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Narco News Issue #48

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Mireya: “Continueremo a resistere; il sangue versato dai nostri morti non verrà tradito”

La Conferenza delle Donne Zapatiste si è conclusa il 1° Gennaio, nel 14° anniversario della sollevazione armata


di Juan Trujillo e Raúl Romero
dalle montagne del Chiapas

21 gennaio 2008

La Garrucha, Chiapas, México. 28 e 29 Dicembre – La frase, “Continueremo a resistere, il sangue versato dai nostri morti non verrà tradito”, riecheggia in onore degli uomini e delle donne che morirono combattendo durante la sollevazione armata del 1994, all’inizio dell’incontro “Comandanta Ramona e le donne zapatiste” tenutosi quest’ultimo mese nel caracol zapatista Resistencia Hacia Un Nuevo Amanecer. L’incontro, il cui principale obiettivo è di rendere giustizia e dignità alla storia della lotta della leggendaria comandanta, si è tenuto in uno spazio della comunità con discussioni sull’avanzamento della lotta delle donne nei cinque caracoles.


Photos D.R. 2008 Raúl Romero
L’inaugurazione ha avuto luogo la notte del 28 Dicembre alla presenza di sostenitori provenienti da più di 30 paesi dei cinque continenti. Comandanta Susana ha parlato del suo speciale rapporto con Ramona. Jessica, in rappresentanza delle basi di appoggio zapatiste, ha salutato i comandanti militari ricordando che la ‘lotta delle donne’ è anche una lotta per ‘un mondo diverso e migliore’. Riferendosi all’EZLN, la Comandanta Delia ha dichiarato che i prigionieri politici di Ateneo e di Oaxaca non sono stati dimenticati.

All’entrata di questo caracol c’è un cartello che informa gli uomini che non possono partecipare come ‘oratori o traduttori’, ma che possono ‘pulire le latrine, cucinare e occuparsi dei bambini’. Questo è il modo in cui l’influenza femminile prende forma in questa valle Tzeltal, con un afflusso costante di sostenitrici e attiviste da tutto il mondo.

Nella mattina del 29 Dicembre le attività si sono concentrate sull’insurrezione ribelle del 1° Gennaio 1994, inclusi i periodi precedenti e successivi. Varie generazioni di donne zapatiste erano presenti a porre l’accento sulla partecipazione di donne, madri e figlie.

Abuelita (nonna) Avelina (tutte le donne zapatiste usano pseudonimi) ha detto “Quando le nonne, quando le nostre madri, quando noi stesse lavoriamo sotto un boss, ne otteniamo molta sofferenza. Per questo adesso stiamo lottando per essere libere.”

La storia degli indigeni in Messico è stata una storia di sfruttamento e umiliazione, ed è stata ancora peggiore per le donne. “Il boss abusava delle ragazze, le violentava, faceva delle famiglie con loro, aveva tutte le donne che voleva. Questo era il boss”, ha spiegato la nonna.

Quindi , “questa è la ragione per cui noi donne un giorno abbiamo lasciato tutto, abbandonando i campi dei boss”, e così per loro è iniziata la ribellione, il primo di Gennaio.

Appena abuelita Avelina finisce di parlare, si sente il grido “Non siamo tutti qui, mancano i nostri prigionieri!”. Le donne di San Salvador Atenco con il Fronte Popolare per la Difesa della Terra sbattono anch’essi i loro machete. Tra di loro c’è Trinidad Ramírez, moglie di Ignacio del Valle.

Durante il suo enfatico discorso Elisa ha raccontato che la paura era la maggior ragione per fuggire dai loro mariti, che perpetravano ogni genere di abusi. “Quando erano ubriachi ci picchiavano e ci violentavano. I nostri padri erano uguali” ha detto Elisa,”Loro sceglievano chi avremmo sposato, o peggio, ci offrivano al boss in cambio di alcol. ”

La ricca varietà di partecipanti che hanno ascoltato i discorsi si mescolava con la diversa popolazione (in prevalenza femminile) che riempiva l’auditorium del caracol. L’organizzazione internazionale Vía Campesina – i cui menbri indossano scarves verdi attorno al collo, il colore dell’organizzazione – hanno accompagnato l’EZLN in tutte le loro conferenze internazionali degli ultimi mesi.

Mireya: “Non dimenticheremo mai il sangue che abbiamo versato”

La “giovane sposata” (in linguaggio zapatista significa che sarebbe troppo giovane per esercitare un comando politico o militare) Mireya ha spiegato come la realtà vissuta dalle generazioni precedenti è radicalmente cambiata dall’insurrezione dell’EZLN . “Nel 1994 ci siamo sollevate in armi, in quel momento divenne chiaro perchè stavamo combattendo e divenne chiaro che noi donne avevamo gli stessi diritti”. Ha aggiunto che le donne indigene venivano guardate dall’alto in basso e che non potevano nemmeno scegliere chi sposare. Ma adesso è diverso: scelgono i loro compagni, conoscono i loro diritti e sono anche parte delle Giunte di Buon Governo.

“Ci stiamo stabilendo su della terra recuperata nel 1994, terra che è stata pagata con il sangue dei nostri compagni caduti. Ma ora il PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale) e l’Organizzazione per la Difesa dei Diritti dei Campesinos e degli Indigeni (OPDDICnelle sue iniziali spagnole, un’organizzazione paramilitare locale) vogliono farci cedere quel che abbiamo ottenuto.”

Ha anche detto che il malgoverno utilizza vari metodi per confondere e dividere le comunità, come i loro programmi sociali, insieme ad altri programmi che tentano di comprare ‘altri fratelli indigeni’, che cadono nella trappola perchè in condizione di bisogno. Ha concluso il suo discorso affermando che le donne zapatiste “non andranno al Programma Rurale di Aiuto e Assistenza del governo (PROCAMPO) o da altri progetti del malgoverno, perché noi non dimenticheremo mai il sangue che abbiamo versato.” Alla fine Mireya ha ricordato tutti coloro che hanno combattuto, in armi, il 1° Gennaio e ha assicurato che “continueremo a resistere, il sangue che hanno versato non verrà tradito.”

Da parte sua la giovane Adriana, single (una ragazza zapatista che è anche madre), ha detto di vivere una realtà molto diversa di quella vissuta da sua madre e da sua nonna. Ha spiegato che quando era una ragazzina viveva situazioni difficli. “Prima, i nostri padri non ci facevano uscire perché dicevano che non sapevamo niente. Ci vendevano come animali in cambio di bevande. Ma ora ci rendiamo conto che oggi la realtà è diversa e tutto è cambiato con la partecipazione all’EZLN nel 1994.”

Ha aggiunto che “I nostri padri hanno realizzato che abbiamo dei diritti e che possiamo partecipare in vari ruoli al lavoro, nell’educazione e nella salute. Ora i nostri padri ci concedono la libertà di andare a lavorare in città.”

La bambina zapatista Marina, di San Rafael – nel Municipio Autonomo Ribelle Zapatista Francisco Gómez – ha compiuto 9 anni lo scorso 4 gennaio e studia nella scuola autonoma zapatista del suo villaggio. Ha detto di essere felice di avere il diritto di “ballare, cantare, e di godere di se stessa”. Dopodiché, Marina ha raccontato che nella sua scuola mancano i materiali didatiici e che non possono chiederli alla Giunta di Buon Governo perchè ci sono bisogni più urgenti, e che “Noi zapatisti non vogliamo l’elemosina del malgoverno perchè quello sarebbe tradire la lotta.” Sebbene sia solo una bambina, sa bene che tutti loro sono in stato di resistenza ed è conscia delle limitazioni e delle complicazioni che questo porta con sé. “Ci siamo abituati”, ha detto.

Pubblicato in spagnolo il 5 Gennaio


Traduzione di Pietro Costantino

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