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Narco News Issue #42

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Il Colpo di Stato in Messico

Mentre il primo di dicembre un nuovo regime si prepara per prendere il controllo, promettendo una nuova ondata di repressione, l'antidoto sta nascendo dal basso


di Al Giordano
Speciale per The Narco News Bulletin

29 novembre 2006

Dei 159 cittadini detenuti nel fine settimana scorso nello stato meridionale di Oaxaca, accusati di vari reati in relazione con le proteste contro il governo, 141 sono stati trasferiti in elicottero al penitenziario in San José del Rincón, Nayarit, ubicato a 24 ore in auto dalle loro famiglie e dalle loro case. Malgrado questa prima ondata di detenzioni sia avvenuta a caso – chiunque fosse sufficientemente sfortunato da trovarsi per strada o sui marciapiedi dove i poliziotti antisommossa hanno attaccato -, il governo ha definito questi prigionieri come “pericolosi” per giustificare il loro trasferimento in una prigione lontana. Nessuno dei detenuti del fine settimana scorso ha visto o parlato con un avvocato, un attivista dei diritti umani, un parente o un dottore indipendente. Lunedì, i reporter e parlamentari statali di Nayarit che si stavano recando alla prigione per indagare sulla situazione, sono stati intercettati da agenti della PFP, minacciati di essere arrestati ed è stato sottratto il rullo della macchina fotografica ad un fotoreporter che aveva documentato queste minacce.

Ad Oaxaca, la polizia federale, coordinando la sua operazione con gli squadroni paramilitari e la stazione di radio pirata della vergogna del governatore Ulises Ruiz Ortiz, continua ad effettuare retate casa per casa, cercando i presunti “leader” dell’APPO. Ad avvocati, dottori, al clero, a giornalisti, parenti ed attivisti dei diritti umani è stato impedito di parlare con i prigionieri o di constatare le loro condizioni dopo il violento pestaggio che la polizia ha propinato a molti di loro durante l’arresto, secondo quanto testimoni hanno denunciato a Narco News.

Gli eventi degli ultimi giorni ad Oaxaca segnano gli arresti più massicci che siano mai stati realizzati in Messico dal 3 e 4 maggio, quando erano stati fermati 217 cittadini in Atenco e Texcoco, alla periferia di Città del Messico. A solo pochi giorni dalla retata poliziesca di Atenco, erano apparse le prime testimonianza delle bastonate, delle violazioni e delle torture contro i detenuti: cinque stranieri – giornalisti ed osservatori dei diritti umani – che erano stati trascinati via dalla polizia mentre documentavano gli eventi in Atenco, erano rimasti isolati per vari giorni e dopo erano stati deportati a Barcellona, Berlino e Santiago del Cile. Grazie a loro, il mondo seppe delle violazioni massicce e delle altre bestialità commesse contro uomini e donne che avevano le mani legate e gli occhi bendati, mentre venivano portati in prigione. I capi della polizia federale si erano presi gioco apertamente delle severe raccomandazioni della Commissione Nazionale dei Diritti Umani, agenzia governativa, sulla necessità di indagare e punire la brutalità della polizia. Visto questo precedente, è preoccupante il comportamento dello Stato rispetto ai prigionieri di Oaxaca.

Il governo del presidente uscente, Vicente Fox non ha imparato, nonostante le atrocità di Atenco, a correggere i propri abusi illegali ed autoritari. È evidente che pensa che i suoi unici errori del maggio scorso siano quelli di non essere riuscito a nascondere i suoi crimini al pubblico. E così, sabato scorso, quando è partito all’attacco nel centro di Oaxaca, ha fatto attenzione ad evitare di arrestare i giornalisti stranieri o gli osservatori dei diritti umani che avrebbero potuto dare l’allarme della successiva deportazione in quanto testimoni di ciò che succedeva ai messicani arrestati. (Ma gli osservatori internazionali si sbagliano se pensano che i militari non arriveranno pure a loro: esistono già notizie sui media nazionali che si programma un’operazione separata per portar via dalla scena del crimine gli occhi e le orecchie globali. Con lo spostamento immediato del mucchio di detenuti per portarli lontano da Oaxaca o da qualunque altro centro di media, il governo di Fox rivela la sua intenzione di nascondere alla vista del pubblico quanto ha fatto ai detenuti. L’ultimo lascito di Vicente Fox, un uomo che ha spesso dichiarato che aveva “democratizzato” il Messico, è diventato una Guantánamo-nel-Pacifico, dove nessuno potrà ascoltare le grida di quelli che sono torturati.

È in questo contesto che il colpo di stato si consolida venerdì, con insediamento del successore di Fox, Felipe Calderón, sul trono di una democrazia messicana che non c’è mai stata.

La Guerra Civile dell’Alto

Mentre non si sa ancora che trattamento sia stato riservato ai detenuti, le macchine fotografiche sono riuscite a documentare la scena nella foto che accompagna questo reportage


foto: DR 2006, La Jornada
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è la fotografia di una scena di un film dei Fratelli Marx. È, piuttosto, la vera storia della sessione del Congresso Nazionale, il bel parlamento nella Città del Messico dove venerdì, secondo la Costituzione della Repubblica, Felipe Calderón si deve insediare e mettersi la fascia presidenziale per legalizzare il suo status come capo dell’esecutivo della nazione.

Non tutti i membri di quel stimato corpo legislativo sono d’accordo col fatto che Calderón sia stato scelto come presidente lo scorso 2 luglio. I fatti suggeriscono un’altra cosa [vedere:La truffa presidenziale del Messico”, New Left Review, settembre-ottobre 2006] . Circa 150 parlamentari, alleati col Partito della Rivoluzione Democratica, insistono che è il candidato di quel partito, Andrés Manuel López Obrador, che ha ricevuto la maggioranza dei voti ed hanno promesso di non lasciare che Calderón, del Partito Azione Nazionale di Fox (PAN), venga insediato come presidente. Il primo di settembre, sulla televisione nazionale e dal vivo, i parlamentari del PRD (praticamente quasi un terzo di tutto il Congresso) hanno occupato la tribuna e non hanno lasciato che Fox presentasse la sua Relazione Presidenziale, in protesta per la frode elettorale a beneficio di Calderón. Così, la promessa di tornare a farlo venerdì non è una promessa a vuoto e tiene sulle spine i difensori della frode elettorale.

Quindi, il governo del PAN ha applicato la stessa “soluzione” di Oaxaca a Città del Messico: il 20 novembre ha inviato la polizia federale a circondare l’edificio del Congresso ed a dichiarare una specie di legge marziale negli isolati vicini. Quello era il giorno in cui i seguaci di López Obrador si erano dati appuntamento nello zócalo e gli hanno infilato la fascia presidenziale tricolore. Temendo che la massa di gente potesse occupare l’edificio del Congresso, ubicato a pochi chilometri di lì, una paura che non si è poi materializzata, Fox aveva inviato la polizia antisommossa a proteggere il palazzo. Ma, così come mostra la foto, la decisione non ha avuto successo. Il Congresso stesso è in Guerra Civile.


foto: L’onorevole Violeta Lagunas del Congresso della Nazione, lavorando duramente
Martedì, il PAN è tornato ad accelerarsi. Interpretando l’apparizione alla tribuna del Congresso di un solo legislatore del PRD come un “segnale” che i parlamentari dissidenti stessero per occupare la tribuna in massa, i legislatori del PAN si sono lanciati all’attacco preventivo. Questo ha fatto sì che i parlamentari del PRD li seguissero. Si sono dati spintoni e cazzotti per prendere il controllo del podio a tre livelli. Un parlamentare del PAN ha tirato fuori una lattina di spray ed ha spruzzato uno del PRD in faccia, ha poi dovuto essere ricoverato in ospedale. Una parlametare del PAN, Violeta Lagunes di 35 anni, di Puebla, è stata ripresa dalle telecamere mentre lanciava una bibita ed altri liquidi contro o legislatori rivali. La rissa è continuata per tutto il giorno e la notte, i due bandi hanno giurato di difendere la tribuna fino a venerdì: un lato per garantire l’insediamento di Calderón e l’altro per impedirlo.

Le squadre della transizione Fox-Calderón hanno lavorato duramente per riuscire reclutare capi di stato di altri paesi per la cerimonia di venerdì, nel tentativo per dotare di un po’ di legittimità il cambio di regime. Tra chi si spera che siano presenti, c’è George Herbert Walker Bush, ex-presidente degli Stati Uniti e padre di colui che occupa attualmente la Casa Bianca, per rappresentare il vicino regime del nord. La storia si ripete: è stato Bush Sr., chi, come vice-presidente degli Stati Uniti nel 1988, si congratulò ufficialmente con Carlos Salinas de Gortari, nuovo presidente del Messico dopo quella che ora gli storiografi seri concordano a denunciare come una frode elettorale monumentale.

Ma oggi, il Segretario alle Relazioni Estere, Luis Ernesto Derbez, si è preoccupato a voce alta che la disputa per il controllo della tribuna del Congresso possa far fuggire qualcuno. “È una vergogna per il nostro paese” – ha detto – “se abbiamo capi di stato della stazza dell’ex-presidente George Bush Sr., – osservando in basso, la tribuna – uno spettacolo degno di un paese di seconda categoria”.

Mentre i parlamentari in giacca e cravatta continuano a combattere per la tribuna, Calderón ha promesso che, contro vento e marea, venerdì andrà al Congresso a raccogliere il suo trofeo – sei anni al comando del Messico. Nel frattempo, il suo rivale López Obrador ha fatto un appello ai suoi seguaci per riunirsi nello zócalo venerdì alle 7 di mattina e Fox si è ridotto un’altra volta a chiamare i poliziotti. Non è chiaro quello che López Obrador ed i suoi alleati decideranno di fare venerdì, se alla fine poi decideranno di far qualcosa. Nei mesi che hanno seguito l’elezione fraudolenta di luglio, AMLO ha parlato molto ma non ha inviato le sue truppe allo scontro, quando ancora poteva contare su milioni di indignati al suo fianco. Se venerdì non sorprenderà, il primo dicembre potrebbe segnare il collasso della via elettorale per riuscire a cambiare il Messico.

Il paese di prima categoria dal basso

Oggi si segna l’ultima tappa nella maratona di 11 mesi che è stato il giro dell’Altra Campagna per tutto il Messico per ascoltare la gente. Il Subcomandante Marcos, che ha visitato ogni angolo del paese dal primo gennaio, prendendo nota delle testimonianze della “gente semplice ed umile che lotta”, farà una fermata in più nella regione rurale della Huasteca dello stato di San Luis Potosí e presto ritornerà in Chiapas per informare sulle sue scoperte i suoi comandanti indigeni. Il mese di dicembre sarà dedicato alle riunioni tra gli aderenti dell’Altra Campagna per decidere i seguenti passi di quello che è ora un vero sforzo nazionale per abbattere non solo un governo illegittimo, ma anche il “sistema capitalista” che lo serve. Alla fine dell’anno, il 30 dicembre, gli Zapatisti riceveranno delegati di tutto il mondo in una riunione internazionale nel capoluogo municipale autonomo di Oventik, Chiapas.


foto: DR 2006, Narco News
Il giro dell’Altra Campagna in Messico ha rivelato, in ogni tappa, che il Messico non gode di una democrazia e neanche delle libertà di base necessarie a ciò. In questo momento, lo sforzo statale per nascondere la sua repressione autoritaria in Oaxaca rende solo l’atrocità più visibile: la verità è che il terrore che si è visto questa settimana a Oaxaca sta continuando da sempre a succedere in modo decentrato contro tutti i messicani che hanno osato parlare o organizzarsi per i loro diritti. L’Altra Campagna ha trovato centinaia di prigionieri politici nascosti nelle carceri e nei penitenziari del paese. Fino a che i parenti e le organizzazioni non hanno attirato l’attenzione del portavoce Zapatista sulla loro esistenza, erano stati imprigionati così segretamente, che non c’era stata nessuna notizia del loro arresto. Il giro dell’Altra Campagna ha pure incontrato, letteralmente, migliaia di messicani in ogni stato che hanno mandati di cattura pendenti sul loro capo o che sono sotto processo accusati per il loro lavoro, perché si organizzano politicamente. Anche loro sono stati repressi, lasciati soli ed in silenzio. Allo stesso modo, ha incontrato madri e familiari di dissidenti politici che sono semplicemente “ desaparecidos”, o che sono stati ritrovati più tardi, ...cadaveri. È impossibile credere, ora che ci sono tutte queste documentazioni, che il Messico è la democrazia liberalizzata che i media commerciali presentano come tale.

Gran parte del lavoro di questa news internazionale in quest’ultimo anno è stato quello di documentare e riportare queste storie e di tradurle in altre lingue, per rompere il blocco informativo. La logica dell’Altra Campagna è che si stanno negando i loro diritti a tante persone, che stanno soffrendo i colpi di un regime dittatoriale da sole, ognuna nel proprio angolo dimenticato: è ora che arrivi l’Aiuto Mutuo, in modo che, se la gente buona deve essere picchiata, imprigionata ed assassinata, allora ha molto più senso affrontare insieme questo regime.

Così, per esempio, quando lunedì si è saputo che i 141 di Oaxaca erano stati portati clandestinamente ad una prigione isolata in Nayarti, gli aderenti all’Altra Campagna a Oaxaca, tra i quali gente dell’Altro Giornalismo, già conoscevano per nome le loro controparti in Nayarit e nelle città vicine di Guadalajara, Jalisco. Tra i compagni ci sono state telefonate, messaggi telefonici e e-mail. E gli aderenti in quella regione hanno incominciato ad organizzare azioni d’appoggio ed a far rumore affinché questi 141 prigionieri politici non sparissero nella Guantánamo di Fox, dimenticati ed invisibili. Significa anche che tutto quanto accadrà sarà riportato a Oaxaca, al paese ed al mondo in molte delle sue lingue. In sintesi, anche se non si hanno per ora notizie di nessuno dei 141 di Oaxaca in Nayarit, se ne sta già parlando, sfidando il silenzio del governo e dei media sulla loro esistenza e sulla repressione contro di loro. Come risultato dell’Altra Campagna Zapatista, la distanza tra Oaxaca ed una prigione in Nayarit si è fatta più corta di quello che pretendevano Fox, Calderón, o i capi del loro apparato di sicurezza.

Il Colpo di Stato non durerà

Questo, qui in basso, non è il paese di seconda categoria dei pagliacci in giacca e cravatta che si picchiano nei corridoi del Congresso, o delle autorità elettorali che presiedono la falsificazione dei risultati. È il paese di prima categoria del Messico degno che il vicerè uscente, Fox, ed il nuovo vicerè, Calderón, cercano di distruggere a Oaxaca ed in altri posti: una nazione di gente che lavora duramente, tira avanti con le sue famiglie e sopporta i colpi della polizia, i gas lacrimogeni, le pallottole, la prigione, la tortura e la morte, ogni volta che esprime il suo desiderio di una vita migliore.

Calderón ha inviato un segnale molto chiaro che, in termini di violenza e repressione statale, probabilmente il Messico non ha ancora visto niente, neanche durante la guerra sporca degli anni sessanta e settanta, comparato con ciò che sta per venire, collocando questa settimana il governatore di Jalisco Francisco Ramírez Acuña nel potente posto di Segretario di Governo per, insomma, dirigere il governo. Ramírez Acuña è ampiamente percepito come un prepotente intransigente che imprigiona i dissidenti a suo piacimento – così come ha fatto una volta ed un’altra a Jalisco. E poi si parla di filosofia dell’arte di governare, quando un governatore ha la reputazione di permettere che i narcotrafficanti ed altri criminali violenti possano contare su un rifugio sicuro nello stato: crea una distrazione rinchiudendo manifestanti, mentre si delizia con slogan come la “legge si farà rispettare”.

Ramírez Acuña ha detto ai reporter che il tema di Oaxaca sarà il primo nella sua agenda quando prenderà il comando del governo federale. Rimane anche aperta la domanda di che cambiamenti nella politica si aspettano le comunità autonome zapatiste in Chiapas e riguardo alla legge di amnistia per i leader dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), che Fox ha più o meno rispettato durante i suoi sei anni di presidenza. La disgrazia dell’ultimo anno di Fox come presidente, includendo le azioni violente di polizia ad Atenco e Oaxaca, ma non limitandosi a queste, significa che un uomo che aveva incominciato la sua presidenza perdonando i prigionieri politici indigeni, ora finisce con l’imprigionamento di un numero molto più grande – centinaia di dissidenti messicani, con un numero sproporzionato di indigeni fra di loro – ed in genere con false accuse, come castigo per l’esercizio della libertà di espressione. È davvero possibile che, nel caso di Oaxaca, si sia già ceduto il controllo della politica federale e delle tecniche di repressione a Calderón e Ramírez Acuña.

Sia per commissione o per omissione, Vicente Fox Quesada, che desiderava restare noto come lo statista che aveva fatto terminare i 70 anni della dittatura di un solo partito, se ne va col lascito di essere stato uno in più della lunga lista di turpi repressori e saccheggiatori. Calderón e la sua squadra, d’altra parte, non incominciano con queste illusioni trascendenti. Loro sono gli orgogliosi architetti ed eredi del Colpo di Stato del secolo XXI e venerdì è il giorno di paga.

In primo luogo, promuoveranno la paura ed il terrore, per tentare di zittire il clamore e le proteste dal basso. Il che non avrà l’effetto desiderato. Il grado di desiderio indignato di farla finita con la lunga linea di regimi repressivi, come si è testimoniato in ogni stato ed ogni regione durante il cammino dell’Altra Campagna nel 2006, ha solo continuato ad aumentare a partire dagli eventi ad Oaxaca ed altrove. È pure un segreto di cui parlano tutti che si sono rubati le elezioni del 2006. Nemmeno quelli che dicono che sono state giuste, ci credono. Ci sono certamente sufficienti prigioni e cimiteri in Messico per riempirli di migliaia di persone in più, per il reato di parlare e di organizzarsi per arrivare ad una vita migliore. E ci sono poliziotti e soldati a bizzeffe, oltre a paramilitari, per far il lavoro sporco. Ma non sono ancora sufficienti per fermare la massa critica di milioni di persone che non riconoscono la loro legittimità. La storia va nella direzione di uno scontro tra quelli che impongono dall’alto e quelli in basso che ora si sono resi conto che tutti quelli che sono come loro stanno nella loro stessa orribile situazione, e che hanno costruito la “altra” organizzazione di comunicazione orizzontale e di Aiuto Mutuo.

Il nuovo regime inizierà, quasi sicuramente, facendosi strada con bastoni e pistole. Non tutti gli sopravvivremo. Ma si avvicina il giorno in cui milioni di persone si alzeranno, tutte contemporaneamente, e vinceranno i potenti che si sono creati due avversari per ogni persona che hanno imprigionato, tre per ogni persona che hanno assassinato. E da questo piccolo angolo, quello di un osservatore con una laptop, succeda ciò che succeda, è stato il privilegio più grande di questa vita ascoltare, imparare, documentare e riportare per tanti anni dal paese di prima categoria che è il Messico in basso. Ha insegnato a tutti noi, in ogni angolo della terra, un nuovo modo di lottare. Non lo leggerete sui media commerciali e ci saranno sicuramente momenti a venire in cui loro avranno successo nel seminare il mito che tutta la speranza è persa, però la conclusione che seguirà è evidente per chiunque stia realmente ascoltando il rumore dal basso: Il colpo di stato è qui, ma non durerà.

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)

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