<i>"The Name of Our Country is América" - Simon Bolivar</i> The Narco News Bulletin<br><small>Reporting on the War on Drugs and Democracy from Latin America
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Narco News Issue #42

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Brad Will, documentarista newyorkiese e reporter di Indymedia, assassinato dai proiettili del governo in Oaxaca mentre informava

Il fotografo Oswaldo Ramírez del giornale Milenio è stato ferito nell’attacco dai pistoleri di Ulises Ruiz Ortiz in Santa Lucia del Camino


di Al Giordano
L’Altro Giornalismo con l’Altra Campagna in Chihuahua

27 ottobre 2006

Brad Will, documentarista e reporter per Indymedia in New York, Bolivia e Brasile, è morto oggi per un colpo nel petto, quando aggressori a favore del governo hanno aperto il fuoco contro una barricata nel quartiere di Santa Lucía del Camino, alla periferia della città di Oaxaca, Messico. è morto con la sua videocamera in mano.


Brad Will in Chetumal, Quintana Roo
Foto: D.R. 2006 Narco News
Brad ha viaggiato per Oaxaca all’inizio di ottobre per documentare la storia che i commedianti dei Media Commerciali – come Rebecca Romero dell’Associated Press – distorcono invece di raccontarla: la storia di un popolo stufo della repressione e dell’ingiustizia, che cerca di recuperare un governo che è suo di diritto. In quel contesto, il suo assassinio è pure la conseguenza di ciò che succede quando i media indipendenti devono fare il lavoro che non fanno i Media di Massa: dire la verità.

Era mio amico e collega dal 1996, quando abbiamo lavorato insieme sulla modulazione di frequenza 88.7 “Steal This Radio” (“Ruba questa radio”) nel Lower East Side di New York. Mi sono incontrato un’altra volta con lui in Bolivia nel 2004, per un incontro pubblico della Scuola di Giornalismo Autentico di Narco News, e poi di nuovo nella penisola dello Yucatan lo scorso gennaio, dove è arrivato per informare sull’inizio dell’Altra Campagna zapatista. Brad è morto per fare conoscere l’autentica storia al mondo.

È arrivato a Oaxaca all’inizio di ottobre sapendo, assumendo e condividendo i rischi che implicava informare su quella storia. Il suo ultimo articolo, pubblicato il 17 ottobre col titolo “Morte a Oaxaca”, racconta l’assassinio di Alejandro García Hernández sulle barricate dell’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO). Brad scrisse:

“… Camminai dalla barricata di Alejandro con un gruppo di simpatizzanti che venivano da una zona di periferia, ad un mezz’ora di distanza… stavo camminando, con gente furiosa, diretta verso l’obitorio… entrai e lo vidi… non ho visto molti cadaveri nella mia vita… ti opprimono… un mucchio di cadaveri senza nome in un angolo… il numero del morto, chi era più o meno… niente refrigerazione… l’odore… hanno dovuto aprire il cranio per tirare fuori la pallottola… ritornai con lui e con gli altri.

”Ed ora Alejandro aspetta nello zocálo, come gli altri nei loro presidi, aspetta ad un punto morto, un cambiamento, una via d’uscita, una strada per proseguire, una soluzione… sperando che la terra si muova e si apra, aspettando che arrivi novembre per potersi sedere coi suoi cari nel Giorno dei Morti, per condividere cibo, bibite e canti… aspetta che la piazza si consegni a lui e scoppi… da solo aspetterà fino alla mattina ma questa notte spera che il governatore e i suoi prezzolati se ne vadano e non ritornino mai… una morte in più, un martire in più in una guerra sporca… un’occasione in più per piangere e sentire il dolore… un’occasione in più per conoscere il potere e la sua malvagità… una pallottola più cattiva nella notte… una notte in più sulle barricate… alcuni hanno un falò, altri si coricano a dormire, ma tutti stanno con lui mentre si riposa per un’altra notte nella sua guardia”…


Gli assassini di Brad Will: Juan Carlos Soriano Velasco (maglietta rossa), poliziotto detto “El Chapulín”; Manuel Aguilar (giacca scura), capo del personale del municipio, e Avel (sic) Santiago Zárate (camicia rossa), dirigente della sicurezza pubblica, identificati da El Universal
Foto: D.R. 2006 El Universal
Il 26 settembre scorso, Brad, venendo in Messico, mi scrisse:

“Senti Al,
sono Brad di New York… mi piacerebbe moltissimo avere i tuoi contatti di Narco News a Oaxaca… vado là e voglio collegarmi il più possibile con tutti… stai nel DF? Devo passare di lì e sarebbe bellissimo bere qualcosa insieme.
Brad”

Conoscendo la sfortuna che aveva avuto Brad coprendo altre storie (la polizia l’aveva picchiato a New York e in Brasile mentre faceva questo lavoro importante ma pericoloso), le sue difficoltà con la lingua spagnola ed il rischio elevato per i giornalisti indipendenti che non si sono ”piazzati“ da tempo (e quindi non sono riconosciuti dalla gente, a Oaxaca), lo pregai che andasse ad Atenco per informare su quello che stava succedendo lì con l’arrivo dei comandanti zapatisti.

“La nostra squadra ad Oaxaca è ben piazzata. C’è un mucchio di altri internazionali che vagano là cercando fare il super-reportage, ma la situazione è molto delicata. L’APPO non si fida di nessuno se non lo conosce da anni e mi continuano a dire di non inviare matricole, perché la situazione sta tesa della fregata… Se vieni in Messico, ti raccomando di andare al DF ed Atenco per informare su quanto sta per cominciare. L’APPO è, a ragione, molto diffidente con la gente che non conosce da tempo. Ed abbiamo già lì sufficiente manodopera per continuare ad informare sulle novità. Ma quello che succede in Atenco-DF richiede altre mani che si diano da fare”.

Brad rispose quella stessa notte, senza cambiar idea:

“Hey
Grazie per la risposta rapida… ho una camera HD professionale… ho sentito voci sul livello di sfiducia a Oaxaca ed è sconcertante.. Credo di voler andare lo stesso… non dirò loro che mi hai inviato tu e sono disposto ad ascoltare tutti quanti i suggerimenti su come passare il tempo lì… non so che succederà ad Atenco nei prossimi giorni. Forse mi occuperò dell’altra dopo in qualche luogo lungo la strada. Che bello ricevere tue notizie. Hai un numero di cel/telefono?
Solidarietà,
Brad”

Non mi sono sorpreso che finisse per decidere di andare a Oaxaca. Brad voleva sempre rischiare: aveva pure viaggiato per le valli del Nord America su vagoni merci ferroviari, si era trincerato nella sua okupación di Fifth Street nel 1996, quando la polizia e la palla di demolizione l’avevano invasa. La sua vita è stata tutta coraggio. Gli ho dato il mio numero di cellulare in caso di urgenza. Ha scritto di nuovo il 7 ottobre, tre settimane fa:

“Hey Al,
ti scrive Brad… grazie per i contatti e per le informazioni… sono atterrato nel DF abbastanza malaticcio e sono andato direttamente a Oaxaca. Ora sono connettato… Se volessi condividere i tuoi contatti qui mi sarebbe molto utile… Credo di rimanere per un mese… Nancy mi ha detto che avevi un contatto con un avvocato dei diritti umani che potrebbe aiutare dei giornalisti… per favore, aiutami anche con questa informazione… So che sei occupato e spero di vedere presto il tuo lavoro.
Pace,
Brad”

Queste sono le parole di un compagno coraggioso che – sapendo bene che questo reportage poteva essere l’ultimo – ha deciso di condividere i rischi con la gente sulla cui causa stava informando.

E condividendo oggi questi rischi in Santa Lucia del Camino, Oaxaca, c’era pure il fotografo Oswaldo Ramírez del giornale Milenio, ferito dagli spari. È stato il corrispondente di quel giornale, Diego Osorio, che ha confermato la notizia della morte di Brad alle 4 e 30 di questo pomeriggio. Ha detto anche che in un altro angolo della città, fuori dagli uffici della Procura Giudiziale dello Stato, pistoleri avevano sparato contro altri membri dell’APPO, che erano tre i feriti e che c’erano voci di un maestro morto, anche se per ora non c’è stata la conferma.

Foto: D.R. 2006 El Universal
Brad Will era conosciuto ed amato per tutto l’emisfero, e nei centri dei media, da New York, passando per San Paolo fino a Città del Messico. Questa notte, il suo corpo giace nello stesso obitorio oaxaqueño che ha visitato la settimana scorsa per fare il suo reportage. Non andrà via silenzioso nella lunga notte di repressione che il governatore illegittimo Ulises Ruiz Ortiz, il presidente Vicente Fox ed il suo successore illegittimo Felipe Calderón hanno creato a Oaxaca e, di fatto, in molte parte del Messico. Era inevitabile che presto un reporter internazionale si sarebbe unito alla lista che si allunga sempre più di assassinati sotto i regimi repressivi del Messico (a maggio hanno già violato e picchiato altri giornalisti in Atenco e li hanno deportati dal paese). Questa notte è stato Brad – mentre stava facendo il lavoro responsabile ed urgente, videocamera in mano – che ha rotto l’assedio dei Media Commerciali.

Mentre parlava in un miting pubblico dell’Altra Campagna in Buaiscobe, Sonora – avendo saputo degli eventi del giorno e ricevuto la notizia della morte di Brad – il subcomandante Marcos ha detto alla gente ed alla stampa:

”Alcuni minuti fa, ci hanno avvisato che i paramilitari del governo hanno attaccato una barricata, un bel gruppo di gente, ed hanno ammazzato almeno una persona. Quella persona che hanno ammazzato lavora nei media alternativi, come li chiamiamo noi. Cioè non sono della televisione o dei grandi giornali, ma è gente come quella che viene qui in autobus, che sta guardando la gente in basso e portando fuori la sua voce, affinché si conosca. Perché sappiamo già che alla televisione escono solo le cose dal governo e sui giornali pure. E questa persona, un compagno dell’Altra Campagna, che aveva camminato da varie parti con noi quando andavamo per lo Yucatan, stava lì, prendendo foto e filmando quello che stava succedendo e gli hanno sparato ed è morto. Sanno anche che c’è un’altra persona morta ed il governo non vuole farsi carico di ciò che ha fatto, mentre adesso quello che ci dicono è che di tutto il popolo di Oaxaca si sta mobilitando, magari con la paura, ma si stanno mobilitando per occupare le strade e per protestare contro questa nuova ingiustizia. E noi stiamo facendo un appello a tutta l’Altra Campagna a livello nazionale ed ai compagni ed alle compagne che stanno in altri paesi, affinché ci uniamo per esigere giustizia per la morte di questo nostro compagno, specialmente a tutti i media alternativi ed ai media liberi che ci sono in Messico ed in tutto il mondo”.

Questa notte, dall’obitorio della Città di Oaxaca, Brad Will grida ”già basta!“ alla morte ed alla sofferenza imposta (come l’aveva capito bene, da anarchico pensatore e serio qual era) da un sistema economico: il sistema capitalista. La sua morte sarà vendicata quando sarà distrutto quel sistema. Il suo massimo sacrificio porta alla luce la violenza autoritaria del regime messicano occultata dai Media Commerciali del mondo e così arriverà più rapidamente il giorno in cui la giustizia spunterà dal basso per mandar via i regimi di dolore e repressione che richiede quel sistema. Brad ha dato la sua vita questa notte affinché tu ed io potessimo sapere la verità. Gli dobbiamo qualcosa: agiamo con rispetto e condividiamo i rischi che egli ha affrontato. Addio, vecchio amico. Il tuo sacrificio non sarà invano.

Aggiornamento delle 10:30 p.m. – Oaxaca - L’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca ha già confermato che il maestro Emilio Alfanso Fabián è morto per tre ferite di pallottola dopo un attacco dei pistoleri di Ulises Ruiz Ortiz fuori dal Palazzo di Governo.

Kristin Bricker ha mandato questo aggiornamento da Sonora

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