevati dalla madre maggiore, la nonna, la terra, la madre prima.

Grande ed ampia era la nagüa [antico gonnellino di foglie di palma – n.d.t.] della nonna che con essa coprì i gemelli, anche se stavano lontani l’uno dall’altro.

E dal suo sangue, la nonna creó sorgenti e dalle sue carni alberi e frutti.

Con la sua voce convocò gli animali per accompagnare ed alimentare i gemelli, e raccomandò al cervo che andasse da una parte all’altra per vedere che entrambi stessero bene e non dimenticassero che la loro memoria era la stessa.

I gemelli crebbero come guerrieri, ad uno e all’altro lato dell’ampia nagüa della terra.

E nell’uno e l’altro lato conobbero la storia del Mangiatore di Gente, e nell’uno e l’altro lato fecero lo stesso pensiero di lottare e vincere chi tanto male faceva.

La madre più grande, la terra, li unì affinché i gemelli diversi facessero un accordo.

I due uguali e diversi fecero un patto ed andarono a cercare il Mangiatore di Gente nella sua grande casa.

Andarono a sfidarlo, lanciargli lazzi, a provocarlo.

Combatterono con coraggio i gemelli, da una parte e dall’altra.

Ed il Mangiatore di Gente fu sconfitto.

Fu felice la madre grande, la terra.

E felici furono allora gli uomini e le donne del mondo.

Ora, nel calendario di noi in basso, in un alto e nell’altro del cammino del sole, sappiamo che non bastano due forze per sconfiggere il Mangiatore di Gente che è tornato a dipingere di paura e morte le nostre terre.

Sappiamo che tutte e tutti che sono del colore della terra, e tutti coloro che anch’essi sono derubati del loro lavoro e dignità, dobbiamo unirci.

Per combattere e sconfiggere il Mangiatore di Gente. Per essere liberi.

Nella nostra geografia, nel nostro calendario, è il tempo.

Bene. Salute e che la vigilia ci trovi uniti, anche se diversi.

SupMarcos

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)

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